13/04/13

Europei Master Indoor: un piccolo consuntivo

La spedizione italiana di San Sebastian presenta si presenta alla cassa con 416 presenze-gara, contro le 549 presenze-gara degli Euroindoor di Gand 2011. Un crollo di partecipazione addirittura del 25% a mio parere "strana", visto che la location spagnola aveva più o meno le stesse difficoltà logistiche di quella belga, ma con diversi punti a favore, come la lingua più comprensibile, i luoghi sicuramente più ameni così come il clima. La crisi? Il collegamento non-diretto? Naturalmente paralleli con Ancona non sono nemmeno ipotizzabili, mentre tornando ad Helsinki '07, si indietreggia a 298 presenze. Non dimentichiamoci però del settembre '07, ovvero quello che rappresenta lo spartiacque del masterismo italiano, allorquando si tennero a Riccione i più partecipati mondiali master di sempre, con una rivitalizzazione (mal sfruttata in seguito) di tutto il movimento che ha avuto un sussulto con la già citata edizione di Campionati Europei di Ancona '09. Tutto chiaramente mai sfruttato come volano dalle passate dirigenze Fidal: figurarsi da questa che considera i master come un contorno che può dare "giudici, allenatori ed organizzatori", e che non riesce a considerare i master come un movimento di atleti. 

155 gli atleti italiani scesi in pista, pedana o su strada, contro i 211 di Gand. C'è davvero da riflettere: del resto negli ultimi anni si è assistito indubbiamente ad una contrazione dei master su pista (visivamente) controbilanciato da un'esplosione di quelli su strada che vedono i master quale unico soggetto della Federazione di atletica in costante e continua crescita.

A fronte di un calo del 25% delle presenze, il numero di medaglie ha però registrato un aumento in percentuale: 85 contro le 89 di Gand. Di fatto una partecipazione più qualitativa, come spesso accade nel mondo master quando il numero dei partecipanti delle trasferte si abbassa. Ma il tasto dolente sono le medaglie d'oro, in cui il crollo è stato quasi verticale: 21 contro le 39 di due anni fa. Quasi il 50% in meno. Come se si fossero portate delle puntine, anzichè delle punte. Medaglie sì, ma pochi ori, insomma.

Tra gli atleti azzurri hanno sicuramente svettato le prestazioni di Emma Mazzenga (3 ori), ormai vedette internazionale (da W75 e nonostante sia in Italia già W80 a causa della data di nascita) e Alfonso De Feo (per carità, non confondiamolo con l'altro...) che ha trovato la consacrazione internazionale nella categoria M45. Pensate: tra Zittau e San Sebastian la velocità continentale è stata colonizzata dal colore azzurro: in Germania Max Scarponi coronò un Europeo senza precedenti con una fantastica tripletta: 100, 200 e 400. In Spagna prima Mario Longo sui 60, poi De Feo su 200 e 400. 6 titoli su 6 in pochi mesi. E dire che mancavano anche altre punte negli M45, come Mauro Graziano, Enrico Saraceni, Walter Comper, lo stesso Max Scarponi... pazzesco.

A livello di medaglie nude e crude, lo stesso De Feo è salito a quota 3 con l'argento nei 60 dietro al viaggiatore del tempo Mario Longo. La lanciatrice Brunella Del Giudice ne ha vinte 4 (un argento e 3 bronzi). Tre medaglie anche per Waltraud Egger (ma tutti argenti...). 5 le medaglie di Anna Flaibani nei lanci W80, ma purtroppo nessun oro. 

09/04/13

Europei Master Indoor: 150 video trovati su Youtube

Qui sotto un elenco delle gare on-track degli ultimi campionati Europei Master Indoor di San Sebastian. Chi avesse segnalazioni di altri video non presenti qui, e li volesse inserire nell'elenco me li segnali a questo indirizzo queenatletica@gmail.com. Che chiavi di ricerca metto per quelli di origine tedesca? Mancano molte gare di mezzofondo e i turni eliminatori della velocità... e molto altro. Comunque già un bello spaccato di quello che sono stati i campionati di San Sebastian. 
  1. 60 M35 finale (EasoSport)
  2. 60 M35 finale (Irene Ramos)
  3. 60 M40 finale (EasoSport)
  4. 60 M40 finale (Mattias Sunneborn)
  5. 60 M40 semi 2 (AtletismoMasterPT)
  6. 60 M40 semi 2 (Mattias Sunneborn)
  7. 60 M40 heat 2 (AtletismoMasterPT)
  8. 60 M40 heat 3 (AtletismoMasterPT)
  9. 60 M40 heat 4 (AtletismoMasterPT)
  10. 60 M40 heat 5 (AtletismoMasterPT)
  11. 60 M40 heat 6 (AtletismoMasterPT)
  12. 60 M40 heat 7 (AtletismoMasterPT)
  13. 60 M45 finale (EasoSport) 
  14. 60 M45 semi (markusskeete)
  15. 60 M45 heat (markusskeete)
  16. 60 M50 finale (EasoSport)
  17. 60 M50 finale (AtletismoMasterPT)
  18. 60 M50 semi 1 (AtletismoMasterPT)
  19. 60 M50 semi 3 (AtletismoMasterPT)
  20. 60 M50 heat 4 (AtletismoMasterPT)
  21. 60 M50 heat 7 (AtletismoMasterPT)
  22. 60 M55 finale (EasoSport)
  23. 60 M55 semi 2 (AtletismoMasterPT)
  24. 60 M60 finale (EasoSport)
  25. 60 M65 finale (EasoSport)
  26. 60 M70 finale (EasoSport)
  27. 60 M70 finale (AtletismoMasterPT)
  28. 60 M75 finale (EasoSport)
  29. 60 M80 finale (EasoSport)
  30. 60 M80 finale (AtletismoMasterPT)
  31. 60 M80 finale (100scr)
  32. 60 M85 finale (EasoSport)
  33. 60 M85 finale (AtletismoMasterPT)
  34. 60 M90-95 finale (EasoSport)
  35. 60 M90-95 finale (AtletismoMasterPT)
  36. 200 M40 finale (marcusskeete)
  37. 200 M40 sem 1 (Susana Estriga)
  38. 200 M40 sem 3 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  39. 200 M40 heat 2 (marcusskeete)
  40. 200 M40 heat (Susana Estriga)
  41. 200 M40 heat 7 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  42. 200 M50 heat 2 (ThreePenny Bit Foot)
  43. 200 M55 finale (Susana Estriga)
  44. 200 M55 heat 1 (AtletismoMasterPT)
  45. 200 M60 finale (EasoSport)
  46. 200 M65 finale (EasoSport)
  47. 200 M70 finale (EasoSport)
  48. 200 M75 finale (EasoSport)
  49. 400 M35 finale (EasoSport)
  50. 400 M40 finale (EasoSport)
  51. 400 M45 finale (marcusskeete)
  52. 400 M45 finale (EasoSport)
  53. 400 M45 sem 1 (markusskeete)
  54. 400 M45 heat 1 (markusskeete)
  55. 400 M50 finale (EasoSport)
  56. 400 M50 finale (markusskeete)
  57. 400 M50 finale (hurdlemaster07)
  58. 400 M55 finale (EasoSport)
  59. 400 M55 finale (AtletismoMasterPT)
  60. 400 M60 finale (EasoSport)
  61. 400 M65 finale (EasoSport)
  62. 400 M70 finale (EasoSport)
  63. 400 M70 finale (AtletismoMasterPT)
  64. 400 M75 finale (EasoSport)
  65. 400 M80 finale (EasoSport)
  66. 400 M85-90 finale (EasoSport)
  67. 800 M35 finale (Alicia Martin)
  68. 800 M35 finale (david francome)
  69. 800 M40 finale (Esther Pedrosa)
  70. 800 M40 finale (Juan Antonio Rodiguez Gonzalez)
  71. 800 M45 finale (Gianpietro Spada)
  72. 800 M45 finale (Francesco D'Agostino)
  73. 800 M45 finale (Esther Pedrosa)
  74. 800 M45 finale (Juan Antonio Rodriguez Gonzalez)
  75. 800 M50 semi (Gianpietro Spada)
  76. 1500 M35 semi 1 (Carlos Alegre Sanchez)
  77. 1500 M35 semi 1 (Esther Pedrosa)
  78. 1500 M35 semi 2 (Carlos Alegre Sanchez)
  79. 1500 M35 semi 2 (Esther Pedrosa)
  80. 1500 M35 semi 3 (Carlos Alegre Sanchez)
  81. 1500 M35 semi 3 (Esther Pedrosa)
  82. 1500 M50 semi (Esther Pedrosa)
  83. 3000 M35 heat 2 (piris77)
  84. 60HS M35 finale (AtletismoMasterPT)
  85. 60HS M40 finale (JoeHappyHour)
  86. 60HS M40 semi (JoeHappyHour)
  87. 60HS M50 finale (110hordenforever)
  88. 60HS M50 finale (JoeHappyHour)
  89. 4x200 M35 (CoagnacAthleticClub)
  90. 4x200 M40 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  91. 4x200 M50 (Peter Holl)
  92. 4x200 M60 (Raphael Rossi)
  93. 3 km walk M35 (marchadorpatetico)
  94. podium 800 M45 (Gianpietro Spada)
  1. 60 W35 finale (EasoSport)
  2. 60 W35 finale (Susana Estriga)
  3. 60 W35 finale (AtletismoMasterPT)
  4. 60 W35 semi (AtletismoMasterPT)
  5. 60 W40 finale (EasoSport)
  6. 60 W45 finale (EasoSport)
  7. 60 W50 finale (EasoSport)
  8. 60 W55 finale (EasoSport)
  9. 60 W60 finale (EasoSport)
  10. 60 W65 finale (EasoSport)
  11. 60 W70 finale (EasoSport)
  12. 60 W75 finale (EasoSport)
  13. 60 W75 finale (AtletismoMasterPT)
  14. 60 W80 finale (EasoSport)
  15. 60 W85 finale (EasoSport)
  16. 200 W35 finale (Susana Estriga)
  17. 200 W45 finale (EasoSport)
  18. 200 W55 finale (EasoSport)
  19. 200 W60 finale (EasoSport)
  20. 200 W65 finale (EasoSport)
  21. 200 W70 finale (EasoSport)
  22. 200 W75 finale (EasoSport)
  23. 400 W35 finale (EasoSport)
  24. 400 W40 finale (EasoSport)
  25. 400 W45 finale (EasoSport)
  26. 400 W50 finale (EasoSport)
  27. 400 W55 finale (EasoSport)
  28. 400 W65 finale (EasoSport)
  29. 400 W70 finale (EasoSport)
  30. 400 W75-80 finale (EasoSport)
  31. 800 W35 finale (marcusskeete)
  32. 800 W35 finale (Alicia Martin)
  33. 800 W35 heat (marcusskeete)
  34. 800 W40 finale (Jav A)
  35. 800 W40 semi (Jav A)
  36. 800 W45 finale (Giampietro Spada)
  37. 800 W45 semi (Gianpietro Spada)
  38. 800 W50 finale (Alicia Martin)
  39. 800 W50 heat II (Alicia Martin)
  40. 800 W50 heat (Gianpietro Spada)
  41. 800 W55 finale (Alicia Martin)
  42. 1500 W40 heat (Jav A)
  43. 1500 W50 finale (Alicia Martin)
  44. 60HS W35 finale (AtletismoMasterPT)
  45. 60HS W50 finale (Trevor Wade)
  46. 60HS W55 finale (Trevor Wade)
  47. podium 800 W45 (Gianpietro Spada)

