16/03/12

Ci risiamo: niente Regionali Individuali per i Master lombardi

L'Arena Civica di Milano
Solo un paio di anni fa la Fidal Lombardia aveva pensato di porre dei "minimi" di partecipazione esclusivamente per i master ai Campionati Regionali Individuali: meglio evitare che la massa informe e bavosa degli over-35 macchiasse le veloci e linde manifestazioni assolute (dimenticandosi che attualmente senza master, alle gare ci presenterebbero 4 gatti).  Del resto è noto l'imprinting che ammanta l'attuale mandato federale a tutti i livelli, fatte salve alcune nobili eccezioni, di un forte pregiudizio verso i master. 
Sembra che non conti più il risultato, chiunque lo ottenga e quale età ciò avvenga, ma l'età in cui il risultato è ottenuto. La fotografia dell'Italia della I e II Repubblica: non importa il merito, ma la discrezionalità di chi governa. Non l'articolo I della Legge dello Sport (vince chi arriva primo), ma la Legge Unica della Fidal (Vince chi partecipa, e partecipa chi dico Io). Ormai non sorprendiamoci più di nulla. Ma lasciatemi almeno segnalare questa abominevole e sgradevole scorrettezza del CRL. Tutto questo per segnalare come dopo diversi tentativi di arginare la massa dei master ai campionati regionali lombardi, finalmente si è trovata la soluzione geniale: organizzare i Campionati Regionali Individuali Assoluti della Regione di Formigoni, i giorni stessi in cui si terranno i Campionati Italiani Master (il 23 e il 24 di giugno). Non solo: nessuna possibilità di partecipare anche ai collegati campionati regionali di staffette. Due piccioni con una fava. Geniale, davvero geniale! Di fatto una fetta enorme di master cancellata dal seeding delle gare. 
Riflessione: sono anni che se ne discute. I Calendari vengono organizzati fissando ciò che più importa ai diversi presidenti delle Società che "pesano": i Campionati di Società. Tolti quelli, se avanza qualche cosa nelle date rimanenti, ovvero le briciole, viene organizzato il resto. In definitiva, le società civili in Italia saranno pure importanti, ma qualcuna di esse ha senza dubbio contribuito ad ammazzare questo sport (ci sono diversi presidenti maneggioni di società civili, o i loro compagni di merende, nel Governo dell'Atletica là a Roma), facendo proliferare e centuplicare l'importanza dei campionati di società... facendo girare tutti gli ingranaggi organizzativi di un'intera Federazione attorno ad esse e... non attorno agli atleti!! Non ci sono Grand Prix che esaltino le gesta dei singoli atleti, rankings, ma esclusivamente CDS creati per esaltare le società. Non chiedo di sopprimere le società, ma di darle un freno: ad esempio perchè non passa l'idea del tesseramento individuale? Ve lo siete mai chiesto perchè negli altri stati gli atleti possano presentare la visita medica in Federazione vedendosi tesserati senza l'etichetta di una società, mentre qui in Italia si è costretti a cercare forzatamente una società per poter svolgere attività agonistica?
Ora, in Lombardia nessuno ha mai fatto discorsi di razionalizzazione: 8 o 9 comitati provinciali che organizzano le loro gare. Il Comitato regionale che organizza le proprie. Una babele di gare praticamente ogni due giorni, ma che porta ad organizzare eventi, molti dei quali si riveleranno deserti, in luoghi remoti della pianura cremonese o nelle valli della Valtellina. Nessuno che pensa (figurarsi: la gerontocrazia si muove sempre nella stessa direzione): vogliamo razionalizzare mezzi, giudici, organizzatori? Vogliamo dare un prodotto vincente che per gli atleti significa avere più concorrenza tra loro, consentire che le gare diventino delle feste e non catene di montaggio di risultati? 
Ecco, ogni fine settimana organizziamo in un luogo diverso dislocato sul territorio una due giorni di gare dove poter convogliare tutte le forze anzichè diasporarle ovunque. Alla fine due sono le attività: una assoluta e una giovanile, e due dovrebbero essere quindi le "squadre", di giudici, organizzatori, tecnici federali. Vabbè è un'idea. Quando è stata l'ultima che è uscita da un brain storming della Fidal Lombardia? 
Una volta, durante le elezioni di una Presidenza Federale, promisero (mi ricordo bene) di acquistare uno spazio televisivo su una TV locale per parlare di atletica lombarda; un'ora alla settimana, non il Grande Fratello. Oppure di procedere ad una pubblicazione periodica... mai visto nulla. I danè, quelli che versano tutte le società, pure e soprattutto quelle dei master, vanno investiti nei soliti progetti, che poi si sforzano di far giganteggiare, quando in realtà forse sarebbe il caso di andarsene a casa. E gli investimenti per un cavolo di palazzetto? Un affitto di un dannato capannone? Macchè, gli stessi danè è meglio non distoglierli per il bene di tutti, ma solo per far vedere le doti divinatorie di qualcuno. Dai. Posso invocare più democrazia nel governo dell'atletica? Che il denaro di tutti non vada a favore dell'attività delle solite società civili (e qui in Lombardia ne abbiamo 3 o 4), ma che si riversi a favore di tutti, a partire dell'attività di base e non di quella di (piccola) avanguardia. Si vogliono avere i campioni senza avere gli atleti... 
E alla fine come non tornare ai campionati regionali assoluti organizzati in contemporanea degli italiani master? E' una pura e cruda cattiveria, secondo me eseguita con l'aggravante del dolo, visto i tentativi degli anni passati di arginare i master proprio da quelle manifestazioni. Forse è davvero il caso di mandarli tutti a casa e trovare un Principe che ami l'atletica e non la società di cui è espressione.

