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17/01/11

Maurizio Damilano eletto in Piemonte, ma senza plebiscito...

Maurizio Damilano
E alla fine continuerà a comandare, per il semplice fatto che... era l'unico candidato, così come avviene già in altre Federazioni regionali e a livello nazionale. Il vuoto pneumatico di idee così, si materializza nella morte di ciò che è l'idea di democrazia: l'opportunità di scegliere tra "A" e "B". Un pò come l'attuale legge elettorale, il cosiddetto "porcellum": non ci è consentito scegliere nemmeno il nostro candidato, perché ci viene imposto dall'alto. Si sono avocati pure questo: a noi ci lasciano le briciole della democrazia. Così ci troviamo in Parlamento soggetti che probabilmente in una qualsiasi Questura avrebbero la foto millimetrata, anche di profilo. In Piemonte c'era solo il soggetto Alfa, cui potevano votare solo in base ad un'idea di democrazia altrettanto perversa, cioè quella non del numero (magari di tesserati) ma del censo. Se la società ha 4 soldi per comprarsi 2 allievi, 2 junior e 2 promesse e così partecipare ai c.d.s. con buoni risultati, sarà dieci più volte forte della piccola società di provincia che raccoglie magari centinaia di ragazzini e li avvia all'atletica. Non sarebbe giusto che fossero quest'ultimi a tracciare la strada di una nuova atletica, più genuina, con basi più stabili, "pulite", piuttosto chi dell'atletica fa solo professione di piccole battaglie di posizione per piccoli traguardi? Naturalmente le società cercano di portare acqua ai propri mulini: dovrebbe essere la Fidal a pensare queste cose, se non fosse che i "trust" interni che la caratterizzano (quanti là dentro agiscono per sè stessi?) di fatto la bloccano irrimediabilmente.
Ma torniamo in Piemonte dove Maurizio Damilano è tornato a sedere sullo scranno più alto nonostante alcuni fatti decisamente gravi (se fossero provati) che hanno caratterizzato il proprio mandato, non ultimo il famoso bilancio sul quale i consiglieri avrebbero avuto molteplici difficoltà a prenderne visione per poterne fare delle valutazioni DEMOCRATICHE. Solo Ben Alì in Tunisia e pochi altri premier al mondo non consentono trasparenza su tutto quello che è la gestione della cosa comune: la Fidal e i conti di qualsiasi organizzazione che ha finalità rivolte alla gente, deve sempre essere pubblica. Trasparenza, appunto. I conti sono in definitiva la pagella che si dà ad un mandato elettorale: se uno dice che farà questo, farà quest'altro, poi si scopre che su quegli aspetti non ha investito un tolino, che credibilità potrebbe avere? LE parole stanno a zero, i fatti, invece, dovrebbero contare qualcosina in più: ma questa è l'Italia del XXI secolo, in attesa che vi sia il ritorno di una moralizzazione generale.
Tra i consiglieri eletti a supporto di Damilano, si trova al primo posto Livio Berruti con un numero di preferenza quasi uguali a quelle di Damilano. Probabilmente si fosse candidato come presidente l'avrebbe pure spuntata. Magari si sta aprendo la strada per il 2012, chi lo sa? Si spera che possa essere lui il leader di una corrente di pensiero più democratica e riflessiva. La personalità c'è, il carisma pure.
Damilano, a naso, è un uomo di Arese. Arese ha la sede della propria azienda in Piemonte. La sua azienda è l'Asics, cui forse un tempo lo stesso Damilano ne era stato testimonial. Come non pensare ad un link tra i due... ma magari la cosa è pure risaputa. La cosa certa è una: l'atletica in Piemonte è messa peggio che in altre regioni. Una volta c'erano realtà importanti a livello societario che ora sono sparite... sapete qual'è stata la proposta di Damilano per ovviare a questa sfacelo dell'atletica piemontese? Creare una supersquadra che raccogliesse tutti i migliori atleti della regione. In pratica la certificazione della sconfitta di ogni politica di crescita, di proselitismo, dell'esaltazione delle piccole realtà societarie che sono il vero cuore della ricerca degli atleti. Le elite in atletica allontano piuttosto che avvicinare. E il centro che diventa sempre più centro, emargina le periferie e il lavoro dei volenterosi allenatori e professori di educazione fisica delle province. Queste persone bisogna esaltare, non le solite 6 o 7 società che portano... voti. Un investimento sulla crescita in prospettiva, non sulla morte certa dell'atletica.
Si spera che ora Damilano abbia capito dai propri errori (se ci sono stati 12 tra consiglieri allontanati di forza e dimissionari, una qualche colpa dovrà pure avercela il Presidente, no?) e abbia ciò che gli resta del proprio mandato un pò più illuminato di quanto abbia fatto vedere sino ad oggi. L'atletica non è solo il sito www.fidalpiemonte.it. 

13/01/11

Elezioni gattopardesche alla Fidal Piemonte

Il Damilano che mi piacerebbe ricordare...
"Cambiare tutto affinché non cambi nulla" scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, dando forma ad un pensiero sempre attuale: il potere logora sì che non ce l'ha (parafrasando un altro insigne personaggio della recente storia nazionale) ma è anche vero che logora chi un domani non potrebbe più avercelo. Possederlo, brandirlo, dispensarlo, imporlo... è come alimentare un animale feroce giorno dopo giorno, finchè purtroppo, un giorno ci si sveglierà e questa fiera vivrà di vita propria. Ciò che succede a tutti i livelli nell'organizzazione dell'atletica italiana ha spesso (non sempre, per carità) gli stessi connotati deviati di personaggi che fanno fatica a mettersi da parte. Ma del resto siamo il Paese per antonomasia che rifugge ogni forma di dimissione o allontanamento volontario da cariche, scranni, cadreghe (anche in lumbard), neanche fosse stato marchiato a fuoco all'articolo 1 della Costituzione. Questo breve preambolo per introdurre quella che è l'ennesima elezione-farsa nell'universo Fidal del Regno II della prima dinastia di Francesco Arese (che peccato cancellare il trinomio nome - ricordo - onirica atletica del passato, con questa indimenticabile gestione della res athleticae). Sto parlando delle elezioni per la Presidenza della Fidal Piemonte, dove si presenterà un solo candidato, il decaduto Maurizio Damilano (che sembra voler ripercorrere la strada dell'oblio legata al nome già intrapresa dal suo amico Arese, mettendosi a far politica gestionale in un'organizzazione quanto meno problematica). A tutto questo si arriva a causa delle dimissioni di una serie di consiglieri che ne costituivano il piccolo parlamento alle dipendenze (o meglio: a supporto) dell'azione gestionale di Damilano. Sulla rete si leggono molteplici strali contro Damilano: consiglieri anche dall'integrità morale comprovata, che lo attaccano su alcune decisioni; Consiglieri che accusano pubblicamente; Damilano che risponde mandando mail a tutte le società spiegando le proprie ragioni; Certo se fosse vero tutto quello che scrivono i transfughi (ragion per la quale ritengo si sia arrivati a nuove elezioni) e cioè stringi-stringi che non c'è nessuno che può controllare il padrone su un aspetto non certo secondario come i conti "pubblici" (per i quali si sarebbe creato uno scudo burocratico, aggirato il quale ci si sarebbe trovati davanti un castello di scuse utilizzate al fine di non far accedere a chi di dovere, alla stanza del tesoro). Ad ogni buon conto qui la lettera scritta ad Atleticanet da alcuni reietti al Governo Damilano.
Un altro articolo di Atleticanet di un mesetto fa segnalava le anomalie invece connesse al voto di sabato: elezioni indette con una circolare riscritta con il medesimo protocollo ma che cambiava radicalmente nella sostanza; tempi minimi di pubblicazione delle elezioni giuridicamente non molto confacenti alle disposizioni in vigore; In un panorama del precedente mandato che vedeva 4 consiglieri sotto impeachment dalla giustizia sportiva e addirittura 8 dimissionari.
Ora: cosa spinge un presidente federale che si è trovato a gestire una situazione simile a ricandidarsi?
E cosa spinge (cosa ancora più grave) all'assoluta assenza di avversari politici (così come in moltissime elezioni marchiate Fidal)?
E poi pensate che razza di regole sono state scritte (sembrano incredibilmente stupide, ma in fondo in fondo qualcuno le ha studiate bene): si vota per un Presidente e per i consiglieri che saranno il suo governo. Per assurdo si potrebbe votare un presidente che la pensa all'opposto di tutti i suoi consiglieri (com'è successo per Damilano, che evidentemente non ha gli stessi argomenti persuasivi di Arese) portando un'intera organizzazione al blocco gestionale. Ora si rivota con un solo candidato (Damilano) che verrà eletto. E c'è da giurarsi che si troverà nel suo governo più oppositori che compagni di partito. Ma ve lo vedete se B. dovesse aver a che fare nel proprio governo con il guardasigilli Di Pietro? Esilarante.