13/07/11

Sacramento: pioggia di medaglie, ori per Forcellini e Ansaldi - Argento per Borgonovo

(Willie Gault, nella foto di Ken Stone... 51 anni: lo direste?) - Giornata quella di ieri che regalala tantissime emozioni e soprattutto il massimo numero di medaglie. Gli ori arrivano nella mattinata dai salti, con la novità Chiara Ansaldi nel lungo W40 e nell'asta W50 con la Hall-of-Famer Carla Forcellini. A medaglia, ma stavolta d'argento, anche Flavia Borgonovo nel lungo W35, dove non le è bastato un super 5,72 per intascarsi la vittoria. Sempre nei salti, Lamberto Boranga vince il bronzo nel salto in alto M65 arrivando a soli 4 centimetri dal titolo iridato.
Dalla marcia non manca l'appuntamento con il secondo oro (come la Manchia e la Baggiolini) Graziano Morotti. Ma arriva anche l'argento dalla squadra M40 e la medaglia immancabile di Natalia Marcenco.
Poi è arrivata la scarica di finali di 200, dove si è raccolto "solo" l'argento di Mauro Graziano e il bronzo di Vincenzo Felicetti, in quella considerata "la gara degli italiani". Un pò come il K2 che degli italiani è la montagna: misteriosamente non si è prestato al via per la finale Ugo Sansonetti tra gli M90. Altra steccata per Emma Mazzenga: altro legno, quarta. Forse è davvero il momento che i "giovani" rappresentino il movimento master italiano nell'ideale di chi guarda questo sport. I senatori master devono rappresentare quel valore aggiunto ad un movimento non più esclusivamente amatoriale, ma agonistico, di chi si allena quotidianamente rubando tempo a famiglie, lavoro, studio. Questo è il traino affinchè i senior sfocino naturalmente nelle categorie "master": l'eccessiva pubblicità ad un mondo di over-90 (eccezionali per mille motivi) purtroppo allontana i "pro".
Nel frattempo ho sganciato le mie spie californiane a cercare le ragioni di questa mancata partecipazione di Sansonetti. Purtroppo Enrico Saraceni è giunto solo 7° nella gara "argentata" di Graziano, ma il tempo indica che probabilmente ha tirato i remi in barca. 6° Alberto Zanelli nella medesima gara. 5° Paolo Chiapperini tra gli M40, 5^ Emanuela Baggiolini che dopo l'incredibile giornata di ieri si è sorbita altre due gare (non nella sua specialità) prima di alzare bandiera bianca. 7^ Anna Micheletti tra le W55 e 8^ Marinella Signori, anche lei presentatasi su una specialità non proprio favoritissima da master. Non ancora pervenuti i dati della finale di Vincenzo Felicetti cui darò contezza più tardi. Vediamo di analizzare nel dettaglio le prestazioni azzurre di giornata. 
  • Chiara Ansaldi - oro - salto in lungo W40 - vince la propria prima gara internazionale, anzi... vince la prima medaglia al quarto appuntamento internazionale cui ha partecipato. Titolo nel salto in lungo W40, con un testa-a-testa degno di un mondiale, vien da dire. 5,10 per lei, e 5,10 per la seconda, la cilena Carolina Sanz, che però ha ottenuto la propria prestazione con un vento monsonico di 3,0, contro lo 0,7 a favore della piemontese. Alla fine la differenza la farà il salto ancillare: 4,96 per l'azzurra contro il 4,94 della sudamericana. Miglior risultato da "master" per l'Ansaldi era stato sino ad oggi il quarto posto nel salto in alto a Riccione '07. Quarta giunse invece nel lungo a Nyregyhaza nel 2010, agli Europei ma con 5,22. E' la prima volta (su 36) che una donna italiana vince una gara di salto in lungo ad un mondiale master. Fino ad oggi si contava il solo argento di Carla Forcellini, vinto tra le W45 a Portorico nel 2003, cui si aggiunge l'argento W35 di Flavia Borgonovo vinto proprio a Sacramento quest'anno. 
  • Carla Forcellini - oro - asta W50 - ennesima vittoria con 3,00 metri per Carla Forcellini in una gara internazionale tra i master. Numeri diacronici da capogiro. Nel solo salto con l'asta, la Forcellini è alla bellezza di 17 ori e tre argenti. Le tre sconfitte risalgono a Lahti 2009, San Sebastian 2005 e Linz 2006: tre campionati mondiali. Per 10 stagioni (dal 2001 al 2010) consecutive la Forcellini ha vinto un titolo europeo nell'asta (alternando uno al coperto e uno outdoor): ha mancato l'11° non presentandosi a Gand quest'anno. Tutte le volte che si è presentata nel salto con l'asta ha vinto una medaglia. Penso non ci sia altro da aggiungere. 