15/03/12

Italiani Master: gli M40 - MVP: Stefano Avigo

I 1500 M40 - foto di R. Baraldi
Gli M40, sono tradizionalmente la categoria più "popolata" unitamente agli M45. Un esercito di atleti, che raggiunge l'apice con gli iscritti sui 60, che quest'anno hanno toccato i 62. Peccato che, a differenza degli altri paesi Europei, in Italia non siano previste le finali: guai a fornire un "di più" al mondo master. L'unica esperienza rimangono così i Campionati Italiani outdoor di Roma, dove con infinito piacere di molti, ma soprattutto delle regole dello sport, si tennero le finali delle gare brevi. Per com'è strutturato il mondo master, in molte categorie, soprattutto nelle sessioni indoor, si assiste a vittorie che arrivano da-dietro, dalle serie "più deboli", togliendo quello che è il senso stesso di uno sport come l'atletica, ovvero la sfida uomo-vs-uomo o donna-vs-donna. Il Sigma non "sana" la questione, anzi, la peggiora, pescando tra i risultati dei singoli esclusivamente il migliore di un determinato intervallo di tempo (anche quelli ventosi!!) e di fatto rendendo poco malleabile alla realtà fattuale. L'unica soluzione equa sono... le finali. Nello specifico, Paolo Chiapperini vince i 60 metri con 7"29, nonostante sia stato reduce da un brutto infortunio a Cosenza, dove cadde rovinosamente sulla pista alla fine del 200. 6° titolo italiano indoor per lui, il 3° sui 60, che non vinceva dal 2009, 2° titolo come M40. Nei 400 il titolo se lo intasca Edgardo Barcella, in una gara cronometricamente avara a causa della centrifugazione reciproca dei protagonisti e che ha fatto vedere letteralmente i fuochi d'artificio. La partenza vede Acciaccaferri passare davanti ai 200 affiancato da Cicchetti (qui il video). A quel punto marcamenti a uomo, pressing, sorpassi, spinte, finchè si arriva sul rettilineo finale. Acciaccaferri, nel frattempo risalito fino in vetta e Grandisolli, si piantano a 50 metri dalla fine. Dietro, Cicchetti interno e Barcella esterno alla corsia. I due battistrada vengono improvvisamente investiti da una secchiata di lattato, ricordando nell'incedere slow-motion il miglior Armstrong quando si spostava dal modulo lunare LEM alla bandierina degli USA ficcata sul suolo del nostro satellite. Barcella si allarga per sorpassarli in tromba, mentre Cicchetti, che ne ha, aspetta che i Aldrin&Armstrong aprano la porta per infilarsi in mezzo di forza. Barcella vince netto: 53"42. Cicchetti secondo, Acciaccaferri terzo e Grandisolli terzo. Gran gara. Arrivano i risultati e Cicchetti risulta squalificato per quello che nel calcio è chiamato "fallo di confusione". Il filmato fornito da Giuseppe Romeo non fuga i dubbi, anzi... i contatti ci sono stati (guardatevi il video) ma trovare responsabilità o punire qualcuno su una gara che nasce per essere scontro fisico, è come fischiare un fallo ad un giocatore di rugby che fa una carezza ad un avversario. Amen. Ne parleremo in separata sede. Per Barcella terzo titolo italiano master, tutti sui 400: due indoor ed uno outdoor. A sorpresa il secondo viene da un'altra serie: è Michele Donnarumma, 53"78, che per poco non fa il colpaccio sfruttando le fissioni nucleari della serie più forte. 
Garona anche negli 800 (qui il video) scritta, diretta ed interpretata per 770 metri da Ugo Piccioli, che sembrava aver portato la gara ad una sfida solitaria con Gian Carlo Bonfiglioli. I due si presentano da soli sul rettilineo finale per darsi gli ultimi colpi di gladio. Piccioli sbiella letteralmente a 30 metri dalla fine, Bonfiglioli passa e sembra lanciato alla vittoria ma da dietro arriva come un assatanato Giovanni Telesca, che porta a casa la corona dei massimi M40 degli 800. 2'03"87, dopo un passaggio ai 400 1'03" e spicci. Secondo titolo italiano per Telesca dopo il titolo di Cosenza di pochi mesi fa. Nei 1500 Stefano Avigo dimostra che a certi ritmi non ce n'è (4'11"40): del resto le statistiche parlano chiaro: nonostante sia noto più per i tempi sugli 800, la sua riserva di caccia grosso sono i 1500: dei 10 titoli italiani complessivi vinti tra i master, 8 sono stati conquistati proprio sui 1500. A proposito: sarà già noto, ma nella giornata di sabato, tripletta di titoli italiani dei fratelli Avigo, come nel 2011. Secondo ancora una volta Gian Carlo Bonfiglioli. Rimanendo nel mezzofondo, primo titolo indoor (dopo 2 outdoor) per Riccardo Baraldi sui 3000: 9'17"28.
Gabriele Garini, passato all'Atl. Lecco, vince il suo secondo titolo italiano sui 60hs (sempre indoor): 9"25. Prima vittoria tra i master con un gran salto per Stefano Salso nell'alto (1,87). Prima vittoria tra i master anche per l'astista Daniele Caporale (4,00). Nel lungo Stefano Tarì ammazza la gara al primo salto: 6,40 e "mamma butta la pasta". 5° titolo italiano di Tarì, il 3° consecutivo indoor. Terzo titolo consecutivo indoor anche per Simone Sbaragli nel triplo: 13,19, ovvero il salto più lungo delle proprie 3 edizioni. Nel peso vittoria di "misura" in tutti i sensi: al secondo lancio Ivano Del Grosso si alza sui pedali e finisce a 12,29, mentre tra gli avversari il solo Nicola Piga mette il naso oltre i 12 metri al 5° con 12,02. Finita qui? Macchè, lo stesso Piga all'ultimo lancio cannoneggia a 12,31, e vince il 7° titolino italiano. Marcia sui 3 km a Bernardo Cartoni con 14'12"55 (6° titolo, 4 da M35, 2 da M40, 3 indoor e 3 outdoor). Infine titolo della staffetta che finisce a Firenze, sponda Marathon: 1'39"20. 
E ora? A chi dare l'MVP? Mi sbilancio su Stefano Avigo, visto che vista la concorrenza della categoria, nessun atleta è riuscito a doppiare i titoli e non si son visti risultati eclatanti: diciamo che è stato esaltato l'aspetto agonistico rispetto a quello tecnico. Difficile scegliere, quindi palma al titolo confermato con autorità. 

13/03/12

Italiani Master: le F35 - MVP: Paola Tiselli

Flessione generale delle partecipanti agli Italiani Master di questa categoria: 58 l'anno scorso e solo 49 quest'anno. 7 le atlete che hanno vinto almeno un titolo, contro 12 specialità con almeno un'atleta schierata. Le specialità con una sola atleta sono state 4 (lungo, triplo, 400 e peso). Mattatrice di categoria Paola Tiselli, con una tripletta che le era riuscita già nel 2008: 800, 1500 e 3000, che vuol anche dire 12 titoli in 5 anni, con 2 triplette e 3 doppiette, comprensive delle 5 vittorie consecutive su 1500 e 3000 e delle due sugli 800. Quest'anno è arrivato anche il suo miglior tempo sui 3000 con 10'02"84, in una gara di grosso spessore tecnico, con Antonella Faiola seconda con 10'03"40 e Sonia Marongiu terza con 10'09"38. Probabilmente la gara di categoria più bella. Miglior tempo del quinquennio anche sui 1500 con 4'49"85, mentre il tempo sugli 800 ricalca più o meno quello ottenuto nel 2008 per vincere il titolo: 2'20"66. La MVP per me. Doppietta nella velocità per Chiara Camini (primi due titoli italiani per lei) nella canonica doppietta 60-200 (8"67 e 28"38). E doppietta scontata anche per Flavia Borgonovo, nel lungo-triplo, anche se stavolta senza avversarie. 5,35 e 10,87, un pò sotto le proprie potenzialità, ma è anche comprensibile che saltando da soli non si trovino gli stimoli adatti (a meno che non vi siano problemi di natura fisica, eh?!). L'aspetto che più conta, però, è l'aspetto statistico: 7° titolo italiani indoor, 4 nel lungo e 3 nel triplo, seconda alla sola Tiselli per numero di titoli negli ultimi 5 anni. Ad Ancona è arrivata la doppietta di Antonella Giulivi tra 60hs e pentathlon (9"86 e 2992 punti), che la portano a 5 titoli italiani in soli due anni tra indoor e outdoor. 

12/03/12

Italiani Master per categoria: gli M35

Manuel Dalla Brida, l'MVP M35 (foto Atl. Clarina)
Finirò mai questa analisi categoria per categoria dei campionati master? Mah... proviamoci. Di sicuro non vi faccio l'elenco dei campioni italiani master, perchè è pratica inutile: basta cercarsela sulla rete! Inizio quindi con la categoria appena da me tristemente abbandonata, la M35 (tempus fugit): confrontando i vincitori tra il 2011 e il 2012, la nuova stagione batte la vecchia 10 a 5. Miglioramento collettivo? Speriamo. In particolare, è interessante notare come il miglioramento sia avvenuto tra mezzofondo e concorsi, a scapito della velocità, che ha subito un passo indietro. 14 in più i partecipanti alle gare M35 rispetto all'edizione del 2011: 137 a 123 atleti-gara. Furono 127 nel 2010. Quasi il 10%. Non male come aumento, evidentemente nonostante la politica disfattistica della Fidal, l'amore per questo sport risulta ancora superiore. Un record italiano, ovvero quello di Stefano Longoni (Atl. Lecco Costruzioni) che ha abbassato il primato da lui stesso detenuto sui 60hs di 6 centesimi: 8"25 contro l'8"31 di un annetto fa, corso sempre agli italiani. Singolare che Stefano, da quando partecipa agli italiani master (3 anni), migliori il record italiano ogni anno: corse in 8"38 nel 2010, primo di categoria, quindi l'8"31 già ricordato, e l'attuale 8"25. L'MVP di categoria è stato sicuramente Manuel Dalla Brida, letteralmente indemoniato nei 3 giorni di gara: due titoli (su 800 e 1500 con tempi da urlo) e il secondo rango nei 3000. E che tempi! 2'00"87 sugli 800, 4'06"35 sui 1500 e 8'46"26 sui 3000. Dovrò iniziare ad aggiornare la classifica del master dell'anno 2012 con particolari tabelle comparative tra le categoria che valutino e pesino i titoli a seconda di categoria e partecipanti: di sicuro Dalla Brida è in pole sulla propria categoria. Di caratura superiore il salto di Francesco Arduini nell'alto: 2,02, che rappresenta una misura di qualità superiore, di spessore e anche il primo titolo indoor master per lui. In effetti in ballo c'era una delle sfide più da seguire della categoria, ovvero quella con Luca Tonello, che è il plurivincitore di titoli dell'ultimo quinquennio indoor tra gli M35 con 7 coccarde. Ma Tonello purtroppo si ferma a 1,87, 5 misure prima che si arenasse Arduini. Sugli scudi anche il saltatore Francesco Alborè, protagonista della canonica doppietta lungo-triplo. Ma mentre nel lungo si spiaggia a 6,21, misura che stimola una gara "tirata", nel triplo esplode un 14,89 quasi esagerato: più di 4 metri sulla medaglia d'argento. Tra l'altro, stando al sito Fidal, la sua terza prestazione indoor ab Sigma condito, ovvero dal 2003. 
  • L'MVP: Manuel Dalla Brida

11/03/12

Anche Eaton fa il record del mondo! Di Martino d’argento, Pearson vicina al mondiale!