06/04/13

La Evaa e le mosse per disincentivare il masterismo: gli Europei di Turun (?) 2015

Preso dall'euforia per gli europei appena terminati di San Sebastian 2013, ho voluto verificare dove avrei dovuto ri-cimentarmi per difendere il difendibile nella prossima edizione di Campionati Europei Indoor. Ebbene, la località scelta per i prossimi Europei sarà Turun, in Polonia. Turun, Turun... l'unica riminiscenza di cui avessi contezza era il fatto che il turun fosse un dolce di origine cremonese (nella dizione dialettale), che ammetto non piacermi nemmeno tanto (il dolce): troppo duro. Così tramite Google Maps mi vado a fare un giro nella cittadina polacca (italianizzata in Turonia) inedita, per scoprire come la stessa si trovi nel centro geometrico dello Stato polacco. 
Vabbè, mi dico, vediamo come la si raggiunge. Cerco allora "voli Turun". E a sorpresa mi si indica come aeroporto "Varsavia" o in alternativa "Danzica". Quindi la prima sorpresa ben gradita: Turun, come sostiene il sito, non ha un aeroporto. Danzica dista 180 km, Poznan 150 e Varsavia 210. Ok, ce l'hanno messa in quel posto ancora una volta... la località, intendo dire, non fraintendetemi. La riflessione successiva è stata: "perchè"? 
La risposta ovvia che ti danno in questi casi è: "non ci sono candidature". 
La ri-risposta che dò io, è che semplicemente nessuno sa che esiste questa opportunità, e secondo me sono gli stessi maggiorenti Evaa e plenipotenziari del mondo master che gestiscono le organizzazioni contattando loro stessi i possibili sellers. Ma voi davvero pensate che le comunità locali, i comuni, le regioni, le associazioni di albergatori, di fronte ad un afflusso di 3/4000 persone più indotto, non facciano a gara per organizzare (soprattutto in questi periodi) delle manifestazioni del genere? E non stiamo parlando delle Olimpiadi, dove l'investimento e le spese vengono fatte sulle strutture. Qui le strutture ci sono già, e l'investimento organizzativo rispetto ai ricavi è ampiamente ricompensato nelle prime due ore di arrivi negli alberghi di Turun. Anche perchè poi, quasi tutti coloro che poi danno una mano, sono "volontari". 
Allora perchè un posto del genere? E perchè Zittau e gli altri due paesini dimenticati da Cristo in Polonia e Repubblica Ceca degli ultimi europei master outdoor? Perchè la Evaa sta facendo di tutto per fare in modo che vi siano meno persone possibili agli unici appuntamenti che organizza, cercando di piazzarli in località fuori dalle rotte facilmente accessibili?
Lo sanno benissimo lassù che certe location sono di per sè un freno all'afflusso di master, per la lontananza e l'incremento dei prezzi per gli spostamento... e nonostante questo perseverano. Diabolico. 
Personalmente penso che nulla importi di questi aspetti in Evaa, e come si è visto a San Sebastian, gli aspetti di natura politica e interrelazionale sembrano avere un peso superiore a quelli sportivi, di proselitismo, di amore verso il masterismo. Viste fare poi certe cose da non-italiani, mi consola sulla natura umana degli italiani: in definitiva non siamo proprio così peggiori degli altri. 
Allora dò la mia interpretazione. Politica. 
Partiamo col fatto che i meccanismi con i quali si viene nominati all'Evaa non hanno assolutamente nulla di democratico. Nessuno deve rispondere a nessun tesserato del proprio operato. Penso che chi ne faccia parte sia stato semplicemente imposto da qualcun altro. L'investitura arriva dall'alto e non dal basso. Democratico? Nepotistico. Quindi libertà assoluta sulle scelte ma che poi interessano tutti. Qualcuno sceglie per noi, ma con scelte che poi stranamente vanno contro di noi.
Questo, come capirete, è decisamente un male. Anche perchè al punto-uno delle possibili richieste di qualsiasi master europeo su quello che dovrebbe fare la Evaa, ci sarebbe quello di organizzare i campionati in un posto facilmente raggiungibile e a poco prezzo. Basta: tutto il resto è un di più e una perdita di tempo. Le iniziative dell'Evaa, fuori dai campionati europei, stanno attualmente a zero. Eppure le proposte ci sarebbero... perchè non viene fatto nulla?
Già il fatto di atterrare nel posto giusto dove si terranno i campionati, sarebbe un taglio non indifferente delle spese per ogni master, ma questo non è minimamente preso in considerazione, visto che negli ultimi tre anni si è andati a Nyregyhaza, Zittau e ora a Turun. Si fosse andati a Budapest, Monaco o Berlino e Danzica già sarebbe suonato meglio... 
Stranamente non si è mai messa la postilla che il paese che dovesse organizzare i campionati, oltre che all'impianto funzionale (e idoneo: un europeo con una pista di 4 corsie come ad Jyvaskyla è un insulto), debba avere un aeroporto funzionante. 
Ma tant'è. Torun, già adesso penso che in un posto del genere, se non altro per la fatica di raggiungerlo, difficilmente ci sarò. 
Però una campagna per poter inserire in quel consiglio persone che davvero rappresentino la base e che siano scelte dai tesserati, sarebbe forse proprio giunto il momento di farla. Il primo passo verso una gestione più intraprendente e entusiastica di quell'organismo che al momento sembra solo una macchina per scegliere le località dei campionati europei. 
Ogni federazione dovrebbe poter proporre a seconda del proprio peso in termini di tesserati un numero di rappresentanti che si riunisca almeno una volta all'anno per decidere le strategie per la diffusione del masterismo, non per ammazzarle come in questo caso. Per il denaro necessario per queste riunioni, direi che 70.000 master italiani a 13 euro l'uno di tesseramento con la Fidal, possano ampiamente sopperire alle spese di viaggio dei propri pochi rappresentanti. E così penso le altre Federazioni. O sbaglio? 

04/04/13

L'allenamento 1.0 (e gli allenatori) del Corridor Cortese

Premessa: Avevo quasi finito di scrivere alcune ""riflessioni"" sull'allenamento quando sul monitor è comparsa una scritta: - E' morto Pietro Mennea - . Ciao caro Pietro, ti prometto che scriverò, con ingiustificato ritardo, quello che in questi giorni è riapparso tra le dense foschie della mia mente e che ti riguardava o forse ti apparteneva. 