  • Graziano Morotti - oro - marcia 10 km M60 - seconda medaglia d'oro per Morotti, così com'è avvenuto per Domenica Manchia ed Emanuela Baggiolini. Il 60% degli oro italiani di Sacramento viene da loro tre. Naturalmente oro quasi scontato, visti i risultati e i record mondiali stabiliti quest'anno da Graziano. Ma poi l'oro bisogna andarselo a prendere, e in una specialità come la marcia nulla è mai così scontato, anche se i valori di riferimento e le differenze con gli altri sono abissali. Morotti continua la sua imbattibilità da master: 5 partecipazioni e 5 ori: 3 mondiali (il primo a Riccione nel 2007, quindi i 5 km dell'altro giorno e i 10 di ieri), e le due vittorie a Gand nelle due specialità contemplate dal programma invernale. Primo oro della storia italiana master sul binomio M60/10 km di marcia, su 26 presenze ma considerando anche i mondiali indoor. L'unica altra medaglia fu il bronzo di Abbo Ino a Clermont nel 2008. All'aperto la miglior prestazione italiana fin qui registrata era l'ottavo posto sempre di Abbo Ino a Riccione nel 2007. 
  • Flavia Borgonovo - argento - lungo W35 - prima medaglia ad un mondiale outdoor per Flavia Borgonovo, entrata nelle cronache master con il duplice titolo iridato indoor (su lungo e triplo) vinto a Kamloops, in Canada, l'anno scorso. Poi a Gand è arrivato il titolo europeo (sempre indoor) nel triplo. Su 7 partecipazioni a manifestazioni internazionali tra i master, sei medaglie: 3 ori, 2 argenti e un bronzo. Seconda medaglia azzurra nel binomio W35/lungo. La prima fu vinta da Barbara Ferrarini a Riccione nel 2007. Non ho ancora citato il risultato della comasca: 5,72, purroppo ventoso, ma che eguaglia il suo recente personale ognitempo, stabilito qualche giorno fa. Vittoria per l'ucraina Natalia Sorokina con 5,95 ottenuto regolarmente. 
  • Mauro Graziano - argento - 200 M45 - non riesce la bi-impresa a Graziano, che dopo le semifinali sembrava possibile. Evidentemente l'americano Khalid Mulazim si era coperto molto bene (anche perchè avversato da un vento di 2 metri contro) correndo in 23"73, mentre Graziano piazzava il tempo da pole con 23"14. Tutti gli altri erano davvero distanti. Ma in finale Mulazim si è rivelato un tycoon e ha vinto con 23"09 contro il 23"33 di Graziano. Attenzione: questo quest'anno ha corso anche in 50"54 i 400. Visti i tempi degli altri competitors, una sfida a due. Quella di Graziano è la terza medaglia conquistata da un azzurro M45 nei 200: nel 2009 Enrico Saraceni si conquistò il titolo con 22"61 a Lahti. A Riccione '07 il bronzo arrivò invece a Ferido Fornesi. Solo 10 azzurri hanno raggiunto la finale M45 di un mondiale sui 200 (tre a Sacramento come a Riccione nel '07) ma su un totale di 65 atleti-gara presentati. Per Mauro secondo argento mondiale nei 200, visto che a Lahti, ma come M40, giunse secondo. 
  • Italia M40 - argento - team marcia 10 km - nel compound secondo posto per l'Italia con Antonio Sanseverino, Franco Venturi Degli Esposti e Pasquale D'Orlando.
  • Vincenzo Felicetti - bronzo - 200 M60 - mentre a livello europeo il dominio di Felicetti è incontrastato, a livello mondiale sui 200 si trova a dover affrontare Golem come Ralph Peterson e Charles Allie. Comunque sia, un bronzo certo non male. A Lahti fu oro, sempre nei 200 M60. Il bronzo interrompe una serie ininterrotta di 8 vittorie consecutive nelle competizioni internazionali master tra 200 e 400, iniziata nel 2009 con gli Euroindoor del 2009 ad Ancona. 32^ medaglia a me nota: mi mancano però sempre i pregressi campionati europei dal 1998. Terza medaglia ad un mondiale nel binomio 200/M60 di un azzurro: oltre al suo stesso Oro di Lahti (e questo bronzo) nel 2003 a Porto Rico Tristano Tamaro giunse terzo. 4 le finali conquistate da M60: due a testa tra Felicetti e lo stesso Tamaro. 
  • Lamberto Boranga - bronzo - alto M65 - terzo mondiale outdoor per Boranga, oro a Lahti nel lungo nel 2009. Nelle nove gare cui ha partecipato a livello master, Boranga in 8 circostanze ha conquistato una medaglia. Due gli ori mondiali ed entrambi nel lungo: a Clermont nel 2008 (indoor) e a Lahti nel 2009 (outdoor). Nell'alto è invece il secondo bronzo, dopo quello agli europei ungheresi dell'anno scorso. Il bronzo di Boranga nell'alto è anche la prima medaglia conquistata in un mondiale master da un italiano nel binomio alto/M65. Bisogna tornare indietro di 30 anni (Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 1981) per trovare la miglior prestazione azzurra in questa specialità: il nono posto di Bruno Porceddu.
