08/07/12

4x100... A sua insaputa

Sulla Gazzetta dello Sport di oggi si legge una frase rapida ma incredibilmente risibile: il responsabile del settore velocità, Filippo Di Mulo, il mai-epurato nonostante gli sfracelli combinati, invece di rimanere in religioso ed ecumenico silenzio, se ne esce con una sparata sul quotidiano rosa dove di fatto scarica tutte le responsabilità di quanto è avvenuto in questi ultimi mesi sui "bambini" della 4x100. Le sue colpe rimangono a zero. La frase? "Ma il gruppo resta composto da bambini privi di professionalità". Affermazione esilarante. Chiaramente, come è noto, tutto negli stessi mesi è avvenuto a sua insaputa. Mentre lui si voltava a guardare il Colosseo, gli altri gliela facevano alle spalle. Le scelte cervellotiche (chiamiamole così...) sulla composizione delle staffette, gliele facevano a totale sua insaputa. Lui le subiva e cercava di mettere i cerotti. Le convocazioni di atleti e atlete che nemmeno si cimentavano ai campionati italiani, se le trovava già sul tavolo e lui era costretto a far buon viso. La convocazioni di atlete oltre il 30° posto delle liste italiane dell'anno, poi schierate ad un Europeo, erano dei veri e propri fulmini a ciel sereno per lui, tanto da chiedersi chi glieli avesse spediti. Le primedonne della 4x100 tramavano alle sue spalle, rompendo il clima del gruppo, e lui, poverino, si trovava da solo a perfezionare la scienza del cambio perfetto. Il caos dello sprint in maglia azzurra ha quindi un nome e cognome: già, ma chi? Il problema è capire chi sia il cospiratore che all'insaputa di Di Mulo abbia permesso tutto questo. Grazie al cielo l'insaputezza di Di Mulo è stata ben compresa dalla Fidal e dal CT Uguagliati, che infatti non lo hanno mai rimosso e nemmeno mai messo in dubbio il suo ruolo. Logico no? L'avrei fatto anche io. Ma allora è tutta colpa di quei bambini cattivi privi di professionalità? Probabile. Ma finalmente se n'è accorto, e lo ha dichiarato al mondo. 
Ora, dopo queste affermazioni, per punizione a tutti quei bambini, sarebbe il caso di non mandarli in gita a Londra. E chiaramente ad insaputa dello stesso Di Mulo, non portare nemmeno lui. 

Italiani Assoluti: non proprio come i trials americani...

R. Donati lascia la pista dopo la squalifica nei 100
foto G. Colombo/Fidal
Con uno sparuto gruppo di internauti abbiamo seguito via simil-chat la diretta di Raisport1 dei Campionati Italiani Assoluti di Bressanone. Ma l'anno scorso erano stati davvero così scialbi come quest'anno? Sarà stato solo merito del vento? Di sicuro si può dire come siano la degna prosecuzione delle figuraccia internazionale di Helsinki: ne un centimetro meglio, nè uno peggio. La stessa. A peggiorare il panorama, l'idea elitaria che la Fidal vuol dare ad una manifestazione che nasce asfittica, anemica, senza alcun sussulto di entusiasmo che potesse rivitalizzarla: I minimi, nonostante tutto, in alcuni casi sono addirittura stati abbassati, rendendo il campionato italiano una sorta di campionato "a serie" o con finali dirette. Ma allora si portino solo 8 concorrenti per gara e uccidiamolo così. L'elemento ironico è leggere che "lo sprint accende la prima giornata" sul sito della Fidal. L'accende? Pensavo l'avesse spenta la prima giornata. O hanno visto qualche cos'altro? Non si può sempre dar da vedere una cosa che non è. 

100 uomini: la commedia infinita - I 100 maschili hanno dimostrato infatti una volta in più che razza di tensioni superficiali ed intestinali vi sano tra "nazionali". Personalmente la cosa mi diverte, perchè sono tsunami in una brocca d'acqua, anche se mi rendo conto che per qualcuno gli effetti di questi tsunami potrebbero compromettere una partecipazione olimpica e di riflesso un'intera carriera. Di sicuro Londra se l'è giocata un pupillo dell'ancora non-epurato Di Mulo (l'unico sport dove i tecnici, e segnatamente questo, non pagano mai), Roberto Donati, uscito per falsa partenza... sancita dal sensore collegato ai blocchi (ipse dixit). Piccola diatriba con i presenti e mesto avvio polemico verso gli spogliatoi. Entro parzialmente nel merito, anche se è innegabile il movimento pre-sparo che probabilmente ha attivato Tumi, come l'ingombrante precedente Blak-Bolt a Daegu '11, ma con un finale diverso. C'è da dire che se la partenza fosse stata "buona" Donati si era già fatto autogol con una partenza invalidante, dovuta proprio al rinculo. Amen. La gara, ritardata da queste amenità di diversi minuti, si traduce poi nella vittoria di Fabio Cerutti con 10"43 con 2,2, più abile a sfruttare la propria arma convenzionale: la partenza. Simone Collio giunge secondo e mai capace di impensierirlo con 10"48 a pari merito con Jacques Riparelli, che dopo una brutta partenza (strano... replicata quella della prima falsa) si è gettato alla rincorsa forsennata dei fuggitivi troppo tardi. Occasione sprecata dopo il 10"27 in batteria che lo aveva decretato "favorito". Per Fabio Cerutti una vittoria... silenziosa. Ma l'han poi fatta la foto di gruppo sul podio? Non ne trovo traccia... Emanuele Di Gregorio, che ha grippato a metà e si è lasciato sciabordare al traguardo in 10"96, ora rischia il posto nella terza parte della commedia, a scapito di Davide Manenti che nella 4x100 vincente Aeronautica ha tirato un bella cannonata proprio in terza e (almeno) visivamente correndo più forte di Marani. Ora, in ottica staffetta (la vera soap-opera dell'anno.... Un posto al sole atletico in tutti i sensi), visto anche l'amore reciproco osservato sul podio tra i vari attori protagonisti, unito alla gestione tecnica di fatto impresentabile, sarebbe bene, come suggerito da qualcuno, una non-convocazione della 4x100 alle Olimpiade: un regalo a tutti, anche a noi. Un segnale. A me no, perchè su questa querelle ci ho costruito pagine memorabili di prosa. Ma farei volentieri questo sacrificio...

100 donne: Ale Alloh, Ale Alloh!! - I 100 femminili hanno giustamente consegnato l'alloro tricolore Audrey Alloh, giusta consacrazione di una stagione senza "altissimi", ma con parecchi medio-alti e un inusitato incaponimento seriale con il tempo di 11"48. Quante volte l'ha corso (con gli 11"49 e gli 11"50)? 5, 6? 7? Così le sue concorrenti già prima di partire sapevano che avrebbero dovuto correre meno di quel tempo per vincere... macchè. 11"55 per Giovanetti e Amidei. Si è rivista infatti una Martina Giovanetti da sbarco in Normandia, che fino all'ultimo micron ha insidiato il posto d'onore dell'altra favorita Martina Amidei. Ma il tasso tecnico generale è stato davvero povero... 12"12 per entrare in finale e solo in 5 sotto i 12" nella medesima finale. E il vento non spirava contro monsonicamente. Guardando la Alloh correre ho compreso quanti margini di miglioramento ha la ragazza. 

110hs: Dal Molin la mietitrebbia umana - I 110hs ci tolgono l'ebbrezza della sfida Abate-Dal Molin, per un problema di Emanuele prima della finale. Così Paolone Dal Molin come al solito devasta il campo di gara come un tornado forza-4, trinciando gli ostacoli come una mietitrebbia umana. Oh, Paolo, qualche ostacolo ogni tanto lascialo in piedi... Nonostante la corsa ad ostacoli con gli ostacoli, 13"74. Altro titolo italiano, che non fa mai male. Al secondo posto assume sempre più spessore Samuele Devarti... 13"93 davanti a Stefano Tedesco con 13"94

100hs: Caravelli doma la sempre più pericolosa Cattaneo - Anche al femminile il vento l'ha fatta da padrone. Ma Marzia Caravelli ha rintuzzato ancora una volta l'attacco ormai tambureggiante di Micol Cattaneo, che in batteria aveva osato passarla. Come è giusto che sia, titolo molto importante per Marzia, che deve recuperare qualche anno "perso" con la storia. Fa bene: molti atleti hanno concluso la propria carriera trovandosi tra le mani un pugno di sabbia nonostante siano stati tra i più fenomenali atleti italiani di sempre. Ma nel domani non si guarderà ai tempi, e a meno di vincere medaglie internazionali, il peso specifico nella storia sportiva la faranno i soli titoli italiani. Con più di un metro e mezzo di vento contro 13"15 a 13"20 e Veronica Borsi a 13"28, al ritorno dopo l'infortunio... cosa ci siamo persi per un paio di mesi: una sfida a tre. Caravelli fa suo il titolo che gli era stato negato a livello indoor, e che aveva fatto tanto discutere. Giulia Pennella, la 4^ della quadriga ostacolistica 2012, 13"43

Mezzofondo: niente di nuovo sotto il sole - Christian Obrist ed Elisa Cusma si aggiudicano due 1500 tattici... di Obrist posso ammettere di essere pure contento: da fuori sembra ragazzo molto serio e umile. Ha tenuto a galla il mezzofondo azzurro praticamente per un lustro da solo...  ora, dopo un paio di anni tribolati, sta ritornando ai suoi livelli anche se un pizzico sotto... ma tanto gli basta per essere ancora il n° 1 della specialità. Elisa Cusma vince invece l'ennesimo titolo, battendo la veterana Eleonora Berlanda e la rampante Margherita Magnani che si è fatta infinocchiare di giustezza proprio dalla poliziotta. Magnani è comunque il nome nuovo, l'unica che abbia una "prospettiva" oltre la Cusma. Sempre mezzofondo: bello sfidone sui 5000, con un finale a cornate tra Abdellah Haidane e Stefano La Rosa, concluso a favore di quest'ultimo con un tempo poco sopra i 14'. 