(di Sasuke) Tante buone prestazioni hanno caratterizzato la seconda (delle tre) giornate dei campionati mondiali indoor di Istanbul. Il risultato sovrano viene ancora una volta dalle prove multiple: l’americano Ashton Eaton cancella nuovamente se stesso e riscrive il primato mondiali portandolo a 6645 punti. I suoi parziali: 6”79 sui 60 metri (dove vale sicuramente meno ma, mi sono dimenticato di parlarne ieri, le partenze sono state uno dei grandi problemi di questi mondiali. Pare infatti che al primo sparo ne segua un altro (o un rimbombo del primo) troppo immediato per permettere agli atleti di capire ciò che succede), 8.16 nel salto in lungo (personale di oltre 10 cm e gran miglioramento rispetto al suo vecchio primato dove si era limitato a saltare intorno ai 7.70), 14.56 nel peso, 2.03 nell’alto, 7”68 nei 60hs, 5.20 nell’asta e un gran 2.32.77 nei 1000 metri. Un distacco di oltre 500 punti dato al secondo classificato, Oleksiy Kasyanov. Interessante notare come Eaton abbia vinto tutte le prove eccetto getto del peso e salto in alto.

L’altro risultato che ci interessa più da vicino è l’argento conquistato da Antonietta di Martino nel salto in alto. Gara stranissima, completamente ignorata dalle telecamere e dalla regia internazionale (peccato che per i mondiali indoor la Rai non abbia una regia sua, come quella eccellente dell’anno scorso a Daegu, che permetteva di scegliere dal sito della Rai cosa vedere… ma d’altronde qui abbiamo Franco Bragagna, lì non c’era). Quasi tutte le protagoniste arrivano a 1.95 senza problemi. Poi accade l’inspiegabile: la russa Anna Chicherova sbaglia tre volte ed è eliminata; lei, che sembrava così invincibile, ammetterà poi di aver avuto problemi ad una gamba recentemente. Fatto sta che sbagliano tutte, compresa la di Martino (della quale si dice che il primo tentativo, ovviamente non mostrato, fosse vicinissimo al successo), tranne l’americana Chaunte Lowe, capace di valicare 1.98 al primo tentativo (misura che dara poi la medaglia d’oro). Gara di contenuti quindi modestissima (io mi aspettavo il record mondiale dalla Chicherova!) nella quale la nostra Antonietta si è conquistata l’argento da condividere con la stessa Chicherova ed Ebba Jungmark.

Varie finali si sono poi susseguite nel pomeriggio:

·         Renaud Lavillenie ha vinto la gara di salto con l’asta con un gran balzo da 5.95; distaccati il secondo e il terzo, Otto Bjorn e Brad Walker (5.80). Il francese ha poi provato senza successo il record dei campionati a 6.02. Quarto Malte Mohr (5.75) e fermo a 5.50 il forte russo Dmitry Starodubtsev, colpevole di aver trovato la condizione troppo presto (5.90 a Dicembre!).

·         La britannica di origine cubana Yamile Aldama ha vinto il triplo con un gran balzo da 14.82, poi si è però fermata per un dolore provocatele dal primo balzo (l’hop) del terzo salto. Seconda una Olga Rypakova che, nel tentativo di inseguire l’Aldama, ha realizzato quattro nulli e due soli salti validi. Il secondo di questi, 14.45, staccando 47 cm prima del dovuto. Il miglior salto, il quinto, vale 14.63. Terza, con misure modeste, Mabel Gay 14.29, un solo cm meglio di Yargelis Savigne. Evidentemente la cubana, in grado di saltare 15 metri in carriera, non è in grandissima condizione.

·         I 1500 si sono svolti piuttosto tatticamente. La gara femminile ha visto lo strapotere della giovane Genzebe Dibaba, già scesa vicino al muro di 4 minuti quest’anno, capace di vincere in 4.05.78. Tra gli uomini, gara molto lenta vinta dal marocchino Abdalaati Iguider con un tempo superiore ai 3.45.

·         Il peso femminile è vissuto del solito grande duello tra Valerie Adams e Nadzeya Ostapchuck. Vittoria alla prima (20.54) sulla seconda (20.42) in una gara con, tutto sommato, misure piuttosto modeste.

·         Il lungo uomini è stato una gara a tre. Il russo Alexandr Menkov è stato in testa per gran parte della gara con 8.22, salvo venire superato all’ultimo turno da Mauro Vinicius de Silva (Brasile) e dall’australiano Henry Frayne. Entrambi capaci di saltare 8.23. A nulla vale l’ultimo tentativo di Menkov, piuttosto lungo ma nullo.

·         I 400 metri non hanno regalato lo spettacolo che promettevano. Sanya Richards-Ross è probabilmente tornata quella di una volta, ma i tre turni in due giorni la fiaccano, e non sembra avere quella freschezza con cui si era imposta in semifinale. Va comunque a vincere in 50”79, dando oltre un secondo dalla seconda classificata. Tra gli uomini delude il campione mondiale dei 400, Kirani James, solo ultimo (46”21) e penalizzatissimo dalla prima corsia nella gara vinta da Nery Brenes con un buon 45”11 che è anche record dei campionati.


Si parlava prima di come le gare di velocità siano state penalizzate da un impianto acustico non ottimale. Ieri, e chiedo perdono per la dimenticanza, Simone Collio aveva autorevolmente vinto la sua batteria con un discreto 6”68. Fuori, invece Lerone Clarke (oltre i 7”) insieme a tanti altri penalizzati da una grossa incomprensione di fondo. Ho notato con grande stupore, comunque, la presenza di tantissimi atleti di interesse poco più che regionale (sono stati tantissimi i tempi sopra i 7 secondi nella prova maschile, così come quelli sopra 7”60 in quella femminile, con punte oltre i 9!)… ha davvero senso non permettere ad Asafa Powell (6”50 quest’anno!) per permettere di competere a gente imbarazzante da vedere? Ha senso la formula dei 2 atleti per nazione? Non sarebbe invece meglio mettere dei minimi più selettivi e permettere di partecipare a tutti quelli che li raggiungono? Comunque, tornando alle gare, Simone Collio esce in semifinale non destando una grande impressione. Un modesto 6”71 la dove con 6”68 si accedeva alla finale. Finale che poi a visto solamente un gran tempo, il 6”46 del ex-dopato Justin Gatlin, vincente davanti a Nesta Carter (6”54) e Dwain Chambers (6”60)… dico solo che l’anno scorso, ai campionati europei, il nostro Emanuele di Gregorio era giunto quarto correndo in 6”59! Qualcosa non va…

Altro risultato di grande spessore il 7”73 con cui Sally Pearson è andata a stravincere i 60hs mancando per mezzo decimo il record del mondo della scomparsa (per lei troppi infortuni) Susanna Kallur. Niente da fare per Marzia Caravelli, prima delle escluse (8”12) e per Veronica Borsi, comunque brava ad eguagliare il personale confermando il minimo iridato (8”18). In mattinata erano stati promossi i due triplisti, Fabrizio Donato e Daniele Greco, rispettivamente secondo (17.07) e quinto (16.94) dove a destare un po’ di interesse è stato il solo americano Christian Taylor (17.39). Promossi allo stesso modo i due ostacolisti Emanuele Abate (7”71 e primo della sua batteria) e Paolo Dal Molin (7”78, penalizzato però dall’aver corso per intero la sua serie non essendosi accorto della partenza di un altro considerata poi falsa) mentre bocciato l’altista Silvano Chesani, fermatosi ad un modesto 2.22, di certo inferiore alle sue potenzialità.