  • Natalia Marcenco - bronzo - 10 km marcia W55 - bronzo con 58'29"33. Per il mio database la Marcenco Sapounova, vanterebbe 35 presenze a manifestazioni internazionali master, con 26 medaglie conquistate. Nelle nove circostanze in cui non è arrivata a medaglia è arrivata sette volte quarta e due quinta. Una sicurezza, insomma. 6 le vittorie, e tutte agli europei. Il suo carnet mondiale conta ora due argenti e quattro bronzi. A Lahti fu 4^ ma marciando 30" secondi più lenta di Sacramento. Seconda presenza di un'italiana W55 sui 10 km di marcia ad un mondiale: la volta precedente si registrò il 17° rango di Maura Luppi a Riccione nel 2007. 
  • Emma Mazzenga - 4^ - 200 W75 - "incredibile al Cibali": due gare senza medaglie per la padovana, situazione che non ricorreva da Riccione '07. Poi 6 ori consecutivi in due edizioni di campionati europei (Nyiregyhaza '10 e Gand '11). Tutto ciò naturalmente non toglie nulla, anzi, ad una carriera master che vanta un numero di medaglie che è sconfinata (più di 40 a partire solo dal 2000). La Mazzenga è la prima italiana W75 ad essersi presentata ad un mondiale master. 
  • Antonio Sansevrino - - 10 km marcia M50 - sfortunato mondiale per Sansevrino, anche se a conti fatti risulta per lui questo quarto posto come il miglior risultato mai ottenuto. Fu infatti 5° a Lubiana nel 2008 ma sui 5 km, mentre a Riccione '07 giunse 11° nei 10 km e 8° nella venti km. 
  • Alessandro Valsecchi - - martellone M35 - c'è da dire che se la Catapulta avesse ripetuto l'exploit di Gand (argento) arrivando sino a 12,96, non sarebbe arrivata la medaglia. Serviva infatti un super lancio superiore ai 15 metri per arrivare sul podio. Così Alessandro si accontenta di 11,82, che col 5° posto rappresenta la seconda prestazione di sempre per un azzurro nel binomio. Il migliore fino ad oggi è stato Francesco De Santis cui nel 2007 a Riccione non bastò lanciare a 16,19 per vincere una medaglia. 
  • Paolo Chiapperini - - 200 M40 - quinto il laziale in una gara ricca di soddisfazioni per i colori azzurri nel passato. Ben 3 ori conquistati nella storia dei mondiali master: con Saraceni, Scarponi e Longo. Ma anche due argenti e tre bronzi, per quella che è tra le più medagliate del lotto a livello "giovanile". Chiapperini era il 14° italiano ad andare in finale sui 200 M40 ai mondiali. 5° come Marco Ceriani a Riccione nel 2007, dove l'Italia portò addirittura 5 atleti. Per Paolo 12^ finale (individuale) ad un campionato internazionale master su 14 specialità in cui si è cimentato: uniche due uscite prima dell'atto finale sui 100 di Riccione '07 e sui 200 di Lahti nel 2009. Su 12 finali, 5 medaglie vinte, tutte continentali. I due 5' posti su 100 e 200 a Sacramento rappresentano i suoi migliori risultati ad un mondiale. 5° fu anche a Lahti sui 100 M35 e 5° a Clermont sui 60 M35. 
  • Emanuela Baggiolini - 5^ - 200 W35 - dopo la sbornia di due titoli in meno di dieci ore ed in un solo giorno, Emanuela non si perde d'animo e scende in pista per le semifinali e la finale dei 200. Difficile non provare un minimo di stanchezza dopo due turni di 800 (finale compresa) e la finale dei 400hs. E così già dalle batteria paga un pò di stanchezza, che poi in finale arriverà sino al livello di guardia. 5° posizione con 26"44 (-1,2 il vento) quando un paio di settimane fa, 40' dopo un 400hs, la varesina era stata in grado di correre in 25"60, record personale a 39 anni. Ora tocca ai 400, sperando che recuperi... Le uniche due medaglie mondiali W35 sui 200 rimangono così quelle di Rosa Marchi (oro a Brisbane nel 2001 e argento a Portorico nel 2003). 5 le finaliste azzurre nella storia: le due citate, più la Peppa Perlino e Marta Roccamo (rispettivamente 8^ e 6^ a San Sebastian nel 2005). Il 5° posto è quindi la terza prestazione di sempre per un'azzurra W35. 
  • Alberto Zanelli - - 200 M45 - per tutte le statistiche sui 200 M45 ai mondiali master vi rimando alla specifica su Mauro Graziano, qui sopra. Terza finale di carriera (su nove eventi cui ha partecipato: cinque 200 e quattro 400) guadagnata per Zanelli e sempre sui 200 metri, lui che può passare anche per uno specialista dei 400. Sesto posto come gli accadde a San Sebastian nel 2005, ma da M40 chiaramente. L'anno scorso concluse quarto agli europei, infortunandosi a pochi metri dalla fine quando si stava giocando il titolo. 