400hs, batterie, la strana sparata di Bencosme - Bencosme De Leon si doveva far probabilmente perdonare delle batterie di Helsinki e liberato dalla fastidiosa presenza dei giudici finlandesi ha piazzato un 49"95 che lo avrebbe portato dritto-dritto in finale. In evoluzione. Non capisco solo perchè tirare in questo modo le batterie, ma evidentemente ne ha tanta. Vedremo la finale. Spero solo non sia stato un ordine di qualcuno della Fidal che chiedeva qualche prova di affidabilità. 

Salti maschili: rimane solo Stecchi nell'asta? - lungo dominato dagli over-30. Nell'asta maschile ormai c'è un uomo solo al comando, ovvero Claudio Michel Stecchi. Squagliata la concorrenza, Gibilisco ormai ridotto a comparsa da pedana da tardo impero dopo una carriera inimatibile, non ci rimane che lui contro il mondo. Ma il mondo, si è visto, veleggia ormai vicino ai 6 metri (come dire: Bubka è avanti ancora 20 anni). Nel lungo l'assenza ormai peregrina di Howe si traduce in un caos primordiale di ruoli. Non esiste più un "lunghista" vero e proprio italiano, più forte degli altri, da 8 metri, da sparare nel consesso internazionale. Esistono una pletora di atleti da 7,50 che ogni tanto arrivano a lambire i 7,80 e, con un bel pò di vento, anche gli 8. A Bressanone vince addirittura un triplista come Fabrizio Schembri con 7,67. Al secondo e al terzo posto atleti ultra meritevoli ma in età da master: Hatem Mersal (1975) con 7,65 (due soli centimetri dal titolo), e Francesco Agresti (1977) con 7,52. Specialità da rifondare.

Salti femminili: finalmente Vitobello - triplo di La Mantia, ma Pacchetti spara un over-14... ventosoL'alto femminile invece ha dimostrato di essere una delle specialità tecnicamente più vive. Assenti Di Martino (che non si sa ancora a che punto sia nella riabilitazione) e Trost, finalmente grande prova di Chiara Vitobello con 1,89, nuovo record personale per una ragazza che è sempre stata uno di quei fenomeni giovanili in attesa di imporsi definitivamente. Tra l'altro saltato alla prima. Secondo Raffaella Lamera con 1,86. A metà classifica naufraga invece Elena Vallortigara con 1,76. Una federazione seria non l'avrebbe mai abbandonata... così come tutti i talenti, non si abbandonano quando si infortunano o quando in una stagione non sono andati come ci si sarebbe aspettati. Si seguono sempre nell'età giovanile. Ma a questa federazione interessano, come è noto, solo le medaglie subito-e-adesso. Nel triplo femminile nessuna difficoltà per Simona La Mantia, prima in 14,24 ventoso e un 14,09 con vento nullo... ma ecco incredibile ma vero, alle sue spalle, un 14... il 14,08 di Cecilia Pacchetti! Ventoso... 3,0 il dato preciso. Era dai tempi della Martinez che non si vedevano due italiane sopra i 14, anche se ottenuti in queste circostanze ventose. Probabilmente senza quel vento la Pacchetti avrebbe ottenuto il sui miglior salto personale di sempre: escluso il 14,08, infatti, nella serie il salto più lungo è un 13,35 con 2,2, mentre nei due salti con vento regolare si registra un 13,04. Ipotizzabile quindi nel 14,08 abbia trovato l'equilibrio perfetto di un gesto difficilissimo. Terza la quarantenne Barabara Lah, che nei giorni precedenti aveva ottenuto il record mondiale F40. 13,72 ventoso per lei... meglio della D'Elicio e di Maria Moro. Bella gara di triplo, forse una delle più belle viste nella prima giornata, anche se il vento è stato... un fattore non secondario.

Lanci maschili: in 5 sopra i 70 metri nel giavellotto, Puccini 76,42 - Peso ormai invaso dai master -  il vento che soffiava contro sul rettilineo finale, ha sicuramente influito un minimo sulla gara di giavellotto maschile, che si disputava contro-vento. E così si è assistito ad un evento più unico che raro, ovvero una gara italiana con ben 5 atleti oltre i 70 metri. Primo il giovane Giacomo Puccini, con 76,42, nuovo record personale migliorato di oltre un metro e mezzo. Vittoria all'ultimo lancio... secondo Norbert Bonvecchio, primo fino alla salva finale con 75,82, terza prestazione personale di sempre, ad un metrino dal PB. Quindi Leonardo Gottardo con 73,06 (prestazione un pelo sotto a quanto ci sarebbe aspettati visto quello che si è visto). E poi ancora Almanio Romano con 71,78, e Roberto Bertolini con 71,25. Il peso maschile invece è, secondo me, sconfortante. Un ragazzone di 42 anni domina letteralmente da anni e non c'è nessun giovane che riesce ancora a metterlo in difficoltà. La riflessione lata è invece che la sfida avviene poco sopra i 18 metri, cioè nel terzo mondo pesistico, dove ci sono nazioni come gli USA che hanno oltre una decina di atleti sopra i 20, e probabilmente una 30ina oltre i 19. Detto che Secci è ormai l'erede designato, c'è anche da dire che dopo Secci non c'è null'altro di promettente, o così promettente. Su un ragazzo di 20 anni il peso di una specialità ormai sulla black list del WWF. Così, zitto-zitto, Paolo Dal Soglio guadagna il millesimo titolo italiano di una carriera che sembrava aver raggiunto l'apice a fine degli anni '90, inizio XIX secolo, e che invece, come la luce delle stelle, continua a risplendere ad anni di distanza. Primo Dal Soglio, poi Secci, poi Dodoni, altro 40enne... e i giovani dove sono?

Lanci femminili: Salis sopra i 70 finalmente - Apostolico convincente - Tamara Apostolico, dopo la nuvola nera di Fantozzi che ha imperversato su di lei a Helsinki, torna a lanciare vicino ai 60 metri: 58,62, e secondo me tra una-due settimane supera i 60... scommettiamo? Terza prestazione personale di sempre, e la certificazione, se ancora ne avessimo avuto la necessità della conferma, che il problema dei lanciatori italiani non è la loro bontà, ma proprio il taper per-gara, ovvero il periodo di preparazione che porta all'evento clou della stagione: un paio di settimane dove l'evento viene finalizzato. Come visto e descritto illis temporibus, ad Helsinki c'è stata un'imbarazzante serie di prestazioni vicine alle peggiori della propria stagione da parte dei lanciatori italiani. Domanda che il settore tecnico avrebbe dovuto porsi? Porquè? Perchè 7 lanciatori italiani su 9 (ma anche i due migliori, nonostante la medaglia e la finale, non hanno particolarmente brillato) arrivano all'evento clou, e steccano in maniera così pacchiana la gara? Potrà mai essere solo lo stress da evento? Poi, passata la gara, come dimostrano questi campionati italiani, tornano a lanciare come nella media di prestazioni (se non al meglio) delle proprie prestazioni? La risposta? Taper. Ora, probabilmente subiranno il rimbalzo prestativo in un periodo dove ormai non serve più... E difatti, ecco l'altro esempio di Silvia Salis nel martello: 70,18

07/07/12

L'armata rossa marcia su Londra... donne: 200 in 22"19, 400 in 49"16, 400hs in 53"40, Chicherova 2,03

Nella Rieti russa, Cheboksary, risultati clamorosi dai campionati sovietici... stranamente sono stati piazzati un paio di giorni dopo gli europei, a dimostrazione di quanto interessasse fossero intrisi i russi sul partecipare e ben figurare alla massima manifestazione continentale. Appunto... Zero. Devastanti le donne: cosa avrebbero combinato ad Helsinki? Tempi assolutamente di valore già olimpico a meno di un mese da Londra.

Nella velocità femminile si vedono già cose da far corrucciare la fronte ad americane e jamaicane. Tolti infatti i 100 (Yalizaveta Savlinis in 11"40... mancano ancora le eredi di Irina Privalova) sui 200 bordata di Aleksandra Fedoriva con solo 1,0 contro: 22"19! 15° tempo all-time in Europa, quarto russo di sempre (dietro a Privalova, Galina Malchugina e Natalya Bochina) e 5° tempo mondiale dell'anno, dopo Felix, Richard-Ross, Shelly Ann Fraser e Cammmelita Jet-Jeter. Dietro la Fedoriva 22"49 di Natalya Rusakova... e altre 3 sotto i 23".