Tantissimo si potrebbe scrivere sull'allenamento nell'Atletica, mi piacerebbe dunque tornare ancora sull'argomento, almeno spero. Sì, ho messo un numero dopo il titolo, sicuramente in modo presuntuoso, poiché non sono così certo che qualcuno mi leggerà, e neppure che il veloce Mr. Andycop non si stufi di ospitarmi prima dell'Allenamento 1.1. 
Trovo piacevole scrivere dell'allenamento perché è decisamente meno faticoso che andare ad allenarsi sul serio. Spesso siamo felici di ciò che riusciamo a fare in allenamento, sorretti da una condizione eccellente, ci pare di star meglio dell'anno appena trascorso. Ci sentiamo vicini alla forma; già, la forma, quello stato di grazia che si percepisce con gran soddisfazione. 
Gli indicatori sono i tempi o le misure rilevate in allenamento ma anche e soprattutto le sensazioni personali, che verranno poi più o meno confermate dai risultati delle gare. Quando tutto ciò che in genere reputiamo faticoso da realizzare in allenamento, riusciamo invece ad eseguirlo con relativa facilità, ci convinciamo di essere vicini alla forma. 
Migliorerò ancora? Sarò al massimo per l'appuntamento che avevo pianificato? A che punto sarò della "curva" ? Quanto durerà prima che inizi la fase discendente? Inevitabilmente queste sono le domande che ci assillano. 
Ma attenzione, perché quando siamo davvero in forma ci accompagna anche una particolare fragilità, non dimentichiamolo. Si alza il vento e, senza chiamarli, arrivano ricordi di allenamenti lontani. 
Nelle nostre ripetute partivamo un metro avanti il riferimento dei 150; i tre giri di riscaldamento, alla prima distrazione dell'allenatore diventavano magicamente due. Poi, quei piccoli espedienti per prolungare di qualche attimo i recuperi tra una ripetuta e l'altra: stringhe che si slacciavano per caso, richieste di precisazioni senza senso, ritorno ai blocchi con la vitalità dei bradipi... 
D'altra parte il divertimento era incontrare i miei compagni d'allenamento, non certo l'allenamento in sé. E poi c'erano i 300.. e quando sentivo quel numero nefasto mi preparavo al sacrificio estremo; come un Kamikaze, con la fascia a coprir la fronte. Ma alla fine tornavo sempre vivo, al massimo solo un po' più stanco. Sarei stato la vergogna della categoria (dei Kamikaze). Pare che "kaze" stia per "vento", sicuramente per me era sempre contro. 
Capitava anche che qualcuno del gruppo dei quattrocentisti cercasse di consolarmi: "guarda che c'è di peggio". Probabilmente lui pensava alle ripetute sui 500, sicuramente io pensavo ad una colica renale. 
A dir la verità, nell'ambiente dell'atletica, il velocista puro (non quello capace di allungare bene sui 200 e magari sui 400) è sempre stato considerato un po' un fighetto. Se durante gli allenamenti per un mezzofondista: piovicchia, per lo sprinter: diluvia e quando è ormai uscito il sole, il nostro eroe si sbilancia con cautela: "ha quasi smesso di piovere". 
Il vento soffia e di colpo mi accorgo del tempo trascorso. Fino a poco tempo fa, quando uscivo per andare ad allenarmi mia moglie mi diceva: "quando torni, ricordati di.. " - oggi invece, per la prima volta, modifica la versione e mi dice: "se torni, ricordati di... " - sarà un lapsus, come dice lei divertita, va beh, mettiamo le mani in tasca a sollecitar scaramantiche protezioni. 
A volte mi par di essere entrato in un territorio meno conosciuto, sempre più personale, di mia esclusiva proprietà, dove solo io posso capire come muovermi al meglio. 
Una volta le mie energie erano sempre lì, pronte all'uso, ora le energie a disposizione sono disponibili in quantità più limitata e questa consapevolezza mi dice che non c'è più nulla da sprecare. 
Ho capito che devo ragionare prima di accettare goliardicamente di accodarmi agli amici del campo per qualche ripetuta non preventivamente programmata. E' vero che le ripetute funzionano, come dicevano gli antichi allenatori nella lingua di Cicerone: - ripetuta iuvant - (più o meno). 
Tra l'altro Cicerone morì a Formia, o meglio: perse la testa, ancora meglio: gliela tagliarono, insomma: fu assassinato. 
Non so' se ai tempi, Formia fosse già "Centro di Preparazione Olimpica" del CONI, se Cicerone fosse anche allenatore e se gli atleti già mal digerissero le ripetute imposte dagli allenatori. 
D'altra parte Miss Marple, da me sempre considerata "la vecchia impicciona", non è mai stata neppure capace di essere abbastanza anziana per poter soddisfare la mia curiosità. 
Comunque, tornando alla nostra era, le mie tabelle d'allenamento provo ad asciugarle progressivamente, spesso adattandole al sentire della giornata. Amo sperimentare nuovi adattamenti di esercizi e osservare poi le reazioni sulla cavia (indovinate chi è). Capisco che devo imparare soprattutto di quali tempi di riposo ho bisogno, e capisco anche che è molto meglio imparare alla svelta piuttosto che con il senno di poi. 
Come sempre, è bene scriversi su un'agenda l'allenamento svolto ma anche imparare ad ascoltare il fisico e registrare in agenda le sensazioni che ci trasmette. Comunque, potendo, è sempre meglio avere come riferimento un allenatore, meglio ancora se un allenatore con cui abbiamo un buon feeling; sarà il nostro indispensabile "occhio esterno". 
Succede anche di pensare di aver acquisito una nuova consapevolezza, forse mai posseduta in gioventù; e capita di raggiungere risultati non immaginati per la nostra età; e da questi impariamo che.. dobbiamo imparare ancora. Pian piano si forma e si consolida l'Esperienza, che non è solo il trascorrere del tempo in nostra presenza; bensì la capacità di apprendere dalle situazioni: facciamola nostra. 
Infine, vorrei dire una parola a favore degli allenatori, che va detto, non tutti hanno la fortuna di allenare a Formia. Osservandoli, a volte penso che gli allenatori possano essere valutati anche per la capacità di sopportazione del freddo, negli umidi inverni padani, o magari in quelli ventosi della Sardegna, per seguire dei ragazzi, che probabilmente non saranno mai dei campioni. 
Vorrei proporre un monumento "all'allenator d'inverno", magari ignoto come il milite, che li comprenda tutti. Ricordo volentieri il mio primo allenatore (*), si, quello che non voleva che orinassi prima della gara; quello che mi ha insegnato come si esce dai blocchi e come si arriva sul filo di lana (che non c'è più). 
Me lo ricordo d'inverno, a controllar centinaia di partenze e quando non era soddisfatto si metteva lui sui blocchi, stretto nel suo cappotto, per mostrarci la corretta posizione. Allora aveva più o meno la mia età (di oggi). A ventisei anni era stato alle Olimpiadi. Era orgoglioso della sua Olimpiade e mi è rimasto il rimpianto di non avergli fatto qualche domanda in più. Ora, come sempre quando non è più possibile farlo, lo sfinirei di domande e darei giusta soddisfazione al suo orgoglio. Non gli ho detto grazie quando era possibile e il mio debito rimane. Grazie Elio. 

"E quindi uscimmo a riveder le stelle" - Ciao Pietro. 

Il corridor cortese 

31/03/13

Il presidente dell'EVAA si scusa pubblicamente per le squalifiche dei 200

Apprezzo sinceramente il gesto del presidente dell'EVAA, Kurt Kashke, che nella lettera di commiato ai Campionati Europei Master di San Sebastian ha avuto modo di fare autocritica (qui il link alla lettera). Chi ha questa grande capacità di autocritica ha sempre la mia massima stima, e, almeno con questo gesto, si è conquistato parte della mia personale riconoscenza (che non vale molto, a dire il vero). Così come ho avuto modo di criticare, così ora mi sembra necessario rendere il giusto peso alla lettera di Kashke. In diversi punti della lettera si può notare questo aspetto "critico" rispetto alla manifestazione appena conclusa, che lascia ben sperare sull'evoluzione qualitativa delle manifestazioni che seguiranno. Naturalmente sarebbe necessario, per migliorare qualunque organizzazione di eventi scanditi periodicamente, dei brain storming al termine delle gare tra chi organizza e chi organizzerà: questo ha il non trascurabile compito di individuare i problemi, capire quali sono state le frizioni, i punti vincenti, gli elementi positivi e quelli negativi. Nel corso del tempo, solo così si può pensare di organizzare eventi sempre migliori dal punto di vista della pianificazione dell'evento stesso. 

Torniamo alla lettera di Kurt. Subito ci dice che la delegazione di Torun (che organizzerà i prossimi campionati europei indoor) "ha individuato diversi punti che necessiteranno di miglioramenti". Di solito sono informazioni che rimangono nelle stanze dei bottoni. Tant'è che la preparazione dei prossimi campionati europei indoor inizieranno come tempistiche, molto prima rispetto ai tempi previsti per San Sebastian. 

In un passo della lettera si legge: "secondo il Consiglio dell'EVAA, questi campionati hanno mostrato sia elementi positivi che problemi". Ottimo. Iniziare a prendere coscienza dei problemi, è sicuramente il primo passo per migliorarsi. Ok, poi dicono comunque che li hanno risolti... concesso. 