  • Pasquale D'Orlando - - 10 km di marcia - esordio con un prestigioso 6° posto per D'Orlando che si prende anche lo sfizio di portarsi a casa la medaglia nel concorso a squadre. 
  • Enrico Saraceni - - 200 M45 - fatemi spendere qualche parola in più per Enrico. Quest'anno travagliato da una condizione fisica condizionata pesantemente da qualche problemino fisico non indifferente, ha comunque finalizzato con tenacia la propria preparazione a quest'appuntamento, per lui che è un'icona del nostro masterismo. Anzi, forse più lui di Sansonetti e di tutti i grandi "anziani" del nostro movimento, ha fatto in modo che l'idea dei master in Italia avessero una dimensione "sportiva" e non solo "emozionale" legata ai fenomeni ultraottantenni il cui apice trovarono con la trasmissione "Scommettiamo che?". Il settimo posto è solo un momento di passaggio della carriera, anche perchè durante la stagione aveva ottenuto risultati vicini ai 23"50. Probabile che la vera sfida arrivi adesso, in quei 400 che lo hanno reso il personaggio che è. Pensate: la finale dei 200 è stata la 98^ gara in un campionato internazionale (individuale) su 34 eventi cui ha partecipato (quindi quasi 3 turni per gara). Solo sui 200 a Nyregyahza dell'anno scorso, infortunato, si fermò in batteria. 
  • Anna Micheletti - 7^ - 200 W55 - con un muro di 2,6 di vento contrario, 31"43 e settimo posto per la romana. 5^ finale raggiunta da un'italiana nel binomio W55/200: in precedenza c'era riuscita proprio lei a Riccione nel 2007 (dove giunse ottava), ma anche a Nives Fozzer, Emma Mazzenga ed Umbertina Contini. Per la Micheletti anche il miglior piazzamento ad un mondiale: proprio l'ottavo posto prima citato era il suo Career High. Due finali raggiunte su 6 eventi-gara nel proprio carnet mondiale.
  • Daniela Ricciutelli - 7^ - 10 km marcia W50 - 4^ presenza individuale ad un campionato internazionale master, e prima prestazione fuori dal podio per la Ricciutelli, che vantava sempre sui 10 km di marcia 3 bronzi: Riccione '07, Lubiana '08, Ancona '09. 
  • Marinella Signori - 8^ - 200 W45 - per una che prepara i 60, che non disdegna i 100 e che non pensa mai ai 200 è davvero un'impresa. Probabilmente studiata per ottimizzare i tempi e collimarli con quelli delle gare di Giorgio Federici. Mettiamoci pure il triplice turno nei 200, e anche questo ottavo posto con 28"18 (vento nullo) rappresenta una piccola impresa. La vera impresa l'ha fatta però in semifinale con quel 27"87 con vento contrario, che è arrivato a 4 decimi dal record italiano. Terza finale internazionale per la Signori, già arrivata all'atto conclusivo nei 60 degli Euroindoor di Helsinki '06, e ai mondiali indoor di Sindelfingen del 2004. A 7 anni di distanza un'altra finale. Che ci crediate o meno, Marinella è la prima donna italiana W45 ad arrivare in finale sui 200 ad un mondiale.
  • Franco Venturi Degli Esposti - 10° - 10 km di marcia - il veterano dei master, o il master dei veterani. Praticamente presente a tutti gli eventi mondiali ed europei master a partire dal 1999 (sempre con la tara degli europei outdoor). 19 campionati internazionali all'attivo e 5 bronzi, di cui uno mondiale a PortoRico 2003.
  • Sergio Fasano - 15° - 10 km di marcia
Qui sotto il medagliere aggiornato: 18 medaglie (10 ori - 4 argenti - 7 bronzi)
  • ORO: W35 - cross: 29'45"9 - Manchia Maria Domenica
  • ORO: M60 - 5 km marcia: 24'09"66 - Graziano Morotti
  • ORO: W35 - 5000: 18'37"53 - Manchia Maria Domenica
  • ORO: M45 - 100: 11"29 - Mauro Graziano
  • ORO: M55 - 400hs: 1'03"94 - Alessandro Cipriani
  • ORO: W35 - 400hs: 60"94 - Emanuela Baggiolini
  • ORO: W35 - 800: 2'11"70 - Emanuela Baggiolini
  • ORO: W40 - lungo: 5,10 - Chiara Ansaldi
  • ORO: W50 - asta: 3,00 - Carla Forcellini
  • ORO: M60 - 10 km marcia: 49'33"13 - Graziano Morotti
  • ARG: M65 - 10000: 40'01"45 - Antonio Carbone
  • ARG: W35 - lungo: 5,72w - Flavia Borgonovo
  • ARG: M45 - 200: 23"33 - Mauro Graziano
  • ARG: M40 - team marcia: 2h41'35"19 - Italia M40
  • BRO: M65 - cross: 31'33"8 - Antonio Carbone
  • BRO: W55 - 5 km marcia: 28'43"98 - Natalia Marcenco
  • BRO: M90 - 100: 19"39 - Ugo Sansonetti
  • BRO: M45 - 400hs: 1'00"18 - Roberto Amerio
  • BRO: M60 - 300hs: 48"83 - Antonio Montaruli
  • BRO: M65 - alto: 1,52 - Lamberto Boranga
  • BRO: W55 - 10 km marcia: 58'29"33 - Natalia Marcenco