10/03/12

Dobrynska Record del Mondo! I mondiali Indoor iniziano con il botto


(di Sasuke) La prima giornata dei campionati mondiali di atletica al coperto, quest’anno in svolgimento a Istanbul (Turchia), là dove si dice metaforicamente che l’Europa si divide dall’Asia, è cominciata con il botto. La gara più interessante, e una delle due finali della giornata, il pentathlon femminile, ha visto la ucraina Natallia Dobrynska battere un record che era lì da decenni e superare la barriera dei 5000 punti (oltre mille per prova!) nella storia per la prima volta. Solo quarta la campionessa mondiale Tatyana Chernova (con 4725 punti) a pari merito con Karolina Tymisnka. Terza Austra Skuijite e seconda quella Jessica Ennis che si credeva avrebbe battuto il record; Ennis che, peraltro, con 4965 punti riscrive il suo primato e si istaura al terzo posto nelle liste all-time di specialità. La Ennis, che aveva cominciato la giornata nel migliore dei modi (7”91 nei 60hs, che sarebbe stato il secondo tempo assoluto nella prova individuale), cedendo però qualcosa sia nell’alto (1.87) che nel lungo (6.19) per poi dare il tutto per tutto battendo i suoi personali nel peso (14.79) e negli 800 (2.08.09). La Dobrynska, con un grande 16.51 nel peso e una media eccezionale ha totalizzato comunque 5013 punti, guadagnandosi così i 90.000 dollari del premio (40.000 per il piazzamento e 50.000 per il record).
La seconda finale di giornata, combattutissima, è stata quella del getto del peso. Il campione mondiale David Storl, uno che si esalta nelle competizioni importanti, prova ad ammazzare la gara cannoneggiando il peso da oltre 7 kg a 21.88 (personale assoluto e world leading). Fino al terzo turno non si muove da lì, con Ryan Whiting, Tomasz Majewski e Reesa Hoffa ad inseguire. Hoffa sarà poi quarto (con 21.55, ma diversi nulli forse anche oltre i 22 metri), Majewski terzo (grande 21.72 al quinto round) e Whiting… primo. Il possente americano raggiunge i 22 metri esatti al quinto turno (avvicinandoli poi al sesto, 21.98). A nulla possono gli ultimi tentativi del tedesco Storl, giovanissimo, che finiscono nulli.

Tra gli altri risultati, notevolissimo 8.16 nel lungo di Ashton Eaton, che si candida a battere il suo stesso record del mondo.

Per quanto riguarda gli azzurri in gara, promossa immediatamente Antonietta di Martino, capace di valicare il decisivo 1.95 alla seconda prova (come l’americana Chaunte Lowe), e di piazzarsi terza dietro alla sola Chicherova, oltre che alla sorprendente Ebba Jungmark. Fuori, tra le altre, Venelina Veneva e Emma Green. Passano il turno eliminatorio tanto Maria Enrica Spacca (53”74) che Lorenzo Valentini (per lui un modesto 48”54); entrambi si incaglieranno però in semifinale con tempi fotocopia di quelli delle batterie. Grande impressione destata da Sanya Richards che ‘’passeggia la batteria’’ poco sotto i 53” e corre la semifinale sul filo dei 51”. Promosse a pieni voti le due ostacoliste, Marzia Caravelli (che va a vincere la sua batteria in 8”13 con un tempo di reazione di oltre 0.23) e Veronica Borsi (terza nella sua con 8”20 e ripescata) nella prova che ha visto la favoritissima Sally Pearson andare decisamente sotto il suo personale al coperto (7”97) corso qualche anno fa (una sola volta) e unica sotto gli 8 secondi (7”85).

Promossa con riserva Silvia Weissteiner, reduce da due belle prove (agli italiani di Ancona e la settimana scorsa a Correggio, ai societari di cross) che prova a fare il ritmo ma finisce poi staccata e lontana dai tempi utili per l’accesso alla finale. Speriamo di vederla quest’estate sui livelli di qualche anno fa. Ha comunque chiuso la sua prova in 9.16.59. Bocciata, personalmente, Elisa Cusma, che si è ritirata nella sua batteria a poco meno di un giro dal traguardo. L’impressione che mi ha dato è stata quella di rinunciare perché le altre ormai ne avevano di più ed era impossibile passare il turno. Ma come ha detto il nostro Franco Bragagna, un conto è rinunciare se si è infortunati e si rischia di farsi male, un altro finire la propria prova come chiunque altro. Piccolo appunto personale, se la Cusma vuole ritrovare una dimensione internazionale sugli 800 deve (ed ormai temo sia tardi) velocizzarsi. Il suo personale sul giro di pista, di poco inferiore ai 55”, è troppo lento rispetto alle atlete russe, capaci di correre 2/3 secondi più veloci di lei. Se non ci riesce, meglio che, come le hanno spesso consigliato, sia dia ai 1500.

08/03/12

Statistiche azzurre ai mondiali

Forse l'ho già detto decine di volte: non mi piace il sistema di contabilizzazione delle presenze azzurre della Fidal. E' antistatistico. Di fatto vengono attribuite ad un atleta selezionato in maglia azzurra la esclusiva presenza alla singola manifestazione, mentre non gli sono attribuiti come caps i successivi turni. Così sia colui che supera 3 turni che quello che esce in batteria si ritrovano con una presenza, ma di fatto uno ha corso 4 volte contro la singola volta di quello uscito al primo turno. Ai campionati del mondo di calcio, come ogni partita negli sport di squadra, vale "una presenza". In pratica la quantità di prestazioni si accompagna così anche alla qualità: più caps, più qualità. Come detto, oggi invece, per la Fidal e i suoi statistici, le presenze sono legate solo alla convocazione. Per me non è così, e di conseguenza nelle statistiche che seguono, vengono conteggiate come presenze anche tutti i turni. 

Sono 304 i caps italiani ai mondiali indoor (comprensivi, come detto, di batterie, qualificazioni e turni). 212 quelli maschili e 92 femminili. Quella di Istanbul sarà la 15^ edizione dei campionati mondiali, anche se la prima, quella a Parigi nel 1985, era stata l'edizione "di prova" che infatti prese il nome di "Giochi Mondiali": altra idea di Nebiolo? Da allora l'Italia ha vinto 5 ori. Due con Gennaro Di Napoli, (nel 1993 e nel 1995) che ha così appaiato nella classifica individuale generale delle medaglie, gente come Ulf Timmerman, Bruny Surin, Thomas Schoenlebe, Paul Ereng, Christian Ollson, Rodion Gataullin, Butch Reynolds. La classifica è attualmente guidata da Ivan Pedroso (5 ori vinti ai mondiali indoor), davanti a Javier Sotomajor (4 ori, un argento e un bronzo il suo palmares). Oltre a Genny Di Napoli, l'Italia ha portato a casa gli ori di Fiona May (1997), Paolo Camossi (nel 2001) e Giuliana Salce nel 1985, che rappresenta la medaglia d'oro più datata delle spedizioni italiane alla massima competizione mondiale al coperto. E' intuibile come l'ultimo oro vinto risalga al 2001, ovvero a 11 anni fa. Un'eternità in termini sportivi. 5 son stati gli argenti (3 dalla marcia, con De Benedictis, Damilano e ancora Giuliana Salce), uno con Agnese Possamai sui 3000 metri e la sorpresa della 4x400 maschile (Grossi, Nuti, Mazzoleni e Saber) a Barcellona nel 1995. Questa è stato l'ultima medaglia d'argento conquistata, ovvero... 17 anni fa. Ben 11 invece i bronzi, con le triplette di Giovanni Evangelisti (nel lungo) e Ileana Salvador (nella marcia); la doppietta di Pierfrancesco Pavoni nei 60 metri. Ed infine i terzi posti di Tonino Viali sugli 800, la 4x400 maschile di Siviglia '91 (Vaccari, Aimar, Petrella e Nuti) ed infine il salto in lungo di Andrew Howe di Mosca 2006. Quella di Howe è l'ultima medaglia vinta da un italiano ad un mondiale indoor, 6 anni fa. Nel XXI secolo, ovvero dal 1 gennaio 2000, due sole medaglie conquistate in 6 edizioni consecutive. Due edizioni consecutive che non si vincono medaglie, e 4 su 6 appunto dal 2000 ad oggi. Non proprio il tipo di attività preferito dall'atletica italiana, tanto da far rilasciare dichiarazioni disfattistiche a priori da parte di Arese. Nella classifica complessiva a punti dei mondiali indoor, che tiene conto di tutte le edizioni di campionati mondiali e dei piazzamenti tra i primi otto, l'Italia è attualmente 12^, con 292 punti, ma 8^ nazione europea (si tenga conto che risulta molto difficile per moltissimi paesi avere un'attività invernale). Gennaro Di Napoli compare anche nella classifica generale a punti al 23° posto di sempre con 26 punti.
Quella che segue è la classifica dei caps degli italiani ai mondiali indoor fino a 3 caps (tra parentesi le gare con le staffette).

I punteggi della spedizione italiana ai mondiali.