Ma assolutamente inconcepibili sono stati i 400 femminili. Ad Helsinki, per trasposizione logica, abbiamo assistito proprio ad una gara regionale... Questo è il risultato:

1.Antonina KRIVOSHAPKARUS8749.161233WL, PB
2.Yuliya GUSHCHINARUS8349.281229PB
3.Tatyana FIROVARUS8249.721213PB
4.Natalya NAZAROVARUS7950.071200
5.Anastasiya KAPACHINSKAYARUS7950.371189SB
6.Kseniya VDOVINARUS8750.521184
7.Lyudmila LITVINOVARUS8550.821173
8.Yelena MIGUNOVARUS8451.901135

Addirittura 3 atlete sotto i 50"! 7 sotto i 51"! Due 4x400 sulla carta da podio olimpico! Antonina Krivoshapka assolutamente devastante! Miglior tempo mondiale dell'anno con 49"16: e non può fare paura, visto che nei due turni precedenti alla finale aveva corso in 50"39 e 50"05. Settima europea di sempre e terza russa all-time dietro ad Olga Bryzgina e Olga Nazarova. La seconda, Yuliha Gushchina, 49"28 in finale ma anche 49"56 in semifinale... La terza, Tatyana Firova: 49"72 in finale, ma anche 49"76 in semifinale e 50"57 in batteria. Ed io che pensavo che scendere sotto i 50" fosse cosa da vedere poche volte in un anno...

Gli 800 donne hanno vissuto l'ultimo evento, la finale, "quasi" tatticamente:

1.Yekaterina POISTOGOVARUS911:58.151186
2.Yelena ARZHAKOVARUS891:58.471180
3.Yekaterina KOSTETSKAYARUS861:58.831174
4.Yelena KOFANOVARUS881:59.181168
5.Tatyana MARKELOVARUS882:00.301148
6.Irina MARACHEVARUS842:00.881138
7.Oksana DYOMINARUS902:01.391129
-Mariya SAVINOVARUS85DNS

Sorprende l'assenza della Savinova in finale. Ma la vera "stranezza" sono state le batterie. Cose da Enigmi Alieni: prima batteria, Yekaterina Kostetskaya 1'57"46. Terza batteria, Yelena Kofanova 1'57"77. Quarta batteria Yelena Kofanova 1'57"67; Sesta batteria Mariya Savinova 1'57"42. Ma... che stavano combinando? Forse la formula... 7 batterie per soli 8 posti in finale, senza semifinali, che dopo il risultato a sensazione della Kostetskaya nella prima batteria, ha costretto tutte a tirarsi il collo. Tempo d'accesso alla finale: 2'00"13... mai visto nemmeno alle Olimpiadi.

1500 metri sulla stessa falsa riga...

1.Yekaterina KOSTETSKAYARUS863:59.281211PB
2.Yekaterina MARTYNOVARUS863:59.491210PB
3.Tatyana TOMASHOVARUS753:59.711208SB
4.Yelena SOBOLEVARUS824:00.091205SB
5.Natalya YEVDOKIMOVARUS784:01.851191SB

Nei 400hs cannonata di Natalya Antiukh: 53"40 e miglior tempo mondiale dell'anno. 102^ prestazione mondiale di sempre. Ma lei vanta un 52"92 e rientra nel ristrettissimo club delle atlete mondiali riuscite a scendere sotto i 53".

Nei salti si rivede dopo un lunghissimo silenzio pre-olimpico Anna Chicherova: 2,03 e miglior prestazione mondiale dell'anno. Ma alle sue spalle Svetlana Shkolina arriva al personale con 2,01 mentre Irina Gordeyeva 1,99. Nel lungo si superano addirittura i 7 metri: 7,06 di Yelena Sokolova, 279^ prestazione mondiale di sempre e 31^ europea all-time. La notizia però arriva dal triplo, che segna il ritorno, nell'anno olimpico, di Tatyana Lebedeva: 14,68 e vittoria ai campionati russi... la vedremo quindi a Londra?  


Nel peso la certificazione che a Helsinki, pur dando torto agli assenti, si è assistito ad una gara "monca":

1.Yevgeniya KOLODKORUS9020.151184
2.Anna AVDEYEVARUS8519.001114
3.Irina TARASOVARUS8718.961112
4.Anna OMAROVARUS8118.681095

Disco femminile illuminato dal razzo tracciante di Darya Pischalnikhova: 70,69!! Primo over 70 della stagione. 115^ prestazione mondiale di sempre. Un metro e mezzo meglio di Nadine Muller e Sandra PerkovicAltra miglior prestazione mondiale dell'anno nel martello: ancora lei, Tatyana Lysenko, 78,51. Anche qui, gara dal sapore londinese:

1.Tatyana LYSENKORUS8378.511231WL, PB
2.Gulfiya KHANAFEYEVARUS8276.041191SB
3.Mariya BESPALOVARUS8674.911173PB
4.Anna BULGAKOVARUS8874.021158PB
5.Oksana KONDRATYEVARUS8572.221129PB


Nell'alto maschile, incredibile Ivan Ukhov: 2,39, misura da terremoto di magnitudo 6,7 Richter. Ma c'è da dire che quella pedana di Cheboksary deve essere particolarmente elastica: anche in passato da lì sono arrivate misure degne del misterioso salto in lungo di Robert Emmian (8,86) nella tundra di Tsakhkadzor. Il secondo russo di Cherboksary è stato Andrej Silnov che sgattaiola oltre i 2,37, Aleksandr Shustov 2,35; Aleksey Dmitrik "solo" 2,33... fuori da Londra. A questo proposito forse la IAAF dovrebbe prevedere dei pass olimpici in più quando gli atleti sono talmente forti da non garantire in loro assenza la massimizzazione dell'evento agonistico. Il 2,39 è la 25° prestazione di sempre all'aperto:  non si saltava così in alto addirittura dal 2000, quando l'altro russo Vyacheslav Voronin saltò 2,40. Negli ultimi 12 anni solo una volta si è saltato di più quindi e quel 2,40 fu l'ultima volta in cui un uomo valicò l'asticella oltre quella misura, situazione avvenuta in 24 circostanze (17 volte della quali per piede di Javier Sotomajor). Sempre nei salti, 8,24 con 0,2 per Aleksandr Menkov nel lungo.

Nei 400 addirittura una manciata di atleti sotto i 46": migliore Maksym Dyldin, classe '87, sceso addirittura a 45"01, a una 40ina di centesimi dal record sovietico di Viktor Markyn (44"60 ottenuto nel lontano 1980). Nelle liste all-time dovrebbe avere davanti oltre a Markyn, anche la meteora Anton Galkin (44"83 nel 2004). Terzo russo di sempre, quindi, con beneficio di inventario. Comunque... russi che al quarto posto piazzano un 45"43, e che già a Pechino avevano dimostrato che con atleti da poco meno di 46" si riusciva a correre in 2'58" la 4x400. Noi corriamo 10" più lenti con atleti solo un pizzico più lenti: è un mistero di Kazzenger. Maksim Sidorov cannoneggia il peso a 21,51, mentre Kirill Ikonnikov supera gli 80 metri nel martello: 80,71 e nuovo PB. 