Ma veniamo al punto che ci interessa e che mi ha fatto scrivere quello che ho scritto: "una macchia su questi campionati sono state le squalifiche sui 200 metri. Alcuni atleti non erano abituati a correre sulle curve indoor, così in curva hanno toccato le righe. Filmati sono stati utilizzati per provare le decisioni dei giudici. In futuro la EVAA si focalizzerà su questo problema per usare delle riprese video permanenti. Solo due volte la Giuria d'Appello si è riunita per decisioni connesse a questo problema (ricorsi entrambi persi... nonostante le evidenze video, giusto precisare)". Ok, sono d'accordo sul merito di quei due ricorsi le cui decisioni in Commissione andavano ribaltati. Non sono d'accordo invece sull'utilizzo tout-court dei video tape... cosa voglio dire? Che siamo d'accordo che non bisogna invadere le corsie altrui, ma la EVAA dovrebbe promulgare delle direttive per le quali vi sono tocchi delle righe sindacabili dai giudici che evidentemente non ostacolerebbero gli altri avversari e non darebbero vantaggi agli atleti. La futura presenza di riprese video trasformerebbe le gare sull'anello in un assurdo gioco al massacro, quando il più volte citato "buon senso" nell'interpretare un gesto tecnico (anche nella valutazione del tipo di atleta che lo compie), sarebbe sufficiente. O a meno che tali immagini, rese obbligatorie, siano utilizzate solo in casi dubbi. 

In seguito si citano anche le problematiche relative alla gara di salto in alto. 

Ora, probabilmente Kurt non leggerà mai queste mie parole, ma più che i problemi economici degli atleti, sarebbe da interrogare gli stessi sui problemi organizzativi riscontrati. Ad esempio, il podio posizionato in una zona infelice del palazzetto ha tolto molto pathos alle premiazioni. A Zittau era risultato molto coinvolgente lo stand per le premiazioni. Messo in una zona di passaggio assiduo di persone, portava diversi atleti e astanti a fermarsi ad assistere. A San Sebastian le premiazioni sono rimaste quasi deserte con una cerimonia molto scarna. Gli inni venivano sparati durante le gare, disturbando pure gli atleti. Personalmente mi è capitato di essere sui blocchi e sentir partire l'inno tedesco. Fosse stato quello italiano, almeno... così ho dovuto alzare la manina e sospendere le procedure di partenza. 

Altra pecca, la diffusione dei risultati. Purtroppo non tutti hanno i touch screen del Sigma, e di conseguenza tutto quello che avveniva (squalifiche incluse) veniva comunicato con molto ritardo...  o addirittura non veniva comunicato sui tabelloni. Le notizie arrivavano da qualche collegamento internet che qualcuno deteneva sul proprio telefono. 

Gli altri suggerimenti... li darò, un giorno, forse... 

29/03/13

Europei Master Indoor, salto in alto M40: due vincitori con due misure diversi e due inni diversi

Vi propongo il racconto ironico (ma che lascia profondamente indignati) di Stefano Salso, medaglia d'oro a San Sebastian nel salto in alto M40, che incredibilmente si è trovato a condividere l'oro con il secondo arrivato, che invece aveva saltato 3 cm di meno. Com'è stato possibile? Leggete qui sotto!

Libertè, Egalitè, Fraternitè... un pò di Sportivitè non guasterebbe!! Ciao a tutti cari jumpers, Vi scrivo tramite l’amico Franz, perché mi sono autosospeso da Facebook, mi ha rotto un po’, forse tornerò, boh! L’unico dispiacere è quello di aver lasciato questo bel gruppo, sempre ricco di spunti! 
Questa mia è per raccontarVi, un pochino più in dettaglio, quanto accaduto in quel di San Sebastiàn, al termine della gara dell’alto M40 vinta da me (forse), non sono sicuro neanche più di questo. 
A cercare di essere brevi, vinco con 1,89 e successivamente mi sparo tre tentativi a 1,95, dieci giorni prima avevo fatto 1,93 e volevo onorare la gara con una prestazione dignitosa, nonchè il mio personale master, non ce l’ho fatta, pazienza! 
Secondo, arriva un Francese con 1,86, e terzo, con la stessa misura e qualche errorino in più, l’amico Marco De Angelis (per me vero vincitore della gara, data la classe del suo salto). Sceso dal tappetone incontro le mani complimentose dei miei colleghi, nessuno escluso. 
Mentre mi rivesto, arriva il francese e mi dice che la misura dei miei chiodini è irregolare, troppo lunghi! Tengo a precisare che ho comprato le mie Adidas con annessi chiodi, on line, da Athletic a Milano, noto spacciatore di chiodini eSaltanti! 
Comunque, chiedo al giudice se è vero, se mi fa vedere dove sta scritto, se me li misura, insomma, un po’ stordito, con accanto Sjoberg, Thranhardt e Sotomajor, un tantinello scocciati, attendo il fatidico responso. Con il manualetto tecnico della manifestazione in mano, il giudice mi dice che il francese ha ragione, al massimo potevo avvitarmi sotto i piedi 6mm di chiodi, e i miei, effettivamente, misurati con una artigianale dima di metallo, non passavano, forse di un millimetro, ma non passavano! 
Io: - Quindi? Il Giudice: - Two Gold!! L’errore è stato nostro per il mancato controllo alla call room, ma i tuoi chiodini sono irregolari. Io: -Gulp!!!! Il francese: -Hihihi, Ok!!! Non è finita qui! Esco dall’arena in preda a una crisi dislessica come Zed, il poliziotto sclerotico di “Scuola di Polizia” e pensando e ripensando all’accaduto mi chiedo: ma quello forse la dima me l’ha passata allo scalino dei 5mm e non dei 6mm, un’allucinazione? Boh! 
Mo cerco il giudice italiano, gli porto la scarpa e me la faccio ricontrollare!! Con difficoltà, lo trovo. Qualcuno gli aveva già spiegato l’accaduto! 
Lui: -Non hai saltato con queste scarpe!! 
Io: -Gulp!!!! 
Lui: -Non sono queste le scarpe con cui hai saltato!!! 
Io: -RiGulp!!!! Certo che sono queste, dove prendevo un altro paio, in prestito dal francese??? 
Insomma, il giudice italiano, che forse (tiro a caso è), avrebbe dovuto fare i miei interessi, ha dubitato della mia buona fede, insinuando che avessi operato una sostituzione di scarpe o di chiodi! Malvolentieri rivà in pedana con la mia scarpa, confabula con gli altri giudici, suppongo rimisuri, e torna, dicendomi: - fatti gli affari tuoi sennò ti tolgono pure la medaglia
Ok! Eseguo, mi faccio i fatti miei, salgo sul podio alla stessa quota del francese, Inno... siam pronti alla morte/ l’Italia chiamò... e dopo... Marsigliese!!!! 
Due inni, due misure diverse, foto ricordo del podio praticamente da bruciare, insomma, festa decisamente rovinata!! Tornato a casa, e dopo qualche giorno, vado a verificare i tre punti IAAF ai quali il libricino della manifestazione fa riferimento per la misura massima dei chiodi (quello in inglese, già, perchè quello in spagnolo stranamente non contiene alcun riferimento ai suddetti punti IAAF) e bada ben bada ben bada ben v’è scritto che la misura massima regolare è di 9mm, tranne per il salto in alto, dove sono regolari fino a 12mm!!!! Il loro manualetto diceva 6mm!!!! 
• Errore di battitura? 
• Si sono fidati di quel che c’era scritto sul libretto senza verificare i punti IAAF a cui si riferiva?? 
• A ‘sto cacchio di Francese come gli è potuto saltare in mente di farmi fare un controllo dei chiodi???? 
• E' mai stata fatta una tale richiesta precedentemente in questa galassia? 
• Perché ha aspettato che terminassi la gara prima di cantare, per giunta anche i miei tre tentativi a gara vinta? 
• Ha pensato: -provo a vincere/ se non ci riesco/ tiro sta carta? 
• Ha ricevuto una soffiata circa l’incongruenza del manualetto? 
Beh, ditemelo Voi, perché io non sono giunto a conclusioni accettabili senza utilizzo di stupefacenti!! Conclusioni: Ho ripristinato l’hard disk della mia memoria al dopogara, non ricordo più nulla di “atletico”, mi resta solo il ricordo dei momenti passati con il mio amico Giulio, brillante bronzo nei 60m M50, e delle risate fatte a cena con gli amici Emanuel Manfredini, Franz Arduini e Marco De Angelis, dai quali ho ricevuto solidarietà, davanti a una fantastica paella! Gente vera, gente di sport, gente con un altro passo!! 
W la France!

27/03/13

San Sebastian '13: la mia indignazione contro l'organizzazione

(nella foto: l'evidente tocco della riga da parte di Denise Neumann in 6^ corsia. Il giudice di curva è appena fuori dall'immagine, ad un metro circa dall'italiana) - Prima di poter scrivere qualche cosa di natura tecnica sui campionati Europei Master Indoor (nei miei sempre più risicati intervalli di tempo) che si sono conclusi giusto domenica a San Sebastian, in Spagna, lasciatemi sfogare la rabbia su quelle che sono state le decisioni prese dai giudici e dalle relative Commissioni che hanno valutato i ricorsi agli ultimi campionati Europei. Rimango sconcertato, basito, indignato e con un profondo senso di nausea, sul comportamento generale tenuto da chi era preposto a valutare i comportamenti degli atleti in gara, con aspetti in molti casi davvero sgradevoli. La penso così, non ci posso fare nulla. E non me lo tengo dentro, e non devo tenermelo dentro come ho già fatto troppe volte.