  1. 39 - Parigi '85 - Budapest '89 - 
  2. 31 - Toronto '93 - 
  3. 29 - Siviglia '91 - 
  4. 28 - Indianapolis '87 - 
  5. 22 - Barcellona '95 - 
  6. 20 - Lisbona '01 - 
  7. 17 - Parigi '97 - 
  8. 14 - Valencia '08 - 
  9. 12 - Budapest '04 - Mosca '06 - 
  10. 10 - Birmingham '03 - 
  11. 08 - Maebashi '99 -
  12. 04 - Doha '10 - 

Classifica dei caps maschili italiani:

  1. 10 - Antonio Ullo; 
  2. 08 - Paolo Dal Soglio; 
  3. 07 - Simone Collio; Gennaro Di Napoli; Fabrizio Donato; Pierfrancesco Pavoni; 
  4. 06 - Giuseppe Gibilisco; Marco Vaccari (3); 
  5. 05 - Sandro Floris; Stefano Tilli; Tonino Viali; Andrea Nuti (4); 
  6. 04 - Paolo Catalano; Giovanni Evangelisti; Andrea Giaconi; Andrea Longo; Stefano Mei; Andrea Rabino; Alessandro Aimar (4); Ashraf Saber (2); 
  7. 03 - Luigi Bertocchi; Angelo Cipolloni; Giovanni De Benedictis; Giuseppe D'Urso; Corrado Fantini; Andrea Giocondi; Alessandro Lambruschini; Christian Obrist; Massimo Pegoretti; Emiliano Pizzoli; Andrea Putignani; Francesco Scuderi; Marco Torrieri; Vito Petrella (3); 
Classifica dei caps femminili italiani:

  1. 06 - Manuela Levorato; 
  2. 05 - Fiona May; 
  3. 04 - Antonella Capriotti; Elisa Cusma; Virna De Angeli; Assunta Legnante; Magdalin Martinez; Ileana Salvador;  
  4. 03 - Antonella Bevilacqua; Daniela Graglia; Simona La Mantia; Chiara Rosa; Annarita Sidoti; 
Questo la classifica per i numero di edizioni di mondiali partecipate: Fabrizio Donato, partecipando alla gara di Istanbul, raggiungerà Paolo Dal Soglio in vetta al numero di edizioni partecipate. Solo 7 atleti al mondo hanno partecipato a più edizioni di Dal Soglio: 
  1. 06 - Paolo Dal Soglio (93-95-97-99-01-03)
  2. 05 - Fabrizio Donato (01-04-06-08-10)
  3. 04 - Gennaro Di Napoli (93-95-97-99); Giuseppe Gibilisco (03-04-06-10); Antonio Ullo (85-87-89-91); 
  4. 03 - Antonella Bevilacqua (91-93-04); Antonella Capriotti (87-89-93); Simone Collio (03-04-08); Giovanni Evangelisti (85-87-91); Assunta Legnante (03-04-08); Manuela Levorato (99-03-04); Fiona May (97-01-04); Christian Obrist (03-08-10); Pierfrancesco Pavoni (85-87-89); Ileana Salvador (89-91-93); Stefano Tilli (85-93-95);
Queste invece le statistiche spicciole legate alle specialità in cui saranno presenti gli italiani:
  • 60 metri maschili - Sarebbe dovuto essere presente Michael Tumi (per il quale sarebbe stato l'esordio) mentre ci sarà Simone Collio. Per Collio si tratta del 4° mondiale indoor sui 60 metri. A Budapest nel 2004 arrivò 7° in 6"60 dopo aver corso in 6"58 in semifinale, che rappresenta il suo miglior risultato ad un mondiale. Uscì invece in semifinale sia a Valencia nel 2008 che a Birmingham nel 2003. 7 i suoi caps totali prima della trasferta turca. Sono passati quindi 9 anni tra il primo mondiale e quello di Istanbul. Anche Antonio Ullo è stato presente in 4 mondiali, ma con due finali all'attivo (Indianapolis '87 e Budapest '89) e un totale di 10 caps. Collio per raggiungerlo dovrà accedere alla finale. A 7 caps come Collio si trova anche PierFrancesco Pavoni, presente in entrambe le finali in cui vi era Ullo, ma che fini in entrambe le circostanze con il bronzo (uniche due medaglie nei 60 metri per gli azzurri). Proprio Ullo, Pavoni e Collio sono gli unici 3 atleti italiani ad essere giunti in finale ad un mondiale sui 60 metri: come già detto, 2 per Ullo e PF Pavoni, e una per Collio. 19 le partecipazioni totali italiane sui 60 metri maschili, con 9 atleti. Tumi sarà il decimo atleta azzurro a correre i 60 ai mondiali indoor, e le partecipazioni a Istanbul saliranno a 21. Il citato 6"58 di Collio è il miglior tempo ottenuto da un italiano ai mondiali al coperto, mentre 3 sono i tempi sotto i 6"60: all'appello risultano anche 2 6"59 di PF Pavoni. 
  • 60 metri femminili - Audrey Alloh sarà la nona atleta azzurra ad essere schierata sui 60 femminili. Per lei è chiaramente l'esordio. 14 le presenze-gara italiane in questa specialità, ma nessuna finale. 5 le semifinaliste: due volte Manuela Levorato, una a testa Erica Marchetti, Daniela Graglia, Maria Aurora Salvagno. La Levorato arrivò a lambire la finale nel 2004, quando arrivò quarta in semifinale. Ma corse più veloce nelle semifinali di Maebashi nel 1999, quando lambì il record italiano sciabolando un 7"20. 
  • 400 mt maschili - sarà presente una delle sorprese degli italiani di Ancona, ovvero quel Lorenzo Valentini capace di scendere sotto i 47" nella bi-centrifugazione indoor, che è cosa assai difficile. E' il 6° italiano al maschile ad essere schierato su questa specialità ad un mondiale. 6 anche le presenze-gare: l'unico italiano ad essere presente a due mondiali sui 400 è stato Marco Vaccari. Per ora nessun italiano è mai riuscito a raggiungere la finale: in semifinale ci arrivò Ashraf Saber nel '95 a Barcellona e Marco Vaccari a Parigi nel 1997. Il miglior tempo mai ottenuto da un italiano ad un mondiale indoor è stato il 47"18 di Saber nelle batterie di Barcellona. E' da 4 edizioni e 9 anni che non si vedeva un italiano schierato sui 400 piani maschili. 
  • 400 mt femminili: Maria Enrica Spacca sarà la 5^ italiana a presenziare ai 400 ai mondiali indoor. Fino ad adesso solo 5 caps, una finalista e una semifinalista. La finalista, assolutamente a sorpresa, è Antonella Ratti, che giunse 4^ nell'edizione "pilota" di Parigi 1985: tempo per lei 55"30. Il tempo più veloce di un'italiana ai mondiali è però stato il 52"50 corso in batteria di Virna De Angeli a Maebashi nel 1999. Proprio in quell'anno la De Angeli arrivò in semifinale, seconda posizione di sempre di un'italiana al mondiale. 
  • 800 mt femminili: Ancora e solo Elisa Cusma Piccione. Solo due atlete italiane nella storia di questa specialità ai mondiali: Alexia Oberstolz ed appunto Elisa Cusma. 4 caps per la Cusma e uno per la Oberstolz. Miglior piazzamento rimane il 6° posto della Cusma a Valencia nel 2008, con 2'03"76, anche se in semifinale corso in 2'00"36, miglior tempo di sempre azzurro al mondiale. 
  • 3000 mt femminili - seconda partecipazione di Silvia Weissteiner ad un mondiale. Nella precedente partecipazione, a Valencia 2008, arrivò 7^. Ma meglio di lei ha fatto Elisa Rea, l'altra mezzofondista italiana ad aver calcato una pista ad un mondiale indoor, che giunse ai piedi del podio nel 1995 a Barcellona con 8'56"21. 
  • 60hs maschili - esordio sia per Emanuele Abate che per Simone Dal Molin. Abate nel giro di pochi mesi ha praticamente partecipato a tutto quello che di importante c'era in giro: Mondiale all'aperto a Daegu, Universiade a Shenzen e Mondiali Indoor a Istanbul. Mica male come curriculum, i minimi bisogna anche farli per partecipare. Esordio assoluto invece per Dal Molin. Due italiani presenti contemporaneamente su un 60hs ad un mondiale non è una novità: avvenne già a Parigi '85 (Bertocchi e Tozzi), Parigi '97 (Putignani e Rossi), Lisbona '01 (Pizzoli e Putignani). Il miglior risultato raggiunto in questa specialità è "solo" la semifinale, conquistata 6 volte su 11 presenze azzurre. 17 quindi i caps complessivi, con capolista Andrea Giaconi (4 presenze, con due semifinali). Il miglior risultato cronometrico nelle 17 run è il 7"66 di Andrea Giaconi nella semifinale del 2004 a Budapest. Ultima partecipazione di un italiano risale al 2006. 
  • 60hs femminili - prima volta in cui due italiane sono schierate contemporaneamente sui 60hs, ovvero Marzia Caravelli e Veronica Borsi. Esordio per entrambe ai mondiali indoor. Nessun italiana ha mai superato lo scoglio della semifinale, raggiunto da Micol Cattaneo nel 2008 a Valencia, Carla Tuzzi a Barcellona nel 1995. Corse la semifinale anche Patrizia Lombardo ad Indianapolis nel 1987. Essendo le tre atlete citate, le uniche azzurre che hanno partecipato, c'è da dire che tre italiane su tre sono arrivate in semifinale. Miglior tempo l'8"02 di Micol Cattaneo a Valencia nel 2008 in batteria. 
  • triplo maschile - 4 gli atleti azzurri nella storia dei mondiali: il solidissimo Dario Badinelli, il talentuoso Paolo Camossi, la leggenda vivente Fabrizio Donato e il futuro, ovvero Daniele Greco. Proprio questi ultimi due, già presenti a Doha '08, si ripresentano a Istanbul, entrambi con ottime prospettive sulla carta. 5 le finali di italiani, con l'apoteosi del friulano Camossi a Lisbona 2001, dove vinse l'oro con 17,32. A Doha Donato giunse al 5° posto con 16,88, ma anche 4° a Valencia nel 2008 con 17,27.
  • Alto maschile - Silvano Chesani, dopo l'exploit dei campionati italiani, rappresenta la 10^ presenza italiana nel salto in alto. 4 le finali raggiunte: il migliore ad oggi è stato Giulio Ciotti a Mosca 2006, dove giunse 7° con 2,26. Il miglior risultato è stato però il 2,28 di Ettore Ceresoli a Barcellona nel 1995, che gli consentì di giungere all'8° rango. 
  • Alto femminile - la più concreta possibilità di medaglia della spedizione, è, come avviene da un paio di stagioni, quella costituita da Antonietta Di Martino. Solo lei e Antonella Bevilacqua hanno gareggiato ai mondiali indoor. La Bevilacqua è uscita 3 volte in qualificazione, mentre nelle due precedenti presenze, la Di Martino è uscita in qualificazione a Valencia nel 2008, arrivando però 5^ a Mosca nel 2006, con 1,96, miglior prestazione al mondiale di un'azzurra. 

