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30/12/12

Le piste-fantasma della provincia di Brescia (e lo strano caso della pista super-dopata: il Calvesi)

le piste bresciane - clik per allargare l'immagine
Un seguace di Queenatletica e ogni tanto collaboratore del sito, nonchè sprinter, ha voluto verificare le informazioni presenti sul sito della Fidal Lombardia relative alla piste della provincia di Brescia. Ebbene, si parte da un dato quasi-surreale, ovvero la presenza in una delle province più vaste d'Italia, con un bacino "umano" di un milione e mezzo di persone (6^ provincia italiana per numero di abitanti ma la prima non-capoluogo di regione) di ben 23 piste. Pure io che ci vivo da una decina di anni mi sono sorpreso del dato, perchè effettivamente, tolte le solite 4/5 piste note, le restanti piste non mi sembra mai averci visto l'organizzazione di alcuna gara. Ecco quindi che ci viene in soccorso l'amico MondoPiste

Incuriosito dai recenti articoli inerenti future piste indoor, impianti all’avanguardia e altro, mi sono interrogato sul perché non si cerchi invece di sfruttare al meglio le piste già esistenti. Mi è così venuto in mente l’esistenza sul sito fidal-lombardia di una sezione riguardante le caratteristiche di tutte le piste di Atletica Leggera lombarde scoprendo che nella mia Provincia ve ne siano ben 23. Ripeto, ventitre. Da quello che ricordo (e ho visto in vent’anni) il solito Campo Calvesi è stato rimodernato nel 2000 con la tribuna coperta e con il rifacimento per due volte negli ultimi dieci anni dell’anello. Si tratta dell’unico impianto dove disputare gare di lanci non crea alcuni tipo di diverbio con eventuali società calcistiche per ovvie ragioni di salvaguardia dei preziosi e indispensabili campi di calcio (uno dei motivi per cui preferisco…. la Pallamano danese). 
Prima di proseguire nell’ambito delle piste in “colato” da menzionare l’altra pista presente a Brescia (quella della Scuola Abba) che sul sito è riportata come in “colato” dove (lo dico perché l’ho provato) le scarpe chiodate non affondano nella gomma perché la gomma... non c’è. Sarebbe curioso poter visionare il progetto (con relative spese e costi) che ha portato a quella pista. 
Le pista di Nave (a mio modestissimo parere molto morbida ed ideale per allenamenti, a salvaguardia di tendini e muscoli) ospita due o tre gare all’anno (tra Master e giovanili) mentre quella di Rezzato inizia a mostrare i chiari segni dell’usura (ho rinunciato ad andarci nonostante si trovi dietro casa mia, preferendo il più morbido Calvesi e fino al 2011 Nave). 
La pista di Castelcovati ormai è in disuso ed è un vero peccato, mentre quella di Roè Volciano non è mai di fatto decollata per le manifestazioni a parte qualche meeting per le categorie promozionali e giovanili (ricordo un campionato di staffette nel 1993 e poi nulla a livello assoluto). 
Ci sono “anelli” anche a Darfo (punto di riferimento per tutta la ValleCamonica) oltre che a Cividate Camuno. Per quest’ultima mi chiedo spesso quando verrà fatta una gara: sul sito viene indicato a sei corsie ma a me sembravano quattro… il giorno che mi fermai, incuriosito, all’esterno dell’impianto. 
La pista di Leno (sede se non sbaglio nel 1986 dei Campionati Provinciali Assoluti che un tempo si svolgevano in due giornate consecutive) è quasi impraticabile. 
A Lumezzane sapevate che c’è una pista? 
Passiamo al capitolo “sportflex”. Lascio a voi lettori e a chi ci è stato la valutazione sulla pista di Salò, provatela e poi fate sapere le vostre sensazioni alla redazione di QueenAtletica. L’impianto di Desenzano del Garda è a mio parere un vero gioiello. La pista mi sembra sia stata recentemente rifatta: con lo “sportflex” è così, devi rifare tutto poiché non basta una passata (o due) di “colato”. A Desenzano sapevate che nel 1993 e nel 2000 si disputarono Finali Nazionali dei Campionati Studenteschi? Complice la splendida posizione geografica e i numerosi alberghi (qualcuno dice anche l’Organizzazione, peraltro il “cronometro” leggeva tempi sia pari che dispari) entrambe le manifestazioni sono state un successo. 
Pista “sportflex” anche a Rodengo Saiano, a Gavardo e a Chiari. Quest’ultima di fatto ha scritto la parola fine per la vicina pista di Castelcovati che però è sempre andata avanti grazie alla squadra di Atletica proprio… di Chiari. A Rodengo c’è parecchia attività poiché è sede di allenamenti di numerose società della zona. Attenzione ai tendini però, meglio non rischiare e se non proprio necessario utilizzare scarpe senza chiodi. E’ la legge dello “sportflex” che se non sbaglio …non viene più prodotto. Auguri quando dovrà essere fatta la manutenzione. Se però mi stessi sbagliando la redazione di QueenAtletica è a vostra a disposizione anche per conoscere la metodologia di restauro di piste in “sportflex”. 
 Apriamo il capitolo “rubkor” a Ospitaletto e “tennisol” a Verolanuova. A voi lettori il compito di cercare i relativi significati: in ogni caso si tratta di due piste dove non si fanno gare. 
Sul sito fidal-lombardia c’è anche un “non specificato” di 400 metri a Vobarno e ben quattro “asfalto” a Iseo, Concesio, Castenedolo e Travagliato, tutti impianti ovviamente che non sono idonei ad ospitare competizioni in pista. 
Per riassumere brevemente eccovi le pista che nella Provincia di Brescia danno garanzia di poter ospitare gare di un certo livello durante la stagione: Brescia Campo Calvesi, Chiari, Desenzano del Garda, Gavardo, Rodengo Saiano e Nave. Se poi avete voglia guardate la sezione piste della Provincia di Milano e della Provincia di Bergamo e calendari gare alla mano verificate quanti impianti vengono utilizzati per manifestazioni. Buona ricerca a tutti.