12/07/11

E una staffetta 4x100 "B"? Abate 13"66 in Francia - Gentili 56"42 in Belgio

in giro per il mondo alcuni italiani stanno cercando affannosamente di trovare un cenno "sportivo" che possa convincere il moribondo establishment a portarli in Corea. Essendo le speranze di medaglie ridotte al lumicino (per USA Today che tiene aggiornate le statistiche sulle possibili medaglie olimpiche, già ora l'Italia, di passaggio a Daegu, chiuderebbe a zero) tutto può fare decisamente brodo. Le azioni di Nicola Vizzoni sono schizzate alle stelle contro i bond tedeschi, dopo la vittoria prestigiosa contro buona parte del mondo martellistico internazionale a Madrid. Simona La Mantia si è scontrata a Parigi contro avversarie decisamente più forti, a partire dalla cubana Savigne, e se non torna su misure superiori a 14,60 sarà difficile arrivare a medaglia. Fabrizio Donato all'aperto si è spinto fino a 17,17, che non è ancora misura da medaglia, ma visto il lento ed inesorabile miglioramento e soprattutto memori degli Euroindoor di Parigi, da lui forse arrivano le maggiori speranze di qualche cosa, al pari di Vizzoni. 
Singolare che le nostre sorti se le carichino sulle spalle due atleti de facto master. Senza poi dimenticare Antonietta Di Martino, 33 anni, ma attanagliata da problemi fisici proprio nell'annus horribilis della Vlasic e delle sue sorelle russe e tedesche. La marcia propone due atleti come Rubino e Rigaudo, entrambi pronosticati come settimi proprio per USA Today). 
Sono crollate invece le azioni della 4x100, speranzuccia italica, vittima di molte circostanze, non ultima l'utilizzo di metodi che personalmente ho dovuto criticare aspramente. Ultimamente mi chiedevo come mai non si sia mai provata una Staffetta "B" con atleti che al momento darebbero del filo da torcere alla Staffetta di Di Mulinho: Tumi, Galvan, Riparelli e Cerutti. E metteteci pure un Howe (chiamato "Ove" e ormai internazionalmente conosciuto come tale). Secondo voi non sarebbe una sfida alla pari? Al momento, anzi, vedrei qualche chance in più a questa seconda piuttosto che alla formazione favorita dalla Federazione. A proposito: secondo All-Athletics le gerarchie nazionali dei 100 metri sono cambiate: dopo Emanuele Di Gregorio, infatti, passa al secondo posto Fabio Cerutti, autore del duplice 10"22 di Le Chaux de Fonds. Terzo Simone Collio, che sopravanza Michael Tumi. Vicinissimo a Tumi Jacques Riparelli, quindi un muro fino al sesto, a sorpresa Francesco Basciani. Solo noni e addirittura dodicesimi Roberto Donati e Maurizio Checcucci
In giro per il mondo troviamo intanto l'affannarsi di Emanuele Abate sui 110hs: mai viste tante gare da parte di un atleta di quel blasone in ogni località possibile ed immaginabile. A Chambery, nelle batterie del meeting EAP 13"66 con vento nullo, che è il suo miglior crono di stagione. Purtroppo gli mancano 6 centesimi per un minimo "B" che sarebbe quasi da attribuire "al merito" di servizio. In finale, con 1,7 di vento in faccia 13"83. Anche sfortunato.
Nello stesso meeting Anna Laura Marone arriva a 58"78 sui 400hs, che migliora addirittura il tempo ottenuto in finale agli Italiani Assoluti di Torino un mesetto fa (58"85) e a 17 centesimi dal personale.
Stessa situazione di Abate per Manuela Gentili, alle prese non con il minimo "B" per Daegu, già intascato, ma per la clausola che impone a chi non è nato oltre il 1988, di entrare a far parte dei primi 24 del mondo. Un paio di settimane fa la Gentili era 25^, e per entrare nel novero delle prime dovrebbe correre sotto i 56": a Bruxelles, al meeting Grand Prix, 56"42, che evidentemente non è ancora sufficiente.

Carboni: altro argento nei 10000 - in 10 su 15 passano le batterie dei 200 - 13 medaglie

E nel pomeriggio arriva anche la 13^ medaglia, questa volta dal mezzofondo. Seconda medaglia personale nella spedizione californiana di Antonio Carboni, categoria M65, che sui 10000 si è fatto superare di poco più di 5" dal fuoriclasse spagnolo Emilio De La Camera: 39'55"04 dell'iberico contro il 40'01"45 dell'azzurro. Seconda medaglia nella storia dei campionati mondiali master nei 10000 M65 di un azzurro. L'altra medaglia è l'oro conquistato dalla leggenda vivente del masterismo italiano Luciano Acquarone, a Durban nel 1997, 14 anni fa. Un altro argento fu conquistato a Roma nel 1985 da Pietro Nasi. Il totale di medaglie per la spedizione italiana come detto sale a 13: 7 ori, 1 argento e 5 bronzi. In fondo a questo flash lo specchietto riassuntivo delle medaglie.