07/03/12

Gli orari modificati degli italiani master e alcune riflessioni sull'organizzazione

E' stato pubblicato in queste ore l'orario definitivo dei campionati italiani master di questo fine settimana. Una modifica, a quanto pare, di quello originariamente pubblicato. Come al solito prove multiple il venerdì, unitamente al peso e ai 3000 metri. Clamoroso l'abbaglio degli organizzatori sul lungo e il triplo femminile, organizzato nello stesso giorno (sabato), anche se con l'incredibile cortesia di pianificare una prova all'alba e l'altra al tramonto. Per la serie, che quando fanno i regolamenti, sembra che i master siano personaggi decrepiti che non possono gareggiare troppo e sempre con il deambulatore, mentre all'atto pratico consentono che quelle stesse persone si sottopongano in poche ore a due gare, invasive, che sarebbero di per sè foriere di infortuni anche ad un ventenne. Inconcepibile. Evidentemente non conta la prestazione sportiva, ma che il fastidio venga velocemente passato. 200 femminili come al solito organizzati durante la preghiera mattutina del vicino convento. Riflessione: mentre in tutti gli altri paesi europei e negli USA, con un numero congruo di atleti, si procede alle batterie e alla finale, in Italia l'assoluto menefreghismo sull'attività master, porta a velocizzare tutti gli aspetti che li riguardano, anche quelli sportivi, tanto da modificare anche se parzialmente, i risultati delle gare. Con l'impossibilità di gareggiare in impianti indoor nel corso del 2012 (ce n'è misteriosamente uno solo), molti atleti si presenteranno al via senza tempo, rimpinguando le ultime serie e di fatto non dando la possibilità di confrontarsi con i migliori. Con questa scelta di effettuare solo le serie, poi, si è assistito in passato al mancato rispetto dell'attribuzione delle corsie sui 200 e sui 400, che sono vincolate dal regolamento ai tempi di iscrizione (se non si vogliono fare le batterie e le finali...). Insomma, se non c'è la voglia di cambiare in meglio, che almeno si rispettino le norme.

04/03/12

Stagione australe: Rudisha passeggiain 1'44"33 - Pearson scatenata: 12"49

Sally Pearson... scatenata in Australia
David Rudisha proprio l'altro ieri, dopo l'esordio di una settimana fa sui 400 in 45"82, si fa la prima passeggiata di salute sugli 800 nell'estate australe di Melbourne e corricchia in 1'44"33, che rappresentarà una sorta di record mondiale della distanza ottenuto nel mese di marzo. Chiaramente si parla di un atleta che raggiunge i propri limiti a 1'41", ed è quindi come se un italiano di quelli più in evidenza sulla distanza, corresse in 1'50". I conti tornano: sono chiaramente due sport diversi. Uno fa una specie di sprint lungo, gli altri il canonico mezzofondo veloce. Brendan Cole, 31enne australiano, mette la prima pole dell'anno sui 400hs all'aperto: 49"39. Van Zijl, memore dell'andamento della stagione 2011 (tempi fotonici tra febbraio e marzo, in concomitanza con l'estate dell'emisfero sud, culminati con diversi sub-48" sui 400hs e addirittura con un sub-45" nei 400; poi un lento ma naturale declino nella stagione sino ad arrivare a correre sulle gengive a Daegu) non ha ancora aperto il pacco-2012, in considerazione di quella cosa lì che avverrà a Londra ad agosto. Si fa di esperienza virtù, come è giusto che sia. Nel lungo, a Sydney, un paio di settimane fa, un 21enne di belle speranze, Henry Frane, plana nella roccia sedimentaria clastica (volgarmente: nella sabbia) a 8,27 con 1,4 di vento. Giusto l'altro ieri ci riprova e si insabbia a 8,09: diciamo che è "uno nuovo" da tener in considerazione... per Howe? Chissà... a proposito, ma nella prossima risurrezione sportiva di Howe, in che specialità lo vedremo impegnato? Un mesetto fa a l'Avana l'ennesimo cubano triplista, Osviel Hernandez, con 1,7 di vento da tergo, ha tirato giù il jolly: 17,49. 
Chi invece non ha proprio paura degli omegawave, e dei picchi di forma stagionali, sembra essere Sally Pearson, che ha già totalizzato un congruo numero di gare. Migliori 3 tempi mondiali all'anno all'aperto (sì, ok, è solo stagione australe, sudamerica e sudafrica) sui 100 piani (11"25, 11"28 e 11"31), migliori 3 tempi mondiali dell'anno sui 200 (23"02, 23"06 e 23"11), e migliori 3 tempi mondiali dell'anno sui 100hs, con già l'incredibile 12"49 con 0,8 di Melbourne. Il contratto di Yordanka Donkova col maligno cui vendette l'anima per un 12"28, verranno finalmente abbattuti quest'anno dalla Pearson? Sperem. 
Mentre in questo emisfero è risorta pure Yelena Isinbayeva, per contrastare una legione di nuove agguerrite competitors, zitta-zitta dall'altro capo del mondo, spuntava un'altra pretendente al trono: Alana Boyd, dall'alto del suo 4,76. La kiwi Valerie Adams intanto continua a bombardare oltre i 20 metri: 20,67 a Sydney. 

Americani Indoor: Kimmons-mago a 6"45 - Sanya 50"71 - Tianna 7"02

Diciamo subito che nonostante le tante critiche che si possono muovere contro i sistemi di gestione politico-sociale degli USA, nulla si può dire contro la filosofia di fondo: il merito. Nessuno di coloro che non abbia partecipato ai campionati americani indoor andrà ai campionati mondiali di Istanbul benchè dotato di minimo. E' la legge dei trials e dello sport: chi vince va avanti e gli assenti hanno sempre torto. Loro chiaramente possono anche permetterselo, visto che praticamente tutti i finalisti di tutte le gare hanno ottenuto lo standard IAAF. La Jamaica, che è 1/100 degli States, per le specialità in cui denota penuria di minimi, tiene sempre conto dell'esito dei trials. Nel caso in cui il vincitore della gara non avesse il minimo, vanno a ritroso fino a pescare il primo che nel corso della stagione ha conseguito lo standard. Quindi tre semplici regolette, ma efficaci: alle grandi manifestazioni ci vai se vieni ai campionati nazionali; se quando ci vieni, arrivi davanti e infine, soddisfatte le prime due opzioni, se ottieni il minimo o l'hai ottenuto o lo otterrai entro i termini previsti. La critica nemmeno tanto velata è al sistema lassistico italiano, cui il gruppo dirigente e tecnico della Fidal, nulla importa della massima competizione nazionale, come del resto di tutto il resto se non per massimizzare quelle 2/3 opportunità di medaglie internazionali.