Lo strano caso del Campo dopato - Mi permetto una considerazione. I lanci al Campo Calvesi sono qualche cosa di aberrante... forse è incredibile la sola presenza di attività sportiva. Il Campo Calvesi rientra infatti nella Zona Rossa dell'area di inquinamento della ex Caffaro, dove centinaia di tonnellate del famigerato PCB hanno inquinato i terreni circostanti per anni. Di più: i terreni della pista, sorgono proprio a ridosso della zona dove un tempo sorgeva uno dei poli più produttivi della chimica italiana (produceva un-sesto di tutta la produzione americana di quei materiali!). Nel sangue dei bresciani, per intenderci, alcuni studi hanno certificato come vi sia una presenza della sostanza tossica superiore di diverse volte rispetto a quelle normalmente rilevate: dieci volte tanto quella degli americani, per intenderci. Il PCB è una specie di diossina che si annida nell'acqua e nei terreni... i fatti hanno fatto parlare molte persone di una sorta di Seveso-due silenziosa, di cui in pochi hanno stranamente parlato. Le autorità, dopo avervi sospeso per un certo periodo l'utilizzo sportivo, ne hanno consentito l'uso ma senza la possibilità di effettuarvi i lanci. Oggi non risultano più restrizioni, ma non mi risultano nemmeno essersi effettuate bonifiche delle aree (ma mi si corregga se non è così)... io, personalmente, non ci vado più. C'è uno studio dell'ASL di Brescia che risale al 2004  (qui il link al documento) con 49 campionature effettuate proprio all'interno dello Stadio Calvesi (nessuna delle quali è purtroppo risultata "negativa"): ebbene, tenetevi forte: la legge (il D.M. 471 del 99) prevede una concentrazione di PCB nelle aree ad uso pubblico di 0,001 mg/kg s.s. di PCB... e sapete che quota massima ne hanno rilevata dentro il Campo Calvesi? 1318,650 mg/kg s.s., cioè più di un milione di volte superiore al consentito!!!! La media dei rilevamenti effettuati sul Campo invece si attesta solo a 66,628 mg/kg s.s. (ovvero "solo" 66mila volte superiore al consentito...). Detto tutto questo, dati alla mano (e considerato che non so se siano mai state fatte le costose bonifiche di ettari e ettari di terreno), non è un pò strano che qualcuno utilizzi ancora quell'impianto... soprattutto per fare lanci, dove gli attrezzi si infilzano nel terreno? Ora, per concludere: dopo una veloce girata con Google, sembra che l'intervento di bonifica sia stato effettivamente deciso (3,3 milioni di euro...) ma stando all'ultimo documento presente sulla rete individuato (un articolo del Corriere della Sera del 27 agosto di quest'anno) l'intervento sia ancora... in agenda. Insomma, la bonifica si deve fare, ma il sito non è ancora sicuro. 