05/07/12

Fabrizio Donato bello solo di notte (come Boniek) per Pagnozzi

Secondo me al CONI sono messi pure peggio che alla Fidal. Alla Fidal si è all'anno zero, lo si è capito da tempo, e il futuro è nero come la pece: nemmeno all'orizzonte si vedono persone non  dico giovani, ma con idee giovani e soprattutto non-riciclate. Al CONI, sinapsi tra il mondo della peggior politica e il mondo dello sport, sembrano siano messi pure peggio. Direte: e te credo, con quei referenti in politica... Ora, non è bastato il peggior presidente di sempre, Gianni Petrucci, che ha la responsabilità morale di non aver mai commissariato la Fidal nonostante i disastri sportivi perpetrati, e che, incredibile ma vero ha avuto pure l'ardore di sostenere che gli Europei dell'Italia gli sono pure piaciuti (probabilmente non capisce nulla di atletica o molto più probabilmente continua a salvare il popò di Arese e tutto quello che rappresenta, comprese tutte le sponsorizzazione dell'Asics alle più svariate federazioni sportive... sarà mai per questo che negli statuti vietano i conflitti di interessi?). 
Ci si è messo infatti anche il  candidato alla prossima Presidenza del CONI, Lello Pagnozzi (attuale Segretario Generale... per la serie, tutto cambia per non cambiare) che sulla Gazzetta dello Sport di oggi ha avuto l'incredibile cattivo gusto di fare affermazioni che la dicono lunga su come saranno le prospettive dello sport più nobile. Infatti, vendendo bene di non criticare le cazzate di Petrucci sulla buona prestazione dell'Italia a Helsinki (che nella classifica a punti è riuscita a fare pure peggio di Barcellona '10), ha affermato testualmente, alla domanda su come fosse andata l'atletica agli Europei: "Il giudizio non merita di essere negativo". E vediamo subito perchè: "c'erano assenze importanti a partire dalla Di Martino". E poi, signor Pagnozzi? Chi erano gli altri assenti che avrebbero potuto vincere medaglie... dopo la Di Martino? In realtà, NESSUNO, visto che Marcia e strada erano stati preventivamente edulcorati dai campionati europei. L'Italia ha presentato la formazione più forte attualmente schierabile, è giusto sottolinearlo e sicuramente Pagnozzi non lo sapeva. O dobbiamo tornare ancora sul povero Howe, che, per inciso, al momento non avrebbe di certo vinto alcuna medaglia sui 200? Tant'è, o Pagnozzi conosce una situazione dell'atletica oscura, segreta?  
Ma la frase assolutamente destabilizzante e imbarazzante è questa: "Se poi Donato la smette di fare il bello di notte come accadeva a Boniek... con un salto come quello di Helsinki può pure puntare all'oro". Il bello di notte? Se la smette? Boniek? Ma che diavolo sta dicendo?
La frase ha una sua genesi, nel senso che Boniek, calciatore polacco della Juventus degli anni '80, era solito giocare grandi partite in Coppa Campioni (il mercoledì sera) e di cadere in depressione durante il campionato. Da qui, appunto, l'epiteto di "bello di notte". Quindi un'accezione metà positiva ma... metà negativa, nel senso che prevede un'alternanza di prestazioni. E' da capire anche in questo caso quali informazioni abbia a disposizione Pagnozzi, ovvero quando ritiene che Donato faccia il brutto di giorno. Non mi risulta che negli ultimi anni Donato abbia avuto tutti questi momenti negativi da dover "smetterla" di fare il Boniek della situazione. Stiamo parlando del secondo triplista italiano di sempre (bisogna comunque rendere onore alla medaglia olimpica e al record del mondo di Giuseppe Gentile a Messico City '68), mica di una meteora con una rivoluzione intorno al Sole di mezzo milione di anni, come tanti altri. Forse qualcuno (non penso Petrucci, che dell'atletica non gliene frega assolutamente nulla) dovrebbe riferirglielo. 
Infine gran toccata di zebedei in Alto Adige sulle affermazioni finali riferite all'atletica... Schwazer? Lo sport è fatto di leggende e lui ha tutto per diventarlo.
Povero sport italiano. 

03/07/12

La Di Martino al 50% a Londra?

Secondo il quotidiano il Mattino di Napoli in edicola oggi, le possibilità di vedere Antonietta Di Martino alle Olimpiadi sono ferme al 50%. Questo almeno stando alle dichiarazioni del marito-allenatore Massimiliano Di Matteo contattato telefonicamente dall'editorialista del pezzo. Stando al quotidiano, entro metà mese si saprà se la campana parteciperà all'Olimpiade londinese. L'infortunio (una lesione muscolare alla gamba di stacco) sembra avere avuto una lunghissima genesi e gestazione, essendo stato subito nell'aprile di quest'anno durante uno stage alle Canarie: da allora praticamente tutta la stagione è "saltata", Europei compresi. Dopo quell'infortunio la Di Martino fu infatti costretta a fermarsi tre settimane, prima di ritornare ad allenarsi. Comunque, secondo il sottoscritto, alla fine ci sarà: i napoletani sono sempre molto scaramantici e si sottovalutano, anche se sotto le braci covano il sacro fuoco dell'agone. Se non ha mangiato troppe torte con mousse di cioccolato nel frattempo, la Di Martino tornerà a quote cui nessuna donna (italiana) era mai giunta prima. Nemmeno la leggenda Sara Simeoni... pur saltando su un'altra tipologia di pedane. La Di Martino... deve esserci, se non altro per scaramanzia... ma nostra, visto che è stata negli ultimi anni l'unica salvatrice di una Patria sportiva in via d'estinzione.

Italiani Master III: gli M40

Riccardo Baraldi - foto Atl. Latina
Nella mia terza puntata relativa ai campionati italiani master, è il turno della categoria M40. Diverse le doppiette: Gian Luca Camaschella su 110hs e 400hs, Francesco De Santis su martello e martellone, Riccardo Baraldi con 1500 e 5000 e l'inopinato Benatti su 100 e 200. A differenza degli M35, dove i valori sono ancora tutti da definire, continuamente randomizzanti e non ancora stratificati, negli M40 le sfide assumono connotati più densi di significati e i dualismi cominciano ad avere una "storia". Come si diceva 4 doppiette. Nel mezzofondo Riccardo Baraldi dopo aver infilato i 5000 con 15'56"04, e aver battuto di un sospiro Rocco Ancora (15'56"39), si ripresenta sui 1500, ovvero la terra di mezzo tra i 5000milisti e gli 800isti. La gara si anima negli ultimi 300 metri, con Ugo Piccioli che caparbiamente cerca di piegare la gara al proprio volere: ma Baraldi in questo fine settimana ne ha davvero troppa: vince in 4'19"87, davanti ancora ad Ancora (gioco di parole involontario...) 4'20"39 e Piccioli, 4'21"14. 5° titolo in pista per Baraldi, il terzo solo nel 2012 (contando le indoor), e il terzo consecutivo sui 5000 M40, dove diventa l'atleta più vincente assieme a Ezio Rover che vinse tre titoli tra il 1986 e il 1988. E ha a disposizione comunque due edizioni per incrementare il suo carnet di vittorie nel binomio 5000/M40. Altra doppietta da parte di Gian Luca Camaschella negli ostacoli: 110hs in 16"34 con 2,1 (ventoso quindi) e 400hs con 59"11. Stranamente, nonostante la lunga militanza nel mondo master, questi titoli sono rispettivamente il secondo e il terzo di sempre per il piemontese. Unico tricolore precedente, quello sui 400hs M35 del 2009, quando vinse a Cattolica con... 59"11, ovvero lo stesso tempo al centesimo di quello ottenuto a Comacchio. Francesco De Santis doppia martello e martellone rispettivamente con 53,50 e 15,01. Nel mio database ancora incompleto, dovremmo essere a quota 16 titoli italiani tra martello e martellone. E di fatto siamo alla bellezza di otto doppiette consecutive delle due specialità dal 2005. Quindi nel suoi 5 anni di passaggio nella categoria M40 (è infatti all'ultimo anno prima degli M45) De Santis ha vinto tutti e 5 i titoli italiani previsti sia nel martello che nel martellone. E si sa che piazzare il five-in-a-row è impresa che riesce davvero a pochi master in tutto il panorama di tutte le specialità.
E gli altri? Massimiliano Poeta entra nella categoria con una vittoria sui 400: 52"92. La prova di Poeta mi dà il là per criticare i bugs del sistema Sigma: infatti troppe vittorie sono arrivate dalle serie senza tempo, inficiando parzialmente il risultato finale, o comunque impedendo un confronto diretto. Non va bene per niente: altri paesi ricorrono alle batterie e alle finali... o altrimenti il Sigma deve adeguarsi in qualche modo ai valori... io avrei un'idea, prossimamente (tempo permettendo) la metterò nero su bianco. Tornando ai 400... guardare le gare con atleti forti nelle serie deboli sembra di vedere una gara di sci, con l'attesa di vedere chi nella prima manche era andato più forte. Ebbene, nella serie più forte Luigi Cicchetti sfiora l'oro con 53"07, battendo dopo le sportellate dell'ultimo rettilineo Pierluigi Acciaccaferri (53"16). Secondo e terzo. Per Max Poeta 4° titolo italiano individuale, a 3 stagioni dall'ultimo, vinto sempre sui 400 agli italiani di Comacchio 2009.
Gli 800 erano una delle gare tecnicamente più attese. Vivendola del resto nelle parole di Ugo Piccioli, compagno di "campo", ne ho potuto assaporare la consistenza tecnica. E ha vinto il più forte, ovvero Angelo Mangili, con 2'01"61 (primo titolo italiano master della carriera), davanti a Sergio Ruggeri e il più volte citato Ugo Piccioli (che mi dovrà bonificare qualche cosa con tutte queste citazioni). Riccardo Baggia vince i 3000 siepi in 10'23"41, battendo il forumista WDL, al secolo Walter De Laurentiis con 10'50"33. Terzo titolo per lui, dopo una pausa di 4 stagioni (i primi due titoli furono conquistati appunto nel 2008).
Dai salti abbiamo la vittoria di Stefano Salso nel salto in alto con 1,90, che nella storia dei campionati italiani master, nella categoria M40, è la seconda prestazione di sempre (assieme ad altre 3) utile per vincere un titolo tricolore, seconda solo al 2,00 di Marco Segatel (ottenuta nell'edizione del 2002). Secondo titolo per Salso, che aveva vinto anche il titolo indoor dell'alto. L'asta finisce nella faretra di Daniele Caporale con 4,05 (anche lui doppia il titolo indoor). Il 4,05 è la 5^ prestazione di sempre necessaria per vincere il titolo nazionale. Luca Amerio è il campione italiano di salto in lungo, battendo tra l'altro uno degli atleti più vincenti degli ultimi anni, ovvero Diego Zambelli: 6,36 contro 6,08. 8^ prestazione di sempre (su 31 edizioni) utile per il titolo. Primo titolo italiano per il ligure Amerio. Infine, sempre restando ai salti, Massimiliano Giambattistini vince il triplo con 11,46 (1,1) il vento. Purtroppo, è giusto dirlo, salti con uno spessore tecnico generale in calo: solo due atleti nel triplo, per esempio. L'11,46 è la 25^ prestazione di sempre di colui che ha vinto il campionato italiano.
Nei lanci, già detto di De Santis, nel peso Antonio Gardelli vince con 12,27. Terzo titolo italiano master, il 3° come M40 (tra indoor e outdoor). Disco a Francesco Acquasanta che lancia sino a 42,91 (8° titolo personale... ma la stima è per difetto), 6 dei quali nel pentalanci. Infine, Massimo Bricchi si aggiudica il giavellotto con una fiondata di 47,56: 4° titolo italiano (ma anche qui secondo me sono di più): il primo titolo lo vinse nel 2003, al primo anno da M35.
L'ultima gara del seeding, i 5 km di marcia. Coccarda tricolore che viene spillata sul petto di Bernardo Cartoni: 24'06"25 il suo tempo. E siamo "almeno" al 7° titolo italiano di una competizione su pista.