Gatlin & Kimmons a Daegu
Comunque, l'evento-pulsar della settimana passata sono stati senza Appello e Cassazione, i Campionati Americani indoor di Albuquerque, anche se nel ranking delle manifestazioni indoor del 2012 si sono collocati nel punteggio complessivo dei risultati al 4° posto, dietro all'Aviva Meeting di Birmingham, il meeting di Lievin e il Galan di Stoccolma. Per dire, l'attività indoor ha ridestato Gattone Gatlin, che dopo il ban dovuto al doping e un paio di stagioni nell'hinterland sprintistico internazionale, è tornato a miagolare come nel proprio cretaceo sportivo, quando lui era il T-rex e gli altri timidi e mansueti adrosauri da spolpare sulle sterminate piane della Pangea. Per ora la sua risalita dagli inferi si concretizza in un 6"47 sui 60 metri, che vuol dire seconda prestazione mondiale dell'anno, a soli due centesimi dal PB ottenuto nel lontano 2003 e secondo posto ai campionati Stars&Stripes. Già perchè nemmeno correre così veloce ha consentito al gattone di fregiarsi della coccarda nazionale, visto che è suonata la nona da parte di Trell Kimmons, che sta (o stava) allo sprintismo mondiale come il contorno di patate al forno sta (o stava) all'arrosto farcito. Kimmons sciabola il 6"45, miglior prestazione mondiale dell'anno. Bisogna risalire al 2006 per trovare il suo vecchio PB prima del 2012: 6"53 di Kansas City, cioè la città natale di Mo Greene, dove tutto quello che si muove, va veloce. E' anche la sua prima volta sotto i 6"50 e adesso ci si aspetta la sfida con il Lerone di Jamaica Clarke, che detto inter nos, non può temere nè il Gattone, nè Kimmons, tanto che a Birmingham proprio Kimmons fu annichilito dal trio Jams, Clarke, Asafa e Nesta Carter. Il decimo ballerino nei 60 metri separa la storia dall'anonimato. Peccato non aver visto all'opera dopo la semifinale Rakieem Salaam, protagonista all'inizio dell'anno scorso di sorprendenti fulminate sui 200, e che proprio nell'atto iniziale della manifestazione di Albuquerque aveva corso in 6"58. Squalificato in semifinale. The Prince Spaermon fuori in batteria in 6"76: passo indietro dopo il 6"66 dell'esordio. Gil Roberts (1989) è il nuovo che avanza sui 400: 45"39 dopo che come già avevo segnalato, aveva impressionato sui 200 scendendo nelle scorse settimana a 20"58 indoor. Ma che sia un fenomeno, lo attesta il 44"86 di Lubbock che ottenne tre anni fa, quando era ancora un timido ventenne. 

Ashton Eaton
Ma lo stellone di David Oliver è definitivamente tramontato? Ormai viene quasi quotidianamente qualcuno lo uccella e non sembra proprio in grado di uscire dal buio tunnel tecnico-mentale in cui è caduto a partire dal giugno-luglio dell'anno scorso. Nella finale dei 60hs degli americani finisce addirittura quinto (ma Faulk, autore in batteria di un pazzesco 7"40, è stato squalificato nell'apoteosi finale). Così giganteggia Aries Merritt, capace di andar più forte (PB), proprio in finale: 7"43. Secondo Kevin Craddock in 7"46 (altro PB) e addirittura terzo il veterano Terence Trammell con 7"51. Davvero a rimorchio David Oliver: 7"56, dopo il 7"62 in semifinale che lo stava già espellendo dalla gara. Dentro con l'ultimo tempo per la finale. Brad Walker raggiunge il proprio record personale nel salto con l'asta a 31 anni: 5,86, e nel salto in lungo il decathleta Ashton Eaton si sporge oltre la balconata dei 6 metri: 8,06. E' davvero un uomo ISO 9000. La gittata gli consente tra le altre cose di surclassare Will Claye (8,02), che è il dominus del salto triplo mondiale del momento. Proprio nel triplo Claye esplode un 17,63 da antologia (ma era il giorno precedente a quello del lungo): primato personale ognipista e 14° risultato di sempre indoor. A Daegu aveva raggiunto il bronzo con 17,50. Il campione del mondo, Christian Taylor, arriva a distanza di sguardo: 17,21, meno di Donato&Greco. Poi gara pazzesca di peso: in 6 sopra i 20, in 3 sopra i 21, e uno quasi a 22: Reese Hoffa, 21,75 (è del 1977...); Ryan Whiting 21,60; Chris Cantwell 21,53. Che gara.

Tianna Madiso - ESPN
Direttamente da uno Stargate è invece piombata nel mondo reale Tianna Madison, ex campionessa mondiale di salto in lungo nel pleistocene, ovvero ai mondiali di Helsinki 2005. Poi un tunnel lunghissimo dal quale è spuntata quest'anno con questi risultati che ballano ad un decimo dal record mondiale della Privalova, e a due centesimi dalla barriera dei 7: quindi 7"02 anche ad Albuquerque, dopo un 7"06 in semifinale e un 7"10 in batteria. Evoluzioni da campionato del Mondo. Questa Tianna deve essere come qualche cometa che passa vicina alla terra ogni tot anni, lascia il segno e poi sparisce: solo i risultati ci racconteranno la sua stagione. Accanto a lei esplode un altro talento: Barbara Pierre. 7"06, 7"08 e 7"14 il suo percorso quasi-netto ai campionati americani. Ragazza haitiana che ha già partecipato proprio con Haiti alle olimpiadi di Pechino del 2008 quando era ancora 21enne. Dopo una breve ricerca, emerge infatti come in realtà sia una buona atleta e come non sia ancora (fino a questo momento) considerabile una top-sprinter: il suo vestito migliore sui 100 metri è un 11"14 con 2,0 di vento. Alle nostre latitudini sarebbe come il Messia sceso nella nostra valle di lacrime: negli States è semplicemente uno dei tanti discepoli. Aveva 7"18 nel 2010.

Dai 400 è uscito il certificato di rinascita di Sanya Richard-Ross: 50"71, miglior prestazione mondiale dell'anno, record personale, che dopo tutto quello che ha subito dal 2009 in poi (una devastante malattia autoimmunizzante) ha davvero del miracoloso. Questo è il motivo per cui tutti gli atleti del circus nutrono nei suoi confronti una maniacale devozione. Il tempo la traghetta al 23° rango di sempre, con la 52^ prestazioni ogni-tempo. Il suo vero obiettivo era comunque il 50"54 di Francena McCorory che nel 2010 stabilì il record americano: solo 17 cent da quel tempo. Se andrà ai mondiali, tutte le possibilità di ottenerlo. Al momento le sue due più vicine competitors sono Aleksandra Fedoriva, con 51"18 a Mosca, e Vanya Stambolova, 51"26 a Vienna. Nei 60hs, dopo manciate di gare, Kristin Castlin arriva alla miglior prestazione mondiale dell'anno e chiaramente PB: 7"84 nella finale vincente. Chaunte Lowe dopo l'assenza forzata del 2011, ma il 2,05 del 2010, torna di prepotenza nel novero del gruppo Bilderberg delle altiste che si spartiscono l'economia medaglifera internazionale. 2,02 e Anna Chicerova ora ha un'avversaria degna per il titolo mondiale. Sorpresona dal lungo, dove la campionessa mondiale Brittney Reese perde il titolo per piede di Janay DeLoach: 6,86 versus 6,89. E per la Reese si tratta del secondo schiaffone in un paio di settimane, anche se la gittata dei suoi salti si sta alzando. 

02/03/12

Assoluti a bocce ferme: la seconda giornata tra Chesani, Spacca, Valentini e Chiari

M.E. Spacca - Foto Rieti-Life
E' passata quasi una settimana dagli italiani indoor e mi son reso conto che nelle mie considerazioni ho tenuto fuori praticamente tutta la seconda giornata. Bè, ho avuto altro a che fare. Torno velocemente sulla Caravelli. Sono curioso davvero su come si comporteranno adesso i Satrapi Fidal con l'affaire-Caravelli. La riabilitazione, secondo me, comportava necessariamente una sola cosa: l'attribuzione del titolo italiano. Ma l'Italia, come dicevo, trova sempre il modo di accontentare tutti, e così resta buono il tempo della squalificata ma il titolo va alla seconda.