18/12/12

Il disastro delle piste italiane? Forse ce lo meritiamo

Riflettendo sullo stato d’abbandono della quasi totalità delle piste di atletica italiane e la praticamente completa assenza di palazzetti indoor, meditavo su un fatto. In Italia non ci sono i famosi “Campi Coni”? Ovvero, strutture edificate con la collaborazione (quindi con i fondi) dal nostro maggior organo sportivo nazionale? Ebbene, forse sarò banale e superficiale, ma quindi un tempo il Coni foraggiava davvero lo sport dalle fondamenta, dall'ABC? E quindi non ricopriva d'oro i singoli atleti come avviene (a mio modo di vedere scandalosamente) al giorno d’oggi, dove i compensi consegnati per un paio di medaglie d’oro alle recenti Olimpiadi di Londra equivalgono di fatto al prezzo di una scintillante pista di Atletica, no? (magari di quelle più di marca… ma chi se ne frega, no? Oggi ci si accontenta di poco). Fa nulla se alcuni Paesi, come l'Inghilterra, nazione ospitante, abbiano lasciato i medagliati con la "sola" gloria... o la maggior parte delle Nazioni sia stata molto più moderata con i premi per i medagliati.  
Questione di scelte, naturalmente: in Italia è meglio riempirsi di medaglie d’oro (che puoi sempre spenderti su qualche tavolo di qualche politico) rispetto alle infrastrutture dove consentire a che lo sport si diffonda. Ma non dovrebbe essere l'articolo "1" del CONI ad imporlo? Ma ve lo siete mai chiesto? Va bene il proselitismo, vanno bene i tecnici che devono essere pagati, vanno bene i santi-dirigenti (anche se bisognerebbe cambiarli molto più frequentemente, per favorire la circolazione delle idee..), ma di quale atletica si parla se poi mancano i luoghi dove poterla svolgere? 
Disturbato da questo fatto, e con ancora impressa la vomitevole apparizione della delegazione italiana alle Olimpiadi di Londra nello stadio Olimpico, dove proprio davanti agli atleti sfilarono i dirigenti sportivi e i maggiorenti del Coni, continuavo comunque a pensare al famoso articolo di Repubblica che faceva le pulci allo sport italiano, ed in cui la tesi di fondo era sostanzialmente che molti dei fondi che lo Stato consegnava al Coni venivano sperperati in mille rivoli senza andare a sostenere con decisione (vista la quantità di denaro versato) lo sport. Mentre cercavo quell’articolo, non te ne trovo ancora uno che calca ancor di più la mano, stavolta pubblicato dall’Espresso in tempi non sospetti, ovvero prima delle Olimpiadi? 
Ebbene, in estrema sintesi questi i temi trattati: 
  • Il Coni nel 2011 aveva in bilancio la bellezza di 462 milioni di euro, dei quali 448 derivanti dai contributi statali: ovvero soldi pubblici, dei cittadini italiani, nostri, della nostra IMU. 
  • Nonostante questo, chiuse il bilancio dell’anno scorso con 18 milioni di passivo. 
  • Che quest’anno lo stato ha abbassato i propri contributi a 408 milioni (54 milioni di euro in meno) ma che nonostante questo, forse, il Coni riuscirà a chiudere in attivo… e come potrebbe?
  • Ora, sembra infatti che il Coni (io non lo sapevo), proprio per limitare le uscite, abbia abbassato il gettone di presenza giornaliero ai 45 Presidenti delle Federazioni sportive (presumo anche quella atletica) a 130 € lordi al giorno, e per non più di 240 giorni all’anno, ovvero per un massimo di 31.200,00 € all’anno (ripeto, ognuno dei 45 presidenti delle 45 federazioni). Ma c’era come chi, si cita nell’articolo incriminato (si parla di Dino Meneghin, presidente della Federbasket) percepisse 400 € di diaria al giorno, per un totale stimato di 146.000,00 € all’anno.
Riporto un brano dell’articolo sic et simpliciter: “Del resto, i contributi allo sport sono gestiti come i contributi alla politica. In teoria, i bilanci dovrebbero essere pubblici e trasparenti. In pratica, spesso non sono né l'uno né l'altro. Né c'è da stupirsi. In Italia sport e politica sono sempre andati a braccetto. Ai tempi della prima Repubblica, Giulio Onesti ha tenuto il timone del comitato olimpico per oltre 30 anni grazie alla benedizione di un altro Giulio, di cognome Andreotti. Lo stesso Petrucci ha fatto carriera sotto la protezione del sette volte premier democristiano. A sua volta, Petrucci ambisce a lasciare il testimone al suo braccio destro, il firmatario della circolare 134 Pagnozzi, detto Lello, una vita trascorsa nei corridoi del palazzo sul Tevere progettato da Enrico Del Debbio ai tempi del Duce”.