02/07/12

Trials Jams: altro schiaffone a Bolt sui 200... l'uomo da battere sarà Blake

La profezia dei Maya? Il sovvertimento dei poli magnetici? L'Armageddon? Cosa sta succedendo allo sprint Mondiale? Usain Bolt, la pantera, penso non perdesse due gare consecutive dall'anno di grazia 2007, l'anno prima dell'esplosione nucleare di Pechino, Olympic Games, e 5 prima dell'ineluttabile 2012 dei Maya. Da allora abbiamo assistito alla creazione mediatica della leggenda "Bolt", dell'acuirsi del gap tra gli emissari dal genere umano in cerca di un contatto e l'alieno di Rosswell, dell'uomo che precorre i tempi e li... supera. Poi, dopo Berlino, l'impercettibile scricchiolio della macchina perfetta. Il mal di schiena, i problemi alle poderose catene posteriori, i cingolati di Swarowsky che presentano le prime rigature. Poi l'ineluttabile sconfitta a Stoccolma il 6 agosto del 2010 per mano di Tyson Gay, sui 100: 9"84 a 9"97. Quindi il 2011 culminato con la strana falsa di Daegu sui 100, ovvero la mancata sfida con il Caimano Blake, e la vittoria scacciacrisi sui 200. Poi il 2012... una condizione sempre particolare, poco convincente sino Powell apparentemente sempre più temibile fino a pochi metri dal traguardo, sino al 9"76 del Golden Gala. Ci siamo, vero? E' tornato l'extraterrestre? Arrivano i Trials, e finalmente arriva la sfida con il caimano, sui 100. E incredibilmente non c'è storia: 9"75 per Blake, 9"86 per un irriconoscibile Bolt, che già in semifinale pareva l'ombra di sè stesso quando si trattava di uscire dai blocchi. Quando Bolt mostra i denti non è un buon segno, e su quel faccione sembrano degli anabbaglianti vista l'altezza dalla quale se ne percepisce l'eburneo riverbero. E quando diventa vulnerabile, Bolt diventa più... piccolo. Non corre più 3 metri sopra il cielo, ma ad un centimetro da terra, con le ginocchia che vorticano irrefrenabili, ma molto meno efficaci di quelle cui i nostri occhi ormai si erano abituati. E' alto come Blake e Powell? Ma non gli dava almeno 10 centimetri? Misteri dello sprint e dello step down.

Blake fulmina quindi Bolt sui 100 (9"75), e Bolt (9"86) batte di un sospiro Powell (9"88), e fino a qualche decimetro dalla fine si è temuto il peggio, con Mike Frater a 9"94. Ma ce la immaginiamo un'olimpiade senza Bolt?? Il Mugabe della IAAF, Diack, avrebbe inventato qualche norma ad hoc, prendendola magari dai dirigenti italiani della Fidal la cui estrazione è tipica delle società civili: azzeccagarbugli di professione (qualcuno con il vizio della bottiglia, invero). Ora, statisticamente, Blake corre la 20^ volta in carriera sotto i 10", che rappresenta l'8^ prestazione di sempre di un essere umano, ed il performer. Naturalmente è il suo Pb, e la prima sua prima volta sotto i 9"80, club esclusivissimo: la sua tessera riporta il n° 0006. Le altre ce l'hanno Bolt, Tyson, Asafa, Mo Greene e Nesta Carter. Asafa continua la sua corsa solitaria verso l'unico traguardo che può renderlo immortale: le 100 volte sotto i 10". Mostruoso: naturalmente c'è anche l'altra faccia della medaglia... ovvero, il rapporto inverso tra la qualità delle proprie prestazioni sui 100 e le vittorie internazionali. Siamo a quota 86... diciamo che per la fine dell'anno saremo a 90... forse per la fine dell'anno prossimo, chi lo sa? E dire che potrebbe benissimo correre 4 volte da solo in un sol giorno sotto i 10". Il suo problema son (state) proprio le finali, dove la mente ne ha mandato inopinatamente e sistematicamente in corto l'apparato locomotore. E Bolt? Bolt è a 31 volte sotto i 10", secondo uomo di sempre, in questa particolare rincorsa... ma a questo punto della stagione è il meno, se anche correre in 9"86 vuol dire prendersi una legnata sui denti da quello là che si comporta come un mandrillo, che mangia 16 banane al giorno, e cui il tuo coach ha dato troppi buoni consigli. Non va bene, non va bene per nulla. Se vogliamo essere tassonomici, il 4°, Frater (a questo punto 4° frazionista di una staffetta che appare spudoratamente meravigliosa), corre la 13^ volta sotto i 10", a soli 6 cent dal Pb. Nella stessa finale, Carter vantava 15 sub-10", Clarke 6... in totale erano in pista la bellezza di 171 sub-10" nella finale dei trials jamaicani, ovvero esattamente il 30% del totale di run corse sotto i 10" nella storia dell'uomo (570).

E poi è la volta del 200: se vogliamo il vero regno di Usain Bolt. Gondor. Ultima sconfitta? Snoccioliamo dati: nel 2011 6 gare 6 vittorie. Nel 2010 2 gare 2 vittorie. Nel 2009 9 gare e 9 vittorie. 2008, 10 gare e... 9 vittorie: unica sconfitta, il secondo posto nelle batterie delle Olimpiadi di Pechino, quelle in cui in finale corse in 19"30, l'allora record del mondo. Il nome dell'ultimo giustiziere? Rondell Sorrillo, il trinidegno: era il 18 agosto del 2008. Se invece vogliamo trovare l'ultima "vera" sconfitta, bisogna ritornare al 2007, al meeting Van Damme di Bruxelles: terzo nel settembre di quell'anno, dietro al Principe Spearmon (19"88) e X-Man Carter (mannaggia allui che aveva la testa matta... uno dei più giganteschi talenti proteiformi mai esistiti... 10"00 sui 100, 19"63 sui 200 e 44"53 sui 400... sparito nel 2008: non possiamo naturalizzare lui anche da "ritirato"?). Quindi, Bolt era imbattuto in una finale dal 2007: 5 stagioni giuste. A giustiziarlo in mezzo alla sua gente, nello stadio di Kingston, ancora il Caimano, quello delle 16 banane. 19"80 a 19"83, e se possibile Bolt è apparso ancora più strano del solito: Blake era molto più alto di lui. E quante volte si è girato negli ultimi metri per guardare Blake? Troppe. Gli abbaglianti dei denti di Bolt erano comunque già accesi fuori dalla curva, dopo soli 100 metri, e, insomma... pareva tutto così normale. Una corsa di "normali". Anche il terzo, Warren Weir, pareva un fenomeno, ma si è spiaggiato a 20"03, dopo il 19"99 delle semifinali. E che dire di Nick Ashmeade, il mio pallino? Quarto, protagonista fin quasi alla fine, ma... fuori dall'olimpiade! E per Bolt, due sconfitte in un solo anno... si ritorna ancora al 2007, l'anno in cui era solo uno degli oligarchi e non ancora il dittatore. Ora il quadro è davvero complicato: Bolt insegue e non è più inseguito. E quando insegue da lontano, il suo incedere è davvero normalizzato, pur rimanendo una meravigliosa macchina da guerra, e pur considerando "normale" un uomo che corre a 45 km/h... 