Nel frattempo si sono svolte anche le batterie dei 200, avversate dal vento oceanico che spirava inopinatamente contrario. Dominio nei 200 M45 con gli italiani vincitori di tre batterie su quattro: una col neo campione del mondo dei 100 Mauro Graziano a 24"05, poi Enrico Saraceni con 24"15 e Alberto Zanelli con 24"32. Tutte vittorie con vento contrario dai 2 metri ai 3,5. Passano il turno anche Paolo Chiapperini (24"10 con -3,5) e Pierluigi Acciaccaferri (24"43 con -1,8) tra gli M40 (col 5° tempo il laziale, ripescato il marchigiano). Vincenzo Felicetti (26"82 con -1,9) affina le armi per la sfida finale con Charles Allie: primo round senza patemi e approdo alle semifinali tra gli M60, insieme ad Antonio Montaruli, 28"86 con -2,5, ripescato. 
Tra le donne finale W55 raggiunta per Anna Micheletti, ottavo tempo dopo le semifinali con 32"28 con -2,2. In semifinale tra le W40 col nono tempo Giusy Lacava: 29"44 con 1,8. E semifinali per Marinella Signori, W45: 29"15 con -2,9. 

Le medaglie italiane di Sacramento
  • ORO: W35 - cross: 29'45"9 - Manchia Maria Domenica
  • ORO: M60 - 5 km marcia: 24'09"66 - Graziano Morotti
  • ORO: W35 - 5000: 18'37"53 - Manchia Maria Domenica
  • ORO: M45 - 100: 11"29 - Mauro Graziano
  • ORO: M55 - 400hs: 1'03"94 - Alessandro Cipriani
  • ORO: W35 - 400hs: 60"94 - Emanuela Baggiolini
  • ORO: W35 - 800: 2'11"70 - Emanuela Baggiolini
  • ARG: M65 - 10000: 40'01"45 - Antonio Carbone
  • BRO: M65 - cross: 31'33"8 - Antonio Carbone
  • BRO: W55 - 5 km marcia: 28'43"98 - Natalia Marcenco
  • BRO: M90 - 100: 19"39 - Ugo Sansonetti
  • BRO: M45 - 400hs: 1'00"18 - Roberto Amerio
  • BRO: M60 - 300hs: 48"83 - Antonio Montaruli

11/07/11

Sacramento, mondiali master, 5^ giornata: dagli ostacoli piovono medaglie - Baggiolini due ori in un giorno

Clamorosa mattinata ricca di medaglia, la quarta a Sacramento. Il filone aurifero è stato scoperto nei 400hs, dove sono arrivate la bellezza di 4 medaglie, di cui due ori e due bronzi. Poi nel pomeriggio arriva anche il quinto "medaglione" della spedizione negli 800 W35, per quella che rimarrà un'impresa tra i master. Ma andiamo con ordine e raccontiamo la storia della giornata, cui più tardi arriverà la

Oro quanto meno inaspettato da parte di Alessandro Cipriani (almeno da parte mia), visto che in tutta la stagione non aveva ottenuto tempi memorabile. Ma quel che conta è andar forte al momento giusto, nel posto giusto. E lui ha scelto per farlo la finale dei 400hs M55, dove con 1'03"94, ha battuto l'americano George Haywood nettamente (1'05"13), sfiorando nella circostanza il record italiano di Sandro Urli che risale al 2003 (1'03"65). Proprio ad Urli appartiene anche l'unica vittoria tra gli M55 sui 400hs ad un mondiale: quello di Portorico nel 2003. Considerando tutte le manifestazioni internazionali master, è invece la terza medaglia nel binomio M55/400hs: Claudio Rapaccioni l'anno scorso giunse secondo agli Europei di Nyiregyhaza. Per Alessandro Cipriani è la prima medaglia individuale nella propria carriera da master, tutto questo raggiunto nella sua 6^ finale: prima di Sacramento le migliori prestazioni erano state tre quinti posti tra due mondiali (Lahti '09 e Riccione '07), e un europeo (Poznam '06).

Secondo e terzo oro mondiale per Emanuela Baggiolini, che dopo la spettacolare stagione outdoor, culminata col quarto posto agli italiani assoluti nei 400hs (ed aver abbassato nell'ultimo anno di categoria il record italiano F35 della specialità) si prende lo sfizio di dominare i 400hs W35 a Sacramento, vincendo in un più che normale per lei 1'00"94, cioè poco più di un secondo fuori dalle grinfie dell'americana LaTrica Dendy, argento in 1'02"'09. Secondo oro mondiale sui 400hs per Emanuela, dopo quello di Riccione del 2007 e dopo una serie impressionante di ori vinti a tutte le latitudini e in tutte le specialità: dai 400, ai 400hs, finendo agli 800. Proprio sugli 800 all'impresa sugli ostacoli si aggiunge impresa, che aumenta esponenzialmente il senso sportivo di ciò che è stato fatto. Infatti dopo la finale mattutina dei 400hs, la "Manu" nel pomeriggio scende in pista per la finale degli 800 e catechizza l'olandese Ingrid Grutters che l'aveva battuta agli Euroindoor di Gand. 2'11"70 a 2'12"63, il crono che non lascia spazio a recriminazioni per la orange. Diciamo: la vendetta è piatto da servire freddo... con oro. 8^ vittoria in una manifestazione internazionale master per la varesina (togliamo le varie staffette che altrimenti il conto sarebbe spropositato) e secondo titolo mondiale in meno di 10 ore. Imbattibilità da master sui 400hs, quindi da 5 anni. Unica italiana W35 nella storia del masterismo azzurro a vincere gli 800 in manifestazioni master: accadde agli Euroindoor di Ancona nel 2009 e accade... oggi. Ai mondiali l'Italia con le W35 ha vinto altre due medaglie: l'argento con Veronica Chiusole nel 2007 e il bronzo con Paola Tiselli a Lahti nel 2009. Terzo oro di una donna italiana ad un mondiale master: i primi due sono stati vinti da Egger Waltraud a Riccione '07 e da Noemi Gastaldi a Puerto Rico nel 1983. Un'icona del masterismo azzurro, e un bene per tutto il movimento che vi siano personaggi di una caratura nazionale del genere che godano a rimanere nel mondo master.