Ecco che arriva poi la bomba finale: in pratica sembra che la Corte dei Conti stia facendo le pulci ai bilanci del Coni, proprio sugli stessi aspetti che riguardano le indagini recenti su Regione Lombardia, Regione Lazio, ovvero “spese, rimborsi, consulenze dubbie”. Io mi auguro, in realtà, come la Corte dei Conti giri l’indagine alla Procura, ma al solo fine di eseguire un controllo più accurato, non per altro. Non vorremmo mai che si nascondesse qualche altro famelico Er Batman sul Tevere… 

Ora, potete anche leggere l’articolo in questione a questo link, ma il mio dubbio di fondo rimane: ok, ci sono 45 sport, ma visto che gli sport con oltre 100.000 tesserati sono non più di 5 o 6, e che molti di essi sono di nicchia, come diavolo è che le strutture per l’atletica in Italia siano così fatiscenti? Dove va a finire tutto questo mare di denaro? Possibile che la gestione di Coni servizi, ovvero l’apparato burocratico del Coni, succhi la bellezza di quasi 140 milioni di euro all'anno? E per cosa? Quante strutture “di base” si possono sistemare o edificare ex novo con quella somma? Dubbi che non avranno mai una risposta, purtroppo.

Oggi chi guarda le strutture di atletica in Italia sa che o le pubbliche amministrazioni locali aprono il portafogli, o non c’è trippa per gatti… e considerato che i tempi-duri sono arrivati anche per quest’ultime, il futuro è proprio plumbeo. Dei privati, non parliamone nemmeno… anche perché “eticamente” al giorno d’oggi, un privato ti costruisce sì la pista d’atletica “a gratis” ma in cambio chiede che un parco con alberi millenari possa essere trasformato in zona residenziale, bonificato e poi cementificato per costruirci un bel complesso di abitazioni che non verranno abitate da nessuno per almeno i prossimi cinque anni… a questa stregua preferisco i laghetti contornati di pioppi, piuttosto che una pista in mezzo ai palazzoni.

Comunque, per concludere: il mondo cambia se siamo a noi a cambiarlo. Anche il Coni, e la Fidal, e tutti gli organi elettivi di questo dannato mondo, ce li meritiamo se non saremo noi i primi a far qualche cosa per cambiarli. Le ultime elezioni federali della Fidal mi hanno insegnato anche questo: che molti si lamentano con toni anche durissimi rimanendo però sempre dietro ad uno schermo di un pc su un social network. Quando poi bisogna scendere nella vita reale, Don Chicotte rimane solo come un cane con il suo fido Sancho Panza… e forse manco con quello.
Ma non è che forse ci meritiamo tutto questo?