01/07/12

Europei, day V: Abate 5° - amaro in bocca finale

Emanuele Abate - foto G. Colombo/Fidal
Leggendo le dichiarazioni di Arese e Uguagliati sul sito della Fidal, a corollario della spedizione italiana ad Helsinki, ho rivolto immediatamente lo sguardo sulla barra di navigazione, per cercar di capire che non fossi su qualche sito di barzellette. Macchè: questi ci stanno prendendo davvero in giro, altrochè barzellette. Ora, devo stare qui a fare l'ennesimo copia-incolla di quello che dico da anni o vi fidate sulla parola? Basta, dai... non ce la si fa più. Due balle, poi sempre a criticare: mi sto stancando anche io. Ci stanno prendendo per sfinimento. Il fatto "nuovo" è che l'Italia è andata a Helsinki con la miglior formazione possibile, tolta forse la sola Di Martino: gli altri Stati si son presentati con le formazioni B o con manciate di defezionisti. E nonostante tutto questo si son portati a casa addirittura meno punti "a finalista" che a Barcellona. Ma com'è possibile? Uguagliati nella ossessiva ricerca di punti positivi, non ci tira fuori pure il fatto che, incredibile ma vero, l'Italia fosse in finale in tutte le specialità maschili dello sprint (100, 200, 400): dovrebbe anche spiegare com'è andata... no? Due non sono nemmeno arrivati (uno per squalifica, l'altro per infortunio... o meglio, è arrivato camminando). Ma sempre dallo sprint, le 4 staffette non sono manco arrivate alla finale... e questo lo dice, fa male pure a lui, il CT... Risibile il commento di Arese a tal proposito. Profetico, quasi. Potevano ometterlo, vista com'è andata, per non sottoporre il presidente all'ennesima figuraccia: "Le staffette rappresentano una nazione, un movimento e quindi gli atleti devono stare attenti a far bene. In questo senso, in una riunione con i ragazzi perima della gara ero stato molto chiaro". Ipse Dixit. Il successivo risultato di Helsinki è la meravigliosa sintesi di come i ragazzi delle staffette abbiano interpretato alla perfezione le sue parole. Nulla di più chiaro. E ora: non portano più nessuno alle Olimpiadi? Vabbè: diciamo che il cerchio magico sta cercando di sopravvivere ma non so francamente a cosa. Probabilmente solo a sè stesso. Ma chi li sostiene ancora? All'interno del mondo-atletica, siam tutti pienamente consapevoli dello scempio che hanno combinato... com'è possibile che si abbia lo stesso questa spocchia e si continua a prenderci in giro così? Se vogliamo ragionare con molta obiettività l'Italia atletica è salvata da atleti ultratrentenni, e dalla marcia. Cosa ci aspettavamo, sinceramente? Io mi aspetto che ogni tanto esploda un giovane in una grande competizione: che non si debba andare a cercare i risultati ai meeting provinciali, ma che quando arriva l'opportunità, faccia vedere la povere di stelle. Il campione non è quello che capeggia le liste italiane dell'anno, ma quello che al momento giusto e nel posto giusto, dimostri la propria classe. L'identikit di questo prototipo di atleta poteva essere quello di Bencosme o di Tamberi, Stecchi... in parte c'è riuscita la sola Gloria Hooper, con un tempo da antologia in batteria. Ma son troppo pochi! Questo è il vero motivo per il quale Arese dovrebbe dimettersi: in 8 anni di mandato ci troviamo con qualche speranza, senza nessuna certezza per il futuro di uno sport. E l'unica risorsa sulla quale sembra aver puntato, sono gli stranieri di seconda generazione, fregandosene del proselitismo capillare necessario a mantenere in vita un intero sistema sportivo.

Quindi si arriva all'ultima giornata, quella che passerà alla storia come quella senza staffette. Special Thanks to Filippo di Mulo. Stranamente nell'Italia atletica pagano sempre gli atleti e mai il tecnico: almeno nel calcio, vige una sorta di democrazia del denaro. In atletica sembra invece che non esista nessuna democrazia, e il tecnico perdente rimane a vita. Vediamo quello che è successo in pista per i colori azzurri.

Claudio Michel Stecchi (6), dopo la sicurezza della qualificazione si arena quasi subito dopo il 5,40. A 5,50 è già fuori e potrà assistere solo dalle panchine ad una delle gare di asta più belle degli ultimi anni, quella vinta da Renaud Lavillenie con 5,97 davanti a Bjorn Otto con 5,92.

Nelle semifinali dei 110hs Paolo Dal Molin (5,5) azzecca una partenza da razzo orbitale (nessuno se n'è accorto tranne il sottoscritto?), e mette il piede a terra giù dal primo ostacolo davanti addirittura allo stratosferico russo Shubenkov. Poi probabilmente lo stato di grazia è stato superiore alla propria consapevolezza, e questo lo porta a rompere l'armonia dell'azione rompendo le giuste sequenze mentali. Risultato? Strike! Il secondo è impattato frontalmente, tanto che alla discesa Dal Molin si disunisce, abbassa il baricentro pericolosamente e solo a fatica riesce a passare il terzo. gara finita... 13"85. Nell'altra semifinale, Emanuele Abate (7) si trova a fronteggiare, prima di partire, all'ignoranza di un giudice di linea finnico che gli contestava la posizione del piede sul blocco. Ma se non ha nulla da dire il macchinario collegato ai sensori del blocco, che cavolo si è inventato quello? Concentrazione andata e partenza che nonostante la reazione è apparsa clamorosamente bradipeggiante. Proprio la messa in moto, dove gli altri visivamente guadagnavano centimetri preziosi e Abate invece arrancava. Nonostante questo, finale agguantata con 13"39... un tempo avremmo gridato al miracolo. Oggi ci ha ormai abituati con questi tempi... In finale ripeterà la stessa partenza al ralenti e terminerà in 13"43. Bè, doveva correre il record italiano per la medaglia. Ma già visivamente si vedeva l'appannamento. Gli manca forse un pizzico di adattamento ai tre turni e tornare al livello di forma di un mesetto fa. Giganteggia intanto il russo Shubenkov: 13"09 in semifinale e 13"16 in finale... letteralmente esploso davanti ai nostri occhi.

Nei 10000 arriva 8^ Elena Romagnolo (6,5), con 32'42"31. Nel gruppo delle prime per quasi metà gara poi via-via distaccatasi. Ci ha invece illuso per parecchio è Nadia Ejaffini (5), "fattore" come direbbe Federico Buffa, per diversi giri, poi... ritiratasi per malessere.

Tamara Apostolico (5) arriva ultima della finale con 56,15. Uno dei suoi peggiori risultati di stagione, e lei nelle interviste post-gara se ne rende conto. Anche lei, come tutti i lanciatori, cade nello strano tunnel che ha gettato un'intera manciata di atleti ad ottenere le proprie peggiori prestazioni stagionali. Mistero fitto.

E infine l'ottavo posto di Abdellah Haidane (6) sui 1500 in una gara tatticissima, conclusa con 3'47"79, ovvero 1"5 dal vincitore. 

lo scalpo di Di Mulo prima dell'olimpiade

la 4,x400 uomini - foto G. Colombo/Fidal
Ma chi c'è dietro a Filippo Di Mulo? Chi lo sostiene? Chi continua a tenerlo lì? Chi fa in modo che continui a fare queste sciocchezze indisturbato? Chi conosce così bene Di Mulo là dentro da impedire che una decisione che era già da prendere da anni, non sia mai stata mai presa? Ma i suoi meriti sono stati così più pregnanti dei demeriti? E' possibile che un solo argento europeo in tanti anni (in realtà è stato un non-oro) abbia pesato molto più di tutte le medaglie sfuggite e delle figuracce che ha fatto fare all'atletica azzurra? E com'è possibile che l'uomo Di Mulo non abbia quel minimo di dignità di dimettersi, visto che l'organizzazione Fidal non ha nemmeno le palle di metterlo da parte? E' un siciliano, e la dignità (con l'annesso orgoglio) dovrebbe essere ai primi posti della propria filosophia vitae. In realtà non è così, perchè evidentemente c'è qualche cosa di più: cosa? Qualcuno lo sa?   

Le staffette rappresentano la progettualità e le capacità organizzative di una Federazione, o almeno, gli elementi più tangibili delle capacità di un'Organizzazione come la Fidal. Dopo il disastro di Helsinki possiamo parlare a questo punto e a buona ragione, di uno sperpero di risorse "pubbliche", nostre, di chi paga i tesseramenti, le affiliazioni, le gare, e poi vengono buttati in raduni che producono lo scempio e le figuracce che si son viste ad Helsinki. Ma ci pensate ai francesi e agli inglesi che si sono presentati con le squadre B, vedere che l'Italia A non è riuscita a mettere in finale ad un campionato europeo manco una formazione su quattro? Staranno ancora ridendo di noi, e questo fa male. Fa male a molti, perchè siamo tutti un minimo incazzati da quello che sta succedendo lassù. Ma nonostante questo il tecnico Di Mulo rimane al suo posto a continuare a procurare danni all'immagine dell'Italia: da rumors interni sembra che non lo segua più nessuno. Ormai gli epiteti alle sue spalle si sprecano, e la sua credibilità ormai tende a zero. Dell'autorità collegata al ruolo non rimane più nulla: nemmeno di fronte all'ultimo colpo di testa di un atleta nell'ultimo raduno ha avuto le palle di prendere in mano la situazione e chiarire che nei gruppi di persone bisogna rispettare le regole e che vale il rispetto del lavoro reciproco, non solo quello di qualcuno. E se per rinunciare a quell'atleta vuol dire perdere 2 decimi, e chi se ne frega: nel lungo periodo la chiarezza, la trasparenza e il rispetto delle regole paga molto più di quei due decimi guadagnati mettendo sotto un tappetino il rispetto reciproco. Questo atteggiamento farebbe in modo che nessuno un domani possa minare alla base la compattezza di un progetto e di un gruppo.  Che poi, alla fine delle finite, si è visto che quei due decimi non hanno nemmeno pagato nell'immediato... Il Dio Kronos è peggio della Nemesi quando si tratta di restituire pan per focaccia: mi piacerebbe sapere se adesso Collio, che ha scaricato due volte la responsabilità dei propri errori sul frazionista che arrivava, adesso si assumerà quella del testimone che gli è caduto quando lo... portava, difendendo così Di Gregorio. Questione di coerenza con le proprie idee, no? E poi mi arrivano gli emissari di qualche atleta a cercare di convincermi del contrario.  

Ora, guardate le staffette di Helsinki. Ma cosa gli è preso a Di Mulo? Nemmeno a farlo apposta si sarebbe riusciti a fare di peggio: zero-su-quattro in finale. Mai successo in 70 anni di atletica europea per l'Italia. La Milani nella 4x400 femminile è stata un gravissima mancanza di rispetto a chi quest'anno aveva corso più di un secondo più veloce di lei. Su questa cosa non c'è a pesare nemmeno la cazzata della velocità con cui il testimone passa di mano in mano alla quale ci aveva abituato lo staff Dimulistico. Si parla di oltre un secondo di gap, e con tutto il rispetto per Marta Milani, la staffetta deve rispecchiare i valori della stagione, e non le qualità "storiche" delle singole atlete. Stavolta per fortuna c'era la Grenot, autrice di una frazione grandissima. Anzi, possibile che nessuno abbia avanzato dubbi sulla Milani (ma Uguagliati là dentro che fa?), perchè questo è il genere di scorrettezze che scendono dall'alto e che mettono gli atleti uno contro l'altro, mentre dovrebbe essere tutti uniti sotto un'unica bandiera. 

La 4x100 femminile invece è l'apoteosi del delirio di Di Mulo. Tutti hanno visto che razza di problemi abbia Gloria Hooper in partenza e sulla prima curva dei 200: il suo talento quando, esplode, non lo fa certo nei primi metri di un 200. Si è visto, no? Soluzione studiata dal "nostro"? Piazzarla in prima frazione, cioè laddove tutte le sue caratteristiche sarebbero state annullate rendendola atleta "normalissima" se non addirittura con problemi pratici... ma lo ha fatto apposta? 

La 4x400 maschile è stata invece il punto più basso dello staffettismo del miglio italiano degli ultimi 30 anni. Vistalli out, Licciardello ombra di sè stesso... Spettacolo che lascia senza fiato, esterrefatti: il 3'08"78 si vede ai campionati italiani di staffette, non ad un campionato europeo. 47"2 di media... lanciati. Ma non era meglio metterci la staffetta junior per fare esperienza se fosse finita così? 

E poi l'apoteosi della 4x100 maschile, lo specchio della gestione di Di Mulo, perchè la più competitiva a livello internazionale e quella per la quale più risorse sono state impiegate. Nelle interviste agli atleti del post gara, si legge tutto quello che è lo scollamento che si vive internamente a quel gruppo. Un uomo isolato, e un gruppo che non sa bene quello che stia succedendo. Ma non l'hanno chiamato "progetto"? Se alla fine tutto è lasciato al caso, dove le scelte sono sempre più discusse e discutibili, dove appare che nessuno intervenga per calmare la tempesta, ma ad ogni piè sospinto sembra che vengano acuite le distanze. Di sicuro per ritrovare serenità bisogna allontanare qualcuno: ma basterebbe che prendesse il controllo una persona che sappia imporsi per la sua autorevolezza, per la sua credibilità, che faccia rispettare le regole del gruppo, che estrometta le primedonne e chi si ritiene tale, e soprattutto che utilizzi dei "criteri" legati ai risultati e non alle amicizie. 

Ma prima di fare tutto questo, qualcuno deve allontanare Di Mulo, perchè invocare le sue autonome dimissioni da molti già richieste, è caduta nel vuoto  già diverse volte. 

Europei, day IV: sontuoso Donato - argento Meucci - disastro staffette: Di Mulo lascia?

F. Donato - G. Colombo/Fidal
E venne finalmente il giorno delle medaglie, che gasa tutto l'ambiente, che porta allegria, che tinge d'azzurro un campionato europeo tra i più scialbi per via della infelicissima idea di piazzarlo ad un mese dalle olimpiadi e di collocarlo in Finlandia, il cui meteo, agosto a parte, è sempre troppo randomizzante. C'è chi sui social network alla vittoria di una medaglia italiana pensa subito con acredine ad Arese, come se le medaglie gli portassero consenso e lo salvassero dal'ineluttabile fine. In realtà Arese lo votano le società: se c'è ancora qualche rappresentante di società intenzionato a dare il proprio obolo ad Arese alle prossime elezioni federali, evidentemente o è completamente rincretinito, o gli piace andare dai maghi e farsi fare le carte per farsi vaticinare se tra i quattro gatti di atleti che gli sono rimasti, ci sono 4 fenomeni. Diciamo che le medaglie se le accaparra mediaticamente Arese, ma come farebbe qualunque politico italiano dell'attuale Repubblica, dimenticandosi che ormai il 99% dell'atletica italiana non vuol più vedere il suo faccione sempre triste quando fa qualche foto, stanco, lontano (l'1% sono i presidenti di 6/7 società civili che si spartiscono gli scudetti) e ascoltare le sue pallosissime teorie del saio e dell'austerità di quando correva nei primi anni '70: ecco, forse l'atletica muore perchè i propri dirigenti pensano che si sia ancora negli anni '70 (e da lì vengono tutti) e non sono in grado di contrastare o di vedere che il mondo è entrato nel terzo millennio. Ma poi con 20 milioni di euro di budget all'anno (con questi risultati) mi chiedo di che austerità mai si parli...  Quindi, a me fa sinceramente Arese fa un pò pena quando si danna per incanalare le glorie atletiche al suo lavoro e mi fanno ancor più pena i presidenti di quelle società che ancora lo sostengono, che, nel nome del proprio piccolo interesse particolare, hanno ucciso l'interesse generale del bene di uno sport e della sua diffusione. Amen. Ma veniamo agli Europei di Helsinki, che più mi importano di tutti gli Scilipoti&Razzi che compongono gli organi federali. 

L'atletica italiana si fonda in maniera preponderante sugli atleti che atleticamente sono nati negli '90. Ovvero, traccia del lavoro di proselitismo di Arese e dei suoi 8 anni di mandato non se ne vede ancora l'ombra (forse per questo vuole altri 4 anni di mandato...). La storia di Fabrizio Donato (10) è molto particolare, perchè di fatto il proprio meglio l'ha ottenuto praticamente dopo i 30. Come se l'esperienza maturata, avesse trovato uno sbocco tecnico solo con la maturità dell'uomo. Ormai è difficile vederlo in difficoltà e dovrà conoscere a tal punto la sua macchina-organica da potergli far fare quello che vuole quando vuole. L'esatto opposto di Daniele Greco, i cui piedi dinamitardi funzionano a corrente alternata e lo possono proiettare dalle stelle alle stalle (e ritorno) nel giro di una gara. A Helsinki probabilmente Donato ha fatto una delle più serie personali di sempre, secondo solo a quella dell'argento mondiale di Parigi. E con la pedana bagnata... 17,63 ventoso e 17,53 regolare, a soli sette centimetri dal record italiano che risale alla famosissima serata all'Arena del 2000, quella della sfida con Paolo Camossi. Ma comunque pur sempre la seconda prestazione italiana di sempre all'aperto. La serie è, ripeto, assolutamente da urlo: non so se esistano statistiche ad hoc che prendano in considerazione la media dei primi 3/4 salti dell'intera batteria di salti delle singole gare. Se non c'è, dovrebbe inventarla. L'unico vero peccato è che Donato, nel diventare campione d'Europa, non abbia trovato i giusti avversari: penso pochi al mondo ieri sera l'avrebbero scalzato, nemmeno Christian Taylor e Will Claye che contemporaneamente ai voli di Donato ai trials di Eugene saltavano rispettivamente 17,63 e 17,55. Oltre ai 4 salti di Donato sopra i 17, infatti, nella lunga teoria di salti, c'è solo un solo salto over-17, ovvero quello dell'ucraino Sheryf El-Sheryf (17,28), con il quale era andato in testa al primo turno. Poi si è spento pure lui. Donato Campione d'Europa, dopo l'argento mondiale: una carriera pazzesca che in età "da master" sta vivendo il periodo migliore. Nella stessa gara era presente Fabrizio Schembri (6), che non è riuscito a raggiungere la finale a 8 arenandosi a 16,40. Evidentemente l'unico che ha montato le rain all'europeo è stato Donato. 

La terza medaglia italiana, è arcinoto, l'ha conquistata Daniele Meucci (8,5), che ormai a livello continentale si è conquistato territori di rispetto anche in Kamchatka. Argento che poteva essere oro, ma anche bronzo e perchè no, "legno". Una gara che ha portato all'oro l'ennesimo ibrido keniano in circolazione e che grazie alle possibilità di facili naturalizzazioni di alcuni stati (la Turchia di fatto è diventata il Qatar europeo in tema di naturalizzazioni), competono nel vecchio continente nonostante l'origine non sia quella. Qui in Italia ci sono decine di fenomeni "stranieri" che aspettano anni prima di poter vestire la maglia azzurra, pur vivendo in Italia, frequentando le scuole italiane, parlando i dialetti delle nostre regioni, integrandosi in tutto nei nostri costumi... Ben venga l'integrazione, ma il mercenariato di atleti già evoluti sembra un pizzico eticamente osè. Quindi l'oro finisce con 28'22"27 ad Arikan Polat Kemboi, un tempo Paul Kipkosgei Kemboi, che è diventato turco esattamente un anno fa, con soli pochi mesi di inelegibilità (già ai mondiali di Istanbul vestiva la casacca rossa con la mezza luna) anziché i due anni previsti: evidentemente aveva buone carte da giocarsi. Secondo Meucci, che era sulla carta il suo avversario diretto con 28'22"73, dopo i 27' e pochi di poche settimane fa, ma la cui posizione avrebbe potuto essere modificata dall'ingresso di numerose variabili indipendenti dovute al tatticismo della gara. Ma arriva la seconda medaglia, dopo il bronzo di Barcellona: il punto più alto della carriera del pisano, comunque la si voglia vedere. Ora, purtroppo l'olimpiade sarà un'altra gara: i keniani sono almeno 3. Gli etiopi altrettanti. Arrivare negli 8 sarà un'impresa titanica, ma questo è un anno speciale per Meucci. Stefano La Rosa (6) chiude invece al 12° rango con 29'02"53. Probabilmente risponde meglio a ritmi costanti ma su distanze più brevi. 

Diego Marani (7). E' il 7° in Europa. Chi l'avrebbe pensato alla vigilia? Nella finale bagnata dei 200, stravince Churandy Martina, con 20"42, ma tutti gli altri competitors hanno un vistoso calo rispetto ai turni precedenti. Tre turni evidentemente, con quelle curve, quel clima, non sono in grado di correrli in molti. Tre gare in due giorni, in Italia non li corre, invece, nessuno. Ai Trials, molto intelligentemente, ricalcano la strutture delle gare che gli atleti dovranno correre nella manifestazione per cui gli stessi Trials vengono istituiti. Se ci sono tre turni, ben vangano i 3 turni con le tre semifinali. In Italia i campionati nazionali sono praticamente "a serie" e nonostante i proclami non si è voluto ampliare il target di partecipazione alzando i minimi e aumentando i turni: del resto voler organizzare i campionati italiani in due giorni... Idee zero, come al solito. Pensare ad una settimana di atletica, con tutte le categorie, in uno stadio da riempire tra genitori, figli, mogli, amanti, amici, è ancora un'idea che non ha preso in considerazione da nessuno. E' un problema organizzativo all'italiana e basta. Non si vuol perdere tempo con gli atleti, perchè l'atletica italiana è politica e non sport. E' rivolta alle società e non agli atleti. Comunque, Marani 7°, con 21"26, in una finale troppo penalizzata dalle curve. Bravo il mantovano, che soprattutto nei due turni di qualificazione ha finalmente dimostrato di aver cambiato marcia. Ora manca il tempone... 

Abdellah Haidane (7). Accede con sicurezza alla finale con 3'41"61, sesto, nella serie più veloce, dove in pratica verranno ripresi tutti i tempi ripescati. Oggi la vera sfida decisiva, anche se il livello generale sembra molto livellato: all'apparenza manca il primus inter pares, anche se la Turchia presenta l'ennesimo keniano mondato della sua kenianità a cui è stata aggiunta l'etichetta "turca" di Ozbilen Ilham, ma che di fatto è l'ex William Biwott Tanui. Pensate che il suo cognome Ozbilen gli è stato attribuito dal... manager. Manager-papà: pazzesco solo a pensarci. Con la maglia del Kenia vanta addirittura il record del mondo con la 4x1500... ma ora è turco. Attenzione allui. Vera sorpresa di giornata, l'esclusione dalla finale dei due spagnoli Olmedo e Rodriguez. 

Nei 110hs impressiona molto più Paolo Dal Molin (7) rispetto ad Emanuele Abate (6,5). Ma era solo il primo turno. Secondo me la chiave di lettura è una: Emanuele Abate, con 4 qualificati per batteria, visti i suoi compagni fi viaggio, ha solo fatto un prima-terza, e quindi fluttuato tra gli ostacoli in 13"61 con -0,7 (comunque tempone). Quando si approcciano le gare brevi già consapevoli dell'obiettivo, è chiaro che poi gli altri avversari più involti nell'agone agonistico riescano a complicarti le cose. Comunque terzo. Paolo Dal Molin, invece, ha fatto una gran cosa: 13"68 ma con -2,0 di vento, cioè una condizione da 13"5x. E il suo PB è fissato a 13"64... nelle semifinali troveremo la fotografia della condizione dei nostri due atleti: il russo Shubenkov sembra davvero indemoniato (13"28 in batteria... a livello di Trials americani). I francesi appaiono in palla. Non sarà comunque facile. 

Claudio Michel Stecchi (7.5) - 5,55 come Lavillenie, anche se alla seconda. Solo in tre atleti sopra questa quota. E Stecchi che salta quando serve, quanto deve. E vicino al personale. In pochi aforismi la gara di Stecchi, che è in quella fase di età fisico-sportiva, dove può avvenire di tutto. Aspettiamo la finale di oggi. Marco Boni (4). Brutta uscita diretta con tre nulli a 5,10

Nicola Vizzoni (6.5). Diciamo che se fosse arrivata un'altra medaglia, sarebbe stata l'apoteosi. Ma invece la giornata, la pedana, il calcolo probabilistico, e alla fine Vizzoni arriva 5° con 75,13. Medaglia di bronzo collocata a 76,67. I primi otto della classifica europea, tutti over-30, con tre ragazzoni nati prima degli anni '80. Diciamo che la specialità del martello continentale è fatta di Vizzoniformi.

Micol Cattaneo (7) e Marzia Caravelli (6,5) impegnate nella finale dei 100hs. Ammetto che dopo l'incredibile stagione di Marzia, mi aspettavo l'exploit continentale. Il voto comunque, rispecchia le mie aspettative e una collocazione continentale comunque prestigiosa... ma secondo voi a Marzia è piaciuto arrivare sesta, o si sarebbe aspettata qualche cosa di più? Secondo me la seconda. Se guardiamo la sua stagione, sembra infatti che abbia raggiunto il picco di forma a metà maggio: abbia tenuto quella forma per circa un paio di settimane, e poi il malessere (mi pare) ha fatto in modo che la forma iniziasse a decrementare ai primi di giugno. Non conosco l'origine e la modalità del malessere, ma spesso tali variabili sono più l'effetto che la causa di determinati condizioni fisiche. Di fatto un paio di settimane di "silenzio" (lei che ci ha abituato a gareggiare praticamente ogni 3 giorni) e il ritorno. Altra ipotesi: non è che poi, alla fine, non siamo abituati a correre 3 turni, come ha dimostrato anche Marani e la Cattaneo... e Collio? Ovvero, primo turno forte, secondo turno ci buttiamo tutto, e alla finale siamo cotti? Torniamo al punto critico: in Italia non ci sono manifestazioni che simulino la partecipazione a più turni, per tutti i motivi sopra già declamati. Comunque, Marzia in semifinale rischia tantissimo: 5^ con 13"15, cioè il suo peggior tempo della sua incredibile stagione (certo, corso in condizioni diverse rispetto alle altre gare). In finale tira fuori quello che rimane: 13"11 e sesto posto di una finale che col senno di poi avrebbe sì potuto regalarle una medaglia o vederla come protagonista. Comunque l'apice della propria carriera che è sbocciata a livello internazionale solo da poco. Conoscendo Marzia dalla rete, il trampolino di lancio. Chi invece è ritornata ad essere protagonista, dopo due anni travagliatissimi, è Micol Cattaneo. Diciamo la jena di Rovellasca. Tornata agli stessi livelli di un tempo, ma adesso con una consapevolezza diversa, probabilmente di chi deve dimostrare qualche cosa a tutti coloro che l'avevano abbandonata nel periodo "nero". Di fatto adesso è solo un pelino dietro alla Caravelli e peccato che la Borsi sia infortunata. 13"10 la grande semifinale e poi 13"16 in finale. Ci siamo, Micol è tornata.

Tamara Apostolico (6,5) raggiunge la finale di un campionato europeo. Brava. Risultato ottenuto con 56,95, la 5^ prestazione personale del 2012, che è pur sempre il suo miglior anno di sempre. Finale prestigiosa raggiunta, anche se fanalino di coda. Probabilmente con lanci vicino al personale accederebbe alla finale a otto. Deve sorprenderci. Laura Bordignon (5): non era in grandi condizioni, visti i risultati degli ultimi tempi, ma alla fine ha quasi sfiorato la qualifica con 55,11

Sulle staffette, tutte e 4, il de profundis della gestione di Pippo Di Mulo, concedetemi un pezzo ad hoc (qualche cosa del tipo "testimoni cadenti o... scadenti"). Mai successo che tutte, ma proprio tutte le staffette, non accedessero ad una finale di un campionato europeo. Di Mulo c'è riuscito. Forse sarebbe il caso di dimetterlo prima dell'olimpiade, ammesso che qualche squadra ottenga il pass per le olimpiadi. Ma l'argomento è troppo succulento per liquidarlo al termine di un papiro come quello qui sopra.