Vediamo per flash gli eventi salienti... per me. Inutile fare l'elenco di chi ha vinto cosa: è possibile guardarlo direttamente dai risultati facilmente accessibili dal sito della Fidal. Faccio quindi le seguenti considerazioni. Nei 60 femminili ha raggiunto una decisa quadratura Audrey Alloh, l'epigona di una futuristica staffetta azzurra composta sola da ragazze figlie dell'Africa. Meraviglioso solo pensare all'immagine: Alloh, Hooper, Ekeh... volti d'ebano su tinte d'azzurro. Naturalmente non è che le locali rimarranno a guardare, c'è da giurarlo, tanto che nello sprint femminile si sta vedendo finalmente muoversi qualche cosa, con protagoniste diverse da quelle del recente passato. La Alloh infila in semifinale un 7"36 (2° tempo personale di sempre) e poi un 7"39 in finale, un solo centesimo meglio della rampante Jessica Paoletta. Per la Alloh le prime 9 prestazioni di sempre sono state ottenute quest'anno: è evidente il miglioramento. Il "rischio" della finale probabilmente è rimasto legato al nuovo ruolo di "favorita", che l'avrà condizionata. A Istanbul, l'ho già scritto, servirà scendere sotto i 7"30 per ambire ad un posto in semifinale, mentre assai ostica sarà la finale, soprattutto quest'anno, in cui già una decina di atlete sono scese sotto i 7"20. Le prestazioni della Alloh hanno parzialmente oscurato quelle di Jessica Paoletta, che zitta-zitta, anche lei quest'anno ha inanellato le proprie 6 migliori prestazioni sui 60 metri, con un PB bissato a 7"40. Un solo centesimo dal titolo nazionale. Prestazioni che proiettano le due atlete già su tempi vicini agli 11"50, cioè cose che ormai si vedono raramente alle nostre latitudini.

Ma che ci combina Maria Enrica Spacca sui 400? Ti batte Marta Milani, cioè una delle migliori atlete italiane del 2011; purtroppo per lei è la pupilla di Arese che l'ha pubblicamente incensata e questo l'ha (probabilmente) costretta a sprintare al Santuario di Caravaggio per essere esorcizzata dal Padre Damien locale. Ma la gara è un assolo della Spacca che praticamente si cimenta in una prova cronometrata in solitaria, essendo partita in 6^ corsia e non avendo visto nemmeno con la coda degli occhi le avversarie. Tosta, compatta, convincente: la prima volta che mi impressionò fu nella staffetta 4x400 di Barcellona, che, valori a parte di quel periodo, andò al 110% delle proprie possibilità. Da sola, così, finisce in 53"00. Record personale indoor, migliorando di 19 cent il precedente stabilito quest'anno. L'anno scorso era scesa a 53"35. Stando al laboratorio statistico della Fidal, il 53" è il suo 6° tempo di sempre e 5° all-time italiano, a soli 5 centesimi dal 52"95 di Daniela Reina. Per dare un metro di paragone: il PB della Milani è ancorato al 53"09 stabilito l'anno scorso. Che la Milani stesse invece correndo a-catenaccio difensivo, lo si è invece capito dopo 150 metri, al rientro alla corda. Spacca al largo, Chigbolu con estremo coraggio seconda e Milani in overstride con la testa reclinata all'indietro, terza. Gara finita. Poi la Milani alla fine fa valere il suo spessore fisico e arriva seconda: 53"83, 9° tempo personale di sempre. C'è da credere, secondo me, che il programma d'allenamento della Milani sia un long-long-long to short in prospettiva olimpica. O no? Personale indoor anche per Elena Maria Bonfanti: 54"29 e terza. Altro podio. Chigbolu la sorpresa.

I 400 maschili hanno messo invece in luce il talento (forse fino all'altro giorno un pò sottovalutato) di Lorenzo Valentini. I primi due posti del podio sono esattamente quelli dell'anno scorso: primo Valentini e poi Juarez Isalbet. La differenza sono i tempi, cioè una limata di più di un secondo per entrambi. Il distacco dell'anno scorso fu di 29 cent, quest'anno è sceso a 23. Valentini sciabola un 46"88 che lo pone al 15° posto all-time nazionale dei 400: 15 come gli italiani che sono scesi sotto i 47" nella storia della specialità. A questo punto la corrente new-wave del neo-quattrocentismo italiano si arricchisce di una new entry: Vistalli guiderà ora un nuova cordata di quartermilers che vede i nuovissimi Tricca e Marco Lorenzi. Isalbet Juarez lo si aspetta vicino ai 46". Ora si è aggiunto pure Velentini, e non staranno in tribuna a guardare il misterioso Licciardello (fino a due anni fa, non dimentichiamolo, sembrava dovesse diventare il nostro Schoenlebe), il veterano Andrea Barberi, l'efficace Luca Galletti, il rampante Incantalupo... dimenticato qualcuno? Chissà, avere un Howe 400ista, nell'anno olimpico, potrebbero rinverdire i fasti del più famoso quartetto azzurro del miglio di sempre, che suona nella mente come lo Zoff, Gentile, Cabrini... di Bearzottiana memoria, ovvero, Nuti, Vaccari, Aimar e Grossi. Tornando a Valentini: che impressione la gara! Ripeterla in una semifinale a Istanbul vorrebbe dire finale. Benissimo anche Juarez, anche lui al PB: 47"17, che è un miglioramento sontuoso, visto che anche il 47"60 in batteria rappresentava il proprio personale. E dire che prima di quest'anno non era mai sceso sotto i 48".

Silvano Chesani, di tutti i protagonisti della seconda giornata, è quello invece che ha fatto la prestazione con spessore più internazionale: 2,31 alla prima, cosa pretendere di più? Seconda prestazione italiana di sempre, ad un centimetro da Alessandro Talotti (2,32 nel 2005) e pareggio storico con i fratelli Ciotti a 2,31. Settimo italiano che a livello indoor supera i 2,30. 8° performer mondiale del 2012, che gli avrà suggerito, come già scritto, di non prendere impegni in concomitanza della finale di Istanbul. Naturalmente il 2,31 è il suo personale assoluto, che lima addirittura 3 centimetri al precedente. Ma anche il salto ancillare a 2,29 era già personale, arrivato infatti alla terza prova, quasi che fosse il valicamento di un ostacolo anche mentale, che lo aveva fatto in passato sbattere contro le asticelle fissate a misure superiori a 2,28. Fassinotti e Campioli a 2,26: per Fassinotti terza prestazione personale di sempre indoor, mentre per Campioli è la settima.

Altro risultato forse un pò troppo passato in sordina è il clamoroso 16,85 nel salto triplo di Andrea Chiari, classe 1991. Ci siamo talmente abituati bene al fuoco eterno di Fabrizio Donato, e quello un pò più fatuo di Daniele Greco che un risultato-monstre di un ventenne passa quasi inosservato. Dico... 16,85! Probabilmente rimane quasi attonito Fabrizio Schembri, de facto vincitore designato dopo l'ennesimo ritiro del triplista dalla muscolatura serica, Daniele Greco, visto che comunque si è insabbiato a 16,71 già alla prima. 16,85 è il sesto risultato di sempre di un italiano a livello indoor, mica noccioline. A 16,93 c'è the living legend Dario Badinelli, giusto per buttarvela giù così. Ora si dovrà fare attenzione all'ennesimo talento triplistico nazionale. Terzo arriva con il suo primo over-16 regolare  Stefano Magnini, classe 1988: 16,08.

Passeggiata sugli 800 per Giordano Benedetti, che ha dovuto regolare il vincitore della serie precedente alla propria. 1500 e 3000 come se fossero 3000 e 1500, ovvero l'equa spartizione del mezzofondo tra Merihun Crespi e Abdellah Haidane. Sui 1500 stava scappando pure la ics del pareggio, dopo il 3'44"79-pari corso da entrambi. Terzo in entrambe le prove Najibe Salami. La gara di lancio del peso viene vinto per la 1654^ volta dal 42enne Paolo Dal Soglio: solito discorso. Da una parte un grandissimo inossidabile (su Sky comparirebbe nella serie: la Terra dopo l'Uomo, come macigno inamovibile), e la tristezza di una specialità che con molta fatica sta cercando di trovare qualcuno che rinverdisca gli antichi fasti italici della specialità. Per trovare un italiano sopra i 20 metri, a quanti anni luce nel passato bisogna scavare? Pensare che adesso per l'accesso alle finali internazionali servono quasi 21 metri... due metri e mezzo da dove si trovano oggi i migliori azzurri: un viaggio a velocità curvatura. Doppietta della Cusma 800-1500, ma su questo argomento non c'è più nulla da ribadire... al momento profetizza nel deserto. Super Weissteiner nei 3000: 9'01"35 e minimo cesellato come il Koh-I-Noor per i mondiali di Istanbul. Simona La Mantia, invece, nun gliela fa per 5 centimetri: 14,05 e niente mondiali, anche se in via teorica il minimo ce l'aveva, avendolo ampiamente ottenuto nel 2011 (i minimi decorrevano infatti dal primo gennaio 2011).