Vediamo il resto della spedizione: non sono ancora arrivati i risultati delle batterie dei 200 e delle finali dei 10000. Aggiornerò non appena disponibili.

Gli altri finalisti di giornata

  • Il già citato Claudio Rapaccioni, con 1'08"53 è giunto purtroppo 4° a Sacramento, che è il terzo miglior piazzamento azzurro del binomio. Il suo quarto posto è la miglior prestazione ad un mondiale di Claudio, che fu sesto sia a Buffalo nel '95 che a San Sebastian dieci anni dopo. 
  • Uno dei due bronzi l'ha conquistato ancora nei 400hs, ma M45, Roberto Amerio, anche lui al Career High, cioè al punto più alto della propria carriera da over-35. 1'00"18 il suo tempo, tra l'altro non distante dall'argento dell'inglese Jonathan Tilt. Il suo miglior piazzamento ad un mondiale prima di Sacramento era un quarto posto nei 400hs a Riccione '07 ma come M40. Poi due vittorie ai Masters Games di Malmoe nel 2008 (ma diciamo che la manifestazione non era ancora molto partecipata) e medaglie soprattutto a livello continentale, come i due argenti conquistati a Lubiana nel 2008 sugli ostacoli. Il bronzo è anche la miglior prestazione di un M45 azzurro ad un mondiale sui 400hs. Se prendiamo in considerazione anche gli europei, c'è un altro bronzo: è quello conquistato da Frederic Peroni l'anno scorso a Nyregyaza. Indovinate con quanto? 1'00"18, cioè lo stesso tempo di Amerio a Sacramento. Singolare.
  • Quarta medaglia di giornata, è stato il bronzo inaspettato di Antonio Montaruli, detto il "giudice", che sui 300hs M60 è giunto terzo con 48"83. Bronzo che per lui eguaglia il bronzo conquistato a San Sebastian nel 2005 nei 100hs M55. Nel 2008 l'apice della carriera master con il titolo sui 300hs a Lubiana, campionati europei. Nel binomio 300hs/M60 due le medaglie vinte dagli italiani nella storia dei campionati mondiali master: l'altra è il bronzo di Sandro Urli a Riccione nel 2007. 
  • 5^ nella finale dei 400hs W40 Giusy Lacava, con 1'10"47, che è il miglior risultato da lei ottenuto ad un mondiale outdoor. Nel binomio, l'Italia vanta ben due ori: uno con Barbara Ferrarini, a Riccione ne 2007. L'altro con Cristina Amigoni a Lahti nel 2009. Quest'ultima, forse è ormai noto, è rimasta implicata in una vicenda dai contorni tutti ancora da chiarire (per noi, eh!) riguardo ai rapporti con un discusso Dottore della riviera romagnola. 
  • Nelle finali degli 800 5° posto per Giovanni Finielli, M60, ma con un gran tempo: 2'17"76, se pensate che il record attuale detenuto da Dario Rappo ammonta a 2'16"79, tempo con cui il vicentino vinse gli Europei a Lubiana nel 2008. Gli 800 sono una gara in cui l'Italia nella storia dei mondiali master vanta un solo successo tra tutte le categorie machili: quella di Attilio Parma nell'edizione romana disputatasi nel 1985. Nelle categoria M60 due italiani hanno fatto meglio di Finielli come posizione finale: Aldo Del Rio (4° a Lahti) e Konrad Geiser 4° a Riccione nel 2007. Per Finielli miglior posizione ad un mondiale: a Riccione non era riuscito ad arrivare all'atto conclusivo, uscendo al primo turno.
  • 7^ negli 800 W40 Gigliola Giorgi con 2'23"63. Le uniche medaglie vinte sugli 800 in questa categoria appartengono a Laura Avigo ai campionati europei di Lubiana e Ancona (indoor). Ai mondiali master le azzurre W40 hanno conquistato storicamente 3 quarti posti: ancora con Laura Avigo (Riccione '07), Loretta Rubini (PortoRico '07) e Rosita Pirhofer (Durban '97). A Riccione la Giorgi nel 2007 giunse 10^, quindi miglioramento di 3 posizioni. Miglior posizione assoluta è il 6° posto ad Aarhus nel 2004. 
  • Nelle finali dei 400hs, 8° posto per Gian Luca Camaschella tra gli M40: 1'00"58, ma deve essere successo qualche cosa, visto che in batteria era andato decisamente più forte. A Lahti, nel 2009, era arrivato 4° ma tra gli M35. Terza finale consecutiva ad un mondiale sui 400hs: nel novero va contata anche quella di Riccione '07, sempre M35, dove giunse 5°. Una sola la medaglia vinta da un italiano M40 nei 400hs: è quella di Gian Luca Piazzola a Riccione nel 2007. Poi altri 9 finalisti, non baciati dalla buona sorte. 
  • 12° nel salto con l'asta l'M40 Fabrizio Bottega. 3,35 il suo risultato. 
Le batterie e le qualificazioni
  • Si qualifica per la finale del salto in lungo W40 Chiara Ansaldi: 4,89 al primo salto e borsa in spalla per la finale. 4° risultato del seeding, con la migliore a 9 centimetri. Se la può giocare.
  • Non qualificato per la finale del lancio del peso M55 Gianni Lolli: 11,46 per lui.
  • Per un pelo fuori anche Emanuel Manfredini nel salto triplo: 11,27 ventoso e serviva 11,30 per accedere alla finale tra gli M50. 
  • Nelle batterie dei 200 M50 esce amaramente Ettore Ruggeri, colpito da un infortunio pochi giorni prima di prendere il volo per gli States. Corre per onor di firma, dopo aver già prenotato tutto il pacchetto. Peccato, stava cominciando ad andare veramente forte. 