Probabilmente non conosco "cosa ci sia dietro", cosa che mi è stata già rinfacciata duramente. Aggiungo: per fortuna, perchè 1) chissà davvero cosa ci sarà dietro e 2) questo articolo sono anni che lo voglio scrivere. Però come non si fa a vedere? Come non si fa ad indignarsi dopo aver visto? Di chi è la colpa della gestione tecnica? I Giudici sono un corpo a sè stante o hanno direttive da parte di qualcuno? Magari proprio dall'Evaa? E le commissioni che valutano gli onerosi ricorsi degli atleti squalificati, con che criteri vengono formate? Secondo voi bisogna tacere o si deve poter manifestare pubblicamente lo scoramento ad una situazione che ormai ad ogni manifestazione si palesa in manieria così plateale? In una settimana di gare, mi è sembrato di assistere a una serie interminabile di torti, decisioni quanto meno opinabili, spesso incomprensibili, a danno di persone che spendono parecchie centinaia di euro per partecipare ad una manifestazione internazionale e vengono estromesse dalle competizione con decisioni quanto meno bizzarre. Lasciatemi usare questo termine: bizzarre.

Il mio metro di paragone è Asafa Powell. Che c'entra Asafa? E' presto detto: Asafa Powell alle Olimpiadi di Londra '12, cioè solo qualche mese fa, nei quarti di finale per puro vanto narcisistico nel guardarsi nel mega schermo posto a fondo rettilineo, sul terzo anello dello Stadio Olimpico, oltrepassò nettamente la linea della propria corsia con un piede per almeno tre falcate. Non fu squalificato, perchè la norma violata, la 163.3 dei Regolamenti Internazionali, concede (pare) anche una certa alea di opinabilità al Giudice Arbitro. E correggetemi se sbaglio. Era davanti, non ostacolò nessuno, e la passò liscia.

A San Sebastian invece l'orientamento generale sull'articolo 163.3 è stato la mannaia trasversale dei master, con il  massimo dei minimi raggiunto con la semifinale dei 400 M75: 4 settantacinquenni su 5, squalificati per invasione di corsia. Ma che è successo? Hanno giocato ai 4 cantoni? O alle 5 sedie? Qualcuno avrà avuto un minimo di senso di colpa andando a letto quella stessa sera? Qualcuno non ha pensato di fare una bella riunione tecnica per dire: ragazzi, calma: usiamo il buon senso, usiamo la testa!

Invece, pensate quali vantaggi avranno tratto dal "cadere" da curve così ripide e dover poi essere costretti a ritornare verso l'alto. 4 su 5 sembra davvero troppo, fuori da ogni logica sportiva. Delle due, una: o i 75enni sono tendenzialmente dei ladri (o almeno, l'80%) o i Giudici sono stati troppo rigidi. Rigidi naturalmente è un eufemismo.

La mannaia è calata poi misteriosamente sulla nostra atleta di punta del settore velocità "giovanile", ovvero Denise Neumann. Non sono bastati i filmati lapalissiani a far recedere da una decisione assurda. Nessuno aveva invaso nulla, ma Denise è stata cancellata dalla gara, nonostante il record italiano e una medaglia sicura. Stessa cosa successa nella medesima categoria e gara ad una delle favorite, ovvero la portacolori bulgara. Una olandese, vincitrice dei 400 metri con un vantaggio di un intero rettilineo, squalificata per "tocco" della linea. I master sono evidentemente dei bari per il corpo giudicante. A me i giudici San Sebastiani mi sono sembrati tanto gli ausiliari della sosta: colpisci (alcune volte a caso) e scappa.

E i marciatori squalificati a grappoli perchè nelle ripide curve non riuscivano a marciare compostamente?

E l'assurda decisione di far vincere due atleti con due misure diverse nel salto in alto M35 perchè il vincitore (un italiano) aveva i chiodi troppo lunghi? Ma i giudici i chiodi dovrebbero controllarli prima dell'inizio della gara, non certo alla fine. Sembrerebbe ovvio, no? Vi vedete un arbitro che fa vincere una squadra che gioca in 12, per poi riconoscere il proprio errore e concedere la vittoria anche all'altra squadra? E' successo pure questo.

E la misteriosa squalifica e poi riqualifica della nazionale tedesca F40 a danno di quella italiana, che soddisfaceva in tutto e per tutto le violazioni dovute per le squalifiche? Misteriosamente riammessa così come giustamente squalificata.

Sapete cosa penso? Che è stato uno schifo per molti aspetti. E per fortuna che non mi è capitato di toccare alcuna riga (anche se in alcuni casi anche senza toccarla, capitava di essere squalificati). Mi vedevo già starmene 3 giorni a rigirarmi i pollici per squalifica.

Insomma, il caos. Giustamente i filosofi dello sport sosteranno che "dura lex, sed lex". Non sarò certo io a rinnegare un tale principio, visto anche il lavoro che svolgo. Ma le palesi incoerenze dimostrate dal corpo giudicante e dalle commissioni sono state fin troppo palesi. E se anche non fossero dimostrate le incoerenze, ma che diamine, alle Olimpiadi e nello sport il buon senso deve essere un principio altrettanto valido che quello dell'applicazione inflessibile della norma nel caso in cui vi siano stati chiari vantaggi dall'aver tenuto comportamenti scorretti. Un "tocco" della riga, che vantaggio può aver dato? E di contro, il "non tocco" certificato della riga, che fastidio può aver dato?

In tutto questo mi chiedo a cosa serva oggi l'Evaa, se nell'unica manifestazione internazionale all'anno per la quale trova ragione di esistere, non ha nemmeno la forza di intervenire in maniera seria e decisa, sull'andamento della manifestazione. Mi domando davvero a cosa serva... dove sono delle graduatorie europee master integrate, i circuiti di gare master europei, gli incontri tra le nazionali master, un orientamento dei giudici votato al rispetto sì delle regole, ma ad una maggiore capacità valutativa sugli effettivi vantaggi derivanti da piccoli infrangments. Di fatto, cambiano i presidenti dell'Evaa, i metodi di selezione delle diverse commissioni rimangono per me un mistero (secondo me guidati da aspetti non certo meritocratici) ma l'unica cosa che pare cambiare sembrano gli orientamenti dei giudici sulle squalifiche degli atleti. Mi si dice che "c'è tanto lavoro": ma dov'è il frutto di questo lavoro? A chi è rivolto se quello che si vede e questo e che la maggior parte del lavoro organizzativo lo fa il Paese ospitante? Forse sarebbe meglio l'autogestione internazionale.

25/03/13

Mennea: la mia intervista inedita a Pietro...

Purtroppo sono mancato in un momento topico dell'atletica italiana, ovvero la scomparsa del campione più rappresentativo di sempre del nostro sport. Atletica? Mennea! Ero fuori dall'Italia, senza un pc e senza la voglia di mettermi a scrivere... A quasi una settimana dalla morte di Pietro, mi sono oggi domandato cosa potessi aggiungere ai fiumi di parole che sono stati già versati per l'icona dell'atletica azzurra. Solitamente non mi va di essere ripetitivo, di aggiungere frasi già usate da altri e che mi incanalino nel fiume di incredulità e dolore che ha travolto tutti coloro che hanno vissuto nell'ombra del Mito di Barletta, senza dare un mio contributo. 

Quando ho saputo della cosa, il primo pensiero amaro che mi è venuto in mente, e che ho messo sulla mia bacheca di Facebook  è che in definitiva l'uomo, per quanto grande sia, per quante cose indimenticabili abbia fatto, uomo rimane e alle ineluttabili variabili che il mondo reale propone, vi si deve inchinare, a partire dalla morte. Tutto quello che si fa in una vita non può essere messo su una bilancia e rivendicare diritti superiori. La morte è la cosa più democratica che esista: non fa mai differenze tra sessi, religioni, conti correnti, gesta, azioni buone e azioni cattive... La morte di Pietro, silenziosa nella sua genesi com'è stata la sua presenza in questo mondo sportivo dopo il suo ritiro, mi ha riportato alla finitima ragione dell'esistenza. Uno baratterebbe una medaglia con un giorno in più su questa terra? Che domanda senza risposte...

Già, ma non vi siete mai domandati poi perchè Mennea non abbia mai fatto parte del nostro mondo dell'atletica dopo il suo ritiro? Io continuo a chiedermelo... Negli altri sport, le icone del passato in qualche modo sono rientrate nei ruoli dirigenziali, o quanto meno rappresentativi. Mennea, invece, ne è uscito, si è allontanato, ha preso altre strade, ha tenuto le distanze con il mondo dell'atletica leggera, tanto che nell'intervista che qui sotto pubblico, ho notato che alcuni aspetti non li conosceva più bene. Perchè? Perchè l'atletica italiana ha perso Mennea? Perchè non ne ha fatto il suo portavoce, la sua bandiera vivente, il proprio presidente, il proprio ambasciatore? E' stata l'atletica a rifiutare Mennea per tutti quegli strani meccanismi che abbiamo tristemente imparato a conoscere e a denunciare, o è stato Mennea a rifiutarla avendo conosciuto... quegli stessi meccanismi? Mi rimane questo dubbio, di chi non lo conosceva se solo di fama e soprattutto non conosceva nulla dei suoi trascorsi con il mondo dell'atletica.

Mennea ci lascia, e mi sento esattamente come il giorno in cui morì Lucio Battisti: la sensazione di qualche cosa di incompiuto. Sarò un sognatore: Battisti mi aspettavo intimamente che tornasse. Ci speravo, non so neppure perchè. Le canzoni sono le chiavi che accendono i ricordi della nostra mente, e poter sperare che ritornasse, ecco, avrebbe voluto dire tornare ad emozionarsi per qualche cosa vissuta nel passato. Sono pure transitato per lavoro sotto casa sua diverse volte, nel lecchese... e se l'avessi visto gliel'avrei chiesto: quando torni? Macchè, non è più tornato, lasciandomi con quella sensazione che mancasse qualche cosa. Così Pietro: se ne va una risorsa, e non so nemmeno darmi una spiegazione su chi e che cosa avrebbe dovuto fare per trattenerlo, riportarlo qui dentro, dare l'esempio...

Vi lascio quindi con un'intervista al telefono che gli feci un paio di anni fa e che non ho mai pubblicato per le sventure del mio precedente sito. Grazie a Mario Longo, contattai Pietro per chiedergli come avrebbe riformato l'atletica italiana. Volevamo che Mennea diventasse il Presidente della Fidal. Non so quanto ci abbia creduto lui stesso, anche perchè si è capito che chi ha plasmato gli statuti della Fidal negli anni, abbia sempre cercato di difendere posizioni che tagliassero fuori ogni forma di rinnovamento, che mantenessero i poteri e le prerogative di certi gruppi avverso a quelle degli altri. E viceversa, a seconda di chi avesse il timone della barca. Non era l'atletica di Mennea, sicuramente. Un'atletica completamente schiacciata sulle necessità delle società e che nulla ha mai concesso agli aspetti generali, quali quelli del reclutamento, la diffusione dello sport, il mantenimento degli atleti... aspetti dimenticati nel nome dei c.d.s. e del portato di quella manifestazione sulle società. Questo è il risultato.

Mi dispiace alla fine dell'intervista non aver fatto quello che gli promisi: pubblicare quelle sue parole per poter tracciare un solco. Il progetto non partì, Pietro non si candidò, nessuno lo chiamò, e io mi rigirai quelle sue parole per mesi senza poterle pubblicare. Lo faccio oggi, sperando di tracciare quel solco di uno sport che lui voleva che fosse più educativo, meno estremizzato, più umano.

17/03/13

Italiani Master Indoor: i 400 femminili

Caterina Padula è al primo titolo italiano come F35: 1'08"74 il tempo necessario per vincere la gara. Tra le F40 passerella trionfale di Emanuela Baggiolini, con un 59"24 di spessore, che la fa non solo la neo campionessa nazionale di categoria, ma anche la prima donna italiana sopra i 40 anni ad esser riuscita a scendere sotto il minuto sui 400 a livello di gare al coperto. Record italiano quindi. Il precedente record tabellato era quello ottenuto dalla discussa Cristina Amigoni nel 2008: 1'00"25 ottenuto ai mondiali master di Clermont Ferrand. Con questo record, per Emanuela, parliamo del 19° record italiano stabilito da quando è master (tra migliorati ed eguagliati), 10 dei quali tutt'ora detenuti. I titoli italiani, nonostante questo ruolino di marcia impressionante, sono in totale "solo" 7, essendosi la Baggiolini "spartita" con l'attività assoluta dove risulta tutt'ora protagonista. Finalmente un titolo anche alla coriacea Gigliola Giorgi tra le F45. Erano infatti passate 8 stagioni dall'ultimo conquistato (dei 4 attualmente nel carnet), ovvero sui 400 outdoor nel 2005. Stavolta con 1'03"58 vince nettamente la categoria, davanti a Vittoriana Gariboldi che ha concluso in 1'06"54
Gianna Lanzini è la nuova campionessa italiana F50: 1'05"80, in una disfida dai contenuti tecnici notevoli, vista la presenza della comasca primatista italiana all'aperto Elena Montini, che terminerà seconda in 1'06"67. Per la Lanzini 9° titolo in 4 stagioni (staffette incluse). L'anno scorso si rese protagonista di un filotto senza precedenti: 6 titoli, con la doppia-doppietta 200-400 indoor ed outdoor e due staffette. Tra le F55 ci troviamo forse di fronte alla "donna nuova" del masterismo italiano al femminile: Angela Pachioli, comparsa agli onori delle cronache con un titolo sugli 800 outdoor nel 2009. L'anno scorso titolo all'aperto, e quest'anno subito replicato con quello al chiuso con 1'08"24, che rappresenta il nuovo record italiano indoor, più di un secondo inferiore a quello che aveva corso Anna Micheletti a Clermont 2008, e che sembrava destinato a durare ancora qualche stagione. Pensate che quel tempo con cui la Pachioli ha vinto, è solo 3 centesimi peggio del record italiano di categoria... all'aperto, attualmente in mano alla Stelori. La citata Anna Micheletti, per consolarsi del record perso tra le F55, si rifa in anticipo migliorando quello delle F60 che già deteneva, dandogli una limata di quasi un secondino. 1'13"25 contro 1'14"10 corso a Jyvaskyla l'anno scorso... nuovo record italiano, il 4° miglioramento da lei ottenuto da quando è entrata in categoria. 26° titolo italiano indoor per la Micheletti, il 10° sui 400, il 7° consecutivo dal 2007.
Liliana DalSass (1'32"99) si prende il titolo F65 (il 5° sui 400 indoor, il primo dei quali risale al 1998), mentre Erminia Furegon quello F70 (1'51"36). Maria Cristina Fragiacomo è la nuova campionessa italiana F75 (1'40"11) ed infine la solita schioppettata (la 41^ indoor) di Emma Mazzenga, per quella che è la sua ennesima impresa: 1'36"84, nuovo record italiano perchè la Mazzenga è la prima donna ottantenne (di fatto li deve ancora compiere, ma per la Fidal vale l'anno di nascita) che corre un 400, sia indoor che outdoor. Mettiamola in un altro modo: la Mazzenga è la donna italiana più "matura" ad aver corso un 400. Ed ogni 400 che correrà, aggiornerà questa impresa di longevità. Vi dico anche una cosa: per soli 5 mesi, la Mazzenga non può fregiarsi del record mondale-europeo di categoria, che appartiene alla elvetica Ruth Helfenstein, che per vincere i mondiali indoor l'anno scorso corse in 1'54"97. Quasi 20" in più della Mazzenga... 

16/03/13

Riflessioni Atletiche: il segreto-mistero del lancio del peso master femminile

Ecco un'altra epica pagina del nostro Corridor Cortese, con le sue riflessioni sul mondo dell'atletica, i suoi momenti, la scansione delle nostre emozioni. Una vista dall'interno di ciò che spesso riteniamo automatico. Oggi un'imperdibile puntata su una fetta molto piccola del mondo Master. Imperdibile.

Quella Misteriosa Enclave 

Di ritorno dalle gare di Ancona: dal frastuono del palazzetto, dalle gioie di ciò che siamo riusciti a far bene, dai rimpianti per ciò che riusciremo a far meglio, dalle pacche sulle spalle, prese e date dagli e agli amici, mi vien da scrivere una cosa. Forse, o sicuramente, è un'attenzione solo mia, chissà, ma dato che la covo da tempo mi par giusto partorire l'uovo entro Pasqua. La sorpresa, se valutata come fatto che cagiona stupore, buona o indigesta, c'è anche quella.
La prendo un po' alla larga: è possibile definire con il solo termine di "Atletica Master" un mondo così vasto, un mondo che ne contiene altri e così differenti? Saranno le specialità dell'atletica, così diverse tra loro, saranno le età che identificano generazioni anche molto distanti. Sarà la fortunata diversità tra l'universo femminile e quello maschile: le differenze "di genere", come si dice oggi, compiacendosi.
Bene, di uno di questi mondi diversi vorrei scrivere, per dire subito che non sono in grado di capire, mi è solo concesso descrivere. Osservo e mi pare si tratti di un'altra galassia; tutto quello che mi è capitato di scrivere sull'agonismo e sulle tensioni legate alla gara mi pare che qui non centri proprio nulla, tranne forse che per il cestino della carta straccia. Chissà se qualcuno potrà aiutarmi; intanto provo a raccontarvi ciò che vedo al di là della rete del getto del peso master femminile.
Un recinto, circondato dal clamore interno del palazzetto e dalle gare di corsa che girano attorno a questa piccola comunità; una comunità a sé stante, dove l'agonismo e la tensione non appaiono pervenuti.
Questa "enclave", assolutamente autonoma, dove pare risieda l'antagonismo dell'agonismo, si ritrova ad Ancona, per un giorno all'anno, alla fine dell'inverno; sempre nello stesso punto, misurabile in precisi gradi di latitudine e longitudine. Io ronzo lì attorno, ogni anno, durante l'ultima parte del riscaldamento, quando i velocisti sbuffano negli ultimi allunghi sul "rettilineo opposto".
Nell'angolo della curva in ingresso al primo rettilineo staziona quest'isola, come contenuta in una palla di vetro di Natale, solo che non scende la neve. Una serie di panche sistemate dietro la pedana accolgono le atlete, tranquille, ben sedute e composte, intente a chiacchierare con le vicine di panca. Ma chiacchierare non è il termine corretto, loro sono davvero interessate alla conversazione, di fatto sembra la cosa più importante per loro. Ogni tanto un giudice si intromette alzando la voce: "si prepari..."; ma ancora nessuno si muove dalle panche. Solo all'ultimo momento un'atleta si alza, dopo essersi scusata con la vicina per aver interrotto la conversazione e va in pedana: getto veloce e ancor più veloce ritorno in panca e in conversazione.
Nel frattempo qualcuno armeggia con la bindella e segnala la misura, ma questa pare una faccenda assolutamente marginale, non così importante da pretendere di interrompere di nuovo la conversazione. Lì, l'Agone è sicuramente e solamente un pesce e caso mai entrasse in conversazione sarebbe solo per definire se rende meglio fatto in umido oppure fritto.
Loro si parlano.. e penso a cosa accade quando qualcuno si azzarda a rivolgermi la parola nella mezz'ora che precede la gara. Ben che vada potrà ottenere in cambio uno sguardo di diffida, al massimo potrei esprimere un grugnito, comunque in monosillabo.
Ma loro, cosa si diranno? Forse frasi terribili del tipo: "oggi ti distruggo anche con le braccia legate" - oppure "non mi sembri in forma mozzarella, è meglio se torni a casa subito" !?
Credo di no, infatti non vedo volti sbranati dall'ansia. Penso che la mia vita non può essere abbastanza estesa per poter pretendere di capire. Mi sento inadeguato, anche ridicolo, sicuramente lontano dal comprendere.
Come potrei spiegar loro che il mio vocabolario fa derivare la parola Atleta da "Athlos": - lotta - in greco. Qualcuno/a dovrebbe aiutarmi a trovare uno spiraglio in questo mistero. Qui, appena oltre quella rete tutto è tranquillo, pacioso, addirittura materno; le forme tondeggianti e prive di spigoli comunicano relax.
La gara per loro è sicuramente un pretesto per incontrarsi; già la definizione di "concorso", per il getto del peso femminile master mi pare troppo agonistica. Forse erano sedute tranquille sui gradoni ad attendere il ritorno di mariti e amici dalle loro lotte infernali. Forse un dirigente della società, sarà comparso davanti a loro, affannato, per supplicarle di aiutarlo: "abbiamo la gara del peso scoperta nella classifica per società, aiutatemi" - e loro, con calma, hanno trasferito la conversazione all'interno della gabbia, forse. Dice il saggio che i misteri non si spiegano; nei misteri ci si inoltra quando la curiosità insorge. Ma intanto il mistero rimane, forse per favorire una sana biodiversità nell'ambiente master.
 Il mistero rimane, a meno che, a meno che dall'interno dell'enclave una master talpa voglia interrompere la conversazione per svelarmi i segreti del master getto del peso al femminile. Ascolterei, "con viva e vibrante curiosità", ma non li rivelerei a nessuno, mai.

Il corridor cortese

Italiani Master Indoor: i 200 maschili

Primo titolo in entrata nella categoria per Andrea Marinoni, con 23"34. Tra gli M40 scudetto allo scrivente, mentre tra gli M45 solita disfida ad altissimi livelli. Dopo il titolo della sera prima, la sfida sembra concentrarsi tra Alfonso De Feo e Mauro Graziano, ottimo sui 60 piani, conclusi con un gran 7"23. Entrambi si ritrovano sulle corsie apicali della parabolica, quindi favoriti dalle corte discese rispetto ai propri conmpetitors. Graziano parte a tuono, raggiunge a metà gara De Feo e lo supera sulla salita. Ma De Feo reagisce e sfruttando l'impappinamento di Graziano sulla seconda discesa, si invola sul traguardo vincente. Poi arriva la doccia fredda: squalifica per fallo di piede. E il titolo finisce dritto-dritto sulla testa del meritevole Walter Comper, al suo primo tricolore da quando è tornato a calcare le piste. Meritato, visto che nonostante i tempi giganteschi sciorinati negli ultimi anni con i quali avrebbe vinto manciate di titoli in passato, a causa di un innalzamento del livello sismico senza precedenti della categoria, non era mai riuscito a mettere il petto là davanti per primo. 23"54 contro il 23"58 di Graziano. Grande prestazione di Maurizio Ceola tra gli M50: vittoria nettissima e record italiano avvicinato sino a 3 decimini. 24"80 il crono e 2° titolo sui 200 indoor dopo quello del 2007. 8 titoli totali, staffette comprese (4), e comprensivo di 2 titoli nelle prove multiple.
M55 nel nome del bresciano Ettore Ruggeri, che si vince lo scudetto in 25"32, 21° titolo italiano (che diventeranno 22 con i 400), 20 dei quali individuali. Nemmeno tanto lontano il 25"00 di Vincenzo Felicetti, che rappresenta l'attuale record italiano di categoria. 9 titoli italiani indoor, 5 dei quali sui 200. L'appena citato Vincenzo Felicetti si fa propri i 200 M60 con 26"98, aggiornando la propria sterminata bacheca di titoli. Con beneficio di inventario (ma il dato dovrebbe essere giusto) siamo a quota 75 titoli di campione italiano, due soli dei quali in staffetta. E al conteggio mancano i 400 e la staffetta di Ancona, che mi riservo di guardare come le carte a poker per non togliermi la sorpresa. Curiosità statistica: è dal 1990, ovvero 24 stagioni fa, che Felicetti annualmente vince almeno un titolo italiano. Una striscia senza precedenti, probabilmente. Il giorno che mi metterò a studiare queste chicche, vedremo se c'è qualcuno che potrebbe aver fatto meglio. 35 i propri titoli indoor, e 17° sui 200 indoor. Nel 2011 e nel 2012 non si era però conquistato questo titolo. 
M65: vince Livio Bugiardini con 27"54, di solo 2 decimi sul 400ista Rudolf Frei (27"74), e 3° titolo individuale per il marchigiano, l'ultimo dei quali lo vinse nel 2008. Il cremonese Romano Carniti arriva anche lui al terzo titolo individuale, dopo gli innumerevoli conquistati con le staffette dell'Ambrosiana. 30"46 il suo crono. La pimpante categoria M75 è nel nome (un pò a sorpresa) di Benito Bertaggia che supera nettamente (quasi 2") il quotatissimo Tristano Tamaro. 32"14 a 34"13. 4° titolo individuale per il piemontese, che si assomma ai 2 vinti dal figlio Danilo (fenomenale 400ista degli anni '90, con tanto di migliore prestazione italiani in qualche categoria giovanile). Luciano Mazzetto (M80) fa doppietta con i 60 vincendo in 42"84, mentre Alcide Magarini vince gli M85

14/03/13

Italiani Master Indoor: i 200 femminili - Mazzenga mondiale rimandato

Secondo titolo consecutivo di Chiara Camini (terzo di sempre) sui 200 indoor F35, che l'anno scorso coprì la distanza in 28"38 e quest'anno in 28"87. Nelle F40 ancora un tempone per Denise Neumann, a soli due cent dal crono che le aveva consegnato il titolo iridato l'anno scorso a Jyvaskyla: 26"31 contro il 26"29 lappone. Direi che è in forma la ragazza, e davanti ci sono ancora i campionati europei di San Sebastian. Bella prova anche di Cristina Sanulli, seconda con 26"93, che fino all'avvento della Neumann sarebbe stato record italiano. Il 26"31 è chiaramente il secondo tempo di sempre, che consegna alla milanese il 12° titolo italiano (due solo in questa edizione di campionati italiani), il 9° individuale, il 3° consecutivo nei 200 indoor, ma anche la terza doppietta consecutiva 60-200. Nella gara più partecipata dei 200 femminili, quella F45, la vendetta viene servita fredda da Marta Roccamo a Daniela Sellitto, che il giorno prima l'aveva battuta sui 60. 27"79 a 28"23, e 28° titolo italiano per la Roccamo (ma come dicevo ieri, con beneficio di inventario per quanto riguarda l'attività all'aperto). 16° titolo indoor (e questo dato dovrebbe essere giusto) e 8° titolo in 9 anni sui 200 indoor, titolo che non conseguì solo nel 2009. Tra le F50, dopo il fuoco-e-fiamme di inizio stagione, culminate col il record di 27"62 sempre sulla pista di Ancona, Annalisa Gambelli il titolo l'avrebbe avuto già in tasca sulla carta. Purtroppo per lei, una condizione evidentemente non più "super" come quella di inizio gennaio, e di contro le ottime condizioni di Marinella Signori, hanno reso fino all'ultimo il titolo in bilico: 28"34 a 28"51 comunque, per quello che è il suo primo titolo italiano master indoor. C'è da dire che entrambi i tempi sono inferiori al precedente record italiano di Gianna Lanzini, ovvero il tempo record precedente a quello corso dalla Gambelli prima degli italiani master. Dopo Neumann, doppietta 60-200 anche per Graziella Cermaria, con 31"70 e secondo titolo individuale intascato anche in carriera. Grande impresa tra le F60 di Anna Micheletti, che diventa la prima donna italiana over-60 sotto i 31" nei 200: 30"89 e naturalmente nuovo record italiano, estirpato dai piedi di Umbertina Contini, che nel 2011 a Gand aveva corso in 31"74. Proprio la Contini chiuderà la gara al secondo posto con 32"81. 25° titolo italiano indoor per la romana, che vince per la 9^ volta i 200 indoor, la 7^ consecutiva dal 2007 ad oggi. Anna Di Chiara vince come F65 il suo 7° titolo italiano indoor, con 39"36, ma il primo sui 200, mentre fa proprio il titolo F75 Teresina Tonazzo con 51"63, 3° titolo nazionale indoor per lei. E per finire ancora una volta Emma Mazzenga, che, come ricordavo ieri, è entrata nelle F80 e che di conseguenza riscriverà tutta la storia della categoria. 39"96 il suo tempo, che è il primo 200 corso da una F80 (quindi record nazionale), benchè non sia il primo corso da una donna italiana sopra gli 80 anni, registrando le statistiche la presenza di una F85. Ebbene quel tempo sarebbe anche il record europeo e soprattutto mondiale, visto che l'attuale record di categoria è fissato a 41"34. Prima donna anche sotto i 40? Macchè, purtroppo la Mazzenga è nata in agosto, e i record internazionali per lei varranno solo in seguito a detta data. Comunque 35° record italiano per la Mazzenga di cui ho contezza, che con questo passa a 25 record italiani attualmente attivi. 40° titolo italiano indoor, prima del 41° che arriverà dai 400 (anche se cronologicamente ha vinto prima i 400 che i 200).

13/03/13

Riflessioni atletiche: i mille risvolti di una gara

Eh sì, con il passare del tempo, sto diventando sempre più unico; roba da collezione, come tutte le cose antiche; capisco però che l'unico collezionista a cui posso interessare sono solo io. Ma, nonostante tutto, provo ancora l'esigenza di confrontarmi e a prevalere è il richiamo della competizione, il confronto con i miei pari età. 
So' di mettere in conto la possibilità di fallire, se accade, soprattutto quando penso di aver corso male o son certo che potevo davvero fare di più, allora mi metto in lutto, assolutamente inconsolabile, mi assale addirittura il dubbio che forse sto invecchiando. Ma poi, trascorsi i tempi della "elaborazione", ritorno ad essere un'entità sociale con cui è possibile anche comunicare.
Comincio a pensare alla gara successiva, al riscatto, alle correzioni da apportare all'allenamento e anche a quelle da apportare alla mia testa. Però, quando capita di raggiungere la meta che mi sono prefissato, anche non nell'Atletica naturalmente, è un po' come poter toccare la perfezione, mi sento gratificato e appagato; è gioia. 
Ad ognuno di noi è capitato di non essere al meglio della forma o di patire qualche particolare fastidio. Se decidiamo di gareggiare mettiamo in conto che c'è una possibilità di vincere, ma anche di non riuscire a raggiungere l'obbiettivo che ci eravamo dati; in questo caso dobbiamo accettare il verdetto della gara, senza accampare scuse che possono solo far male alla nostra dignità. 
Jorge Luis Borges diceva che "c'è una dignità nella sconfitta che difficilmente appartiene alla vittoria". Ce lo ricorderemo tutte le volte che non saremo noi a vincere. Non è vero che l'età diluisce l'emozione o l'agitazione che precede una gara, non è proprio così, almeno per quel che mi riguarda. Cerco di nascondere almeno all'esterno la mia ansia per evitare il ridicolo, ma internamente è un ribollire di pensieri e agitazioni nascoste. 
Naturalmente non tutte le gare hanno la stessa importanza, capita anche di utilizzare le gare come allenamento e dunque la carica nervosa e il dispendio fisico in questi casi risulta ridotto. Le energie migliori posso anche usarle per fare tante altre cose al di fuori della pista. 
Alle gare che reputo importanti però riservo un approccio adeguato. Nei giorni antecedenti la gara decido di indire le giornate del risparmio di energie: le mie. Nel contempo inizia il processo di raccolta di tutte le energie disponibili: fisiche, mentali e, se possibile.. anche cosmiche. 
Ma il giorno della gara, come sempre, ecco i soliti subdoli dubbi: mi sembra di essere stanco; forse la giornata è un po' troppo umida; la pista mi pare un po' troppo dura; le scarpe nuove non le sento ancora mie, è ricomparso quel leggero fastidio all'adduttore, forse ho iniziato il riscaldamento un po' in ritardo... 
I filosofi greci, pare non tenessero in gran considerazione il turbamento dell'emozione, poiché correlata agli organi di evacuazione. Non sono sicuro che il pensiero greco classico si sia espresso anche sul come evitare l'emozione o almeno i suoi effetti secondari; se anche fosse, io ancora non l'ho letto e percepisco uno stimolo conosciuto; forse è meglio che vada in bagno...  - "Non andare a orinare, mi raccomando!!"  -. Così, da ragazzo, mi ammoniva il mio primo allenatore; "la tensione bisogna trattenerla, non scaricarla prima della gara"; e capivo che non si trattava di un consiglio, il tono era quello della minaccia. Naturalmente la mia prostata era molto più giovane! 
Tutto il possibile (ma lecito!) deve essere messo a disposizione per l'ottenimento del miglior risultato; così, la giusta tensione, se non c'è, la si va a cercare. Ricordo un grandissimo velocista italiano che prima della gara, in spogliatoio iniziava a picchiar pugni contro il muro, condendo il movimento con giaculatorie collaudate. 

Tutto serve; ma ecco: il momento topico è arrivato, siamo quasi pronti, abbiamo controllato nervosamente stringhe o velcri da tirare, corroborato di pacche i numeri adesivi, o ci siamo punti con le solite intramontabili spille (che ci sopravviveranno ), verificato anche il posizionamento dei blocchi e la loro tenuta, fatti i tre saltelli di rito; ma ecco che accade quello che in un istante... mi fa scendere le calzette. Capita infatti che qualcuno, partendo nella tua serie dei 100, già dietro i blocchi, in attesa del - "ai vostri posti" - con l'adrenalina che ti spinge le sfere oculari fuori dalle orbite.. pensa che sia bene fare gli auguri a tutti e di insistere per darti "il cinque". Va beh, coraggio, un ultimo rapido sguardo di sfida lungo la mia corsia, fin là, al traguardo. 

Si va, il cuore batte e gli automatismi mi portano a sistemarmi sui blocchi con la solita collaudatissima procedura. Quattro passi per superare di due i blocchi, mani a terra e arretramento della gamba sul secondo blocco con giusta posizione e verifica del carico sullo stesso. Sistemazione del piede sul primo blocco e pulizia delle mani. Posizionamento delle mani a filo della linea bianca, un bel respiro sancisce il collegamento esclusivo con lo starter. 

Pronti: i piedi caricano i blocchi in modo che non possano arretrare nemmeno di un millimetro per cercare ulteriore appoggio al momento della partenza. Sono un filo sottilissimo, teso al massimo, fino al micron precedente la rottura. 

Lo sparo, viaaaa, basso, fulminante, con il giusto assetto mi dileguo come un palloncino gonfiato al massimo a cui di colpo sciolgono il nodo, anche se io non perdo aria, per ora. Ai trenta inizio a sistemare la posizione di massima velocità (si, si dice così al di là della velocità raggiunta), ho la prima sensazione del posizionamento degli avversari. Un rapidissimo, e forse inconscio, controllo di piedi, ginocchia, busto, braccia, tutto composto senza irrigidirmi ma tutto al massimo; mantenere, mantenere senza provare ad esagerare. Infine, la "sofferenza" degli ultimi metri (e qui chiedo scusa ai quattrocentisti) e la coordinazione per la piega del busto, giusto sulla linea del traguardo. 

Ecco il primo ampio respiro assieme alle prime immediate sensazioni, i complimenti agli avversari comunque sia andata. Il lento ritorno con gli ultimi sbuffi di tensione e qualche attimo di gara che, senza essere chiamato, ricompare. Il cambio delle scarpe provando a ripassare lo scorrere della gara; e poi quel po' di souplesse che permette più che altro di lasciar defluire le ultime gocce di adrenalina. Questa è la descrizione di ciò che mi accade prima, durante e subito dopo un cento metri. Sarebbe abbastanza diverso se dovessi provare a descrivere un duecento o una frazione di staffetta. Ogni gara o concorso presuppone un diverso e personalizzato approccio. 
Ogni atleta prova sensazioni differenti e mette in campo esperienze e metodi assolutamente personali, anche se esteriormente simili. E' probabile che si tratti di piccole differenze, ma è anche con queste che ci si confronta. Negli allenamenti si gioca a carte scoperte, poiché sono visibili a tutti. 
Tutto ciò che accade nella nostra testa, rimane invece assolutamente personale, quasi mai se ne parla, appartiene solo a noi, alla nostra parte profonda. Quando capita di vincere o perdere per uno o due centesimi, spesso risulta determinante proprio questa componente intima. E' questa che assiste e sorregge ognuno di noi o meglio ognuno dei nostri tendini, dei nostri muscoli, per il raggiungimento della miglior prestazione nella competizione. E' la testa la parte più importante e caratterizzante nella gara e nell'allenamento di ognuno di noi. Tra l'altro studi recenti dicono che al nostro cervello piacciono le sfide. Le gare poi, e i loro risultati, sono brevi e concentratissimi racconti delle fatiche che li hanno preceduti. 

Il corridor cortese