Birmingham: Asafa 9"91 - la Pearson 12"48 sui 100hs - brutte prove per Schembri e Lamera

Periodo della stagione dei meeting che procede come un rullo di tamburo. Quasi impossibile seguire tutti gli appuntamenti con puntiglio. In pochi giorni infatti si è assistito ai meeting di Parigi, Madrid e ora quello inglese, che presentava un cachet di atleti decisamente straripante. Naturalmente l'occhio di bue se lo conquista Asafa Powell, che in assenza (al momento) di un vero e proprio titolo da poter esibire ai posteri, si accontenta di rimpinzare le statistiche delle volte che è sceso sotto i 10": a Birmingham si è arrivati alla volta n° 73 e 74 (ma datemi il beneficio di inventario per favore) regolari, più 6 volte col vento sopra la norma: in pratica è già a quota 80. Qualche tempo fa con una piccola statistica indicavo come Asafa, da solo, avesse corso il 15% delle volte totali in cui l'Uomo è sceso sotto i 10". Nella terra di Albione, il conto aumento di due unità, e se non altro, in assenza di medaglioni con un certo peso internazionale, potrà entrare in una sorta di Hall Of Fame come il primo atleta a toccare quota 100. Gli basteranno un paio di stagioni a questi ritmi.  
Appunto: probabilmente succedeva anche prima: certo che è singolare che da quando ho iniziato a pubblicare i numeri delle volte sotto i 10" diversi media abbiano fatto altrettanto.
Comunque... 9"91 (in finale) e 9"95 i suoi nuovi canestri da 3. In finale addirittura in rimonta su Nesta Carter, e Michael Frater, entrambi esclusi eccellenti dei trials giallo-verdi. Un "gioco" fin'ora sconosciuto ad Asafa, che ha sempre costruito le proprie gare sui micidiali drive. Che sia la volta buona per Daegu e con un Bolt che non sembra il venusiano che ci aveva smascellato nel 2008 e nel 2009? Comunque (bis)... che Nesta stesse bene negli ultimi giorni si era pure visto in giro per le Track europee. E così è stato che Carter stampa per gli Annales un 9"93. 10"01 invece Carter. Se non fosse per la mia stupida e castrata connessione internet degli ultimi giorni, potrei dirvi anche quante sono le volte in cui Powell e Carter sono scesi sotto i 10". Sarà per la prossima. 
Vi sottopongo all'attenzione anche il 10"09 e 10"22 in finale di Keston Bledman, per un motivo: si allena nel gruppo di Tyson Gay (operato in questi giorni ad un'anca). Dopo le controprestazioni dell'altro compagno di ventura Ashmaede ai trials giamaicani (dopo una prima parte di stagione scoppiettante), c'è forse da porsi il dubbio che qualcosa non abbia funzionato come avrebbe dovuto da quelle parti. 
Nei 100, e scusate se mi dilungo, si rivede il "master" Marlon Devonish (classe 1976): 10"19 e 10"25 in finale. Meglio dei più quotati connazionali Harry Aikines-Aryeetey. Craig Pickering, Christian Malcolm, Mark Lewis Francis: la velocità inglese al momento è in un periodo di "crisi" (avessimo noi quella crisi). A tener il vessillo della Union Jack issata a prua per ora c'è il solo Dwain Chambers, mentre il resto del movimento o è troppo "maturo" o troppo "acerbo". Era proprio l'anno in cui approfittarne in chiave staffetta. 
Negli 800 metri la lunga sfida Rudisha-Kaki, aggiunge un altro capitolo. Nel viaggio che porta a Daegu, Abubaker Kaki prende qualche altro punto dalla vittoria a Birmingham con 1'44"54, staccando la concorrenza guidata dal polacco Marcin Lewandoswki (1'45"47). Rudisha nel frattempo cerca di migliorare i suoi standard. 
Singolare nel dolicos, ovvero i 5000, come faccia decisamente paura al mondo africano il britannico Moh Farah (13'06"14): non c'erano keniani a Birmingham, ok. Ma c'era qualche etiope come Imane Merga, solo terzo con 13'07"63. Sorprendono sempre più gli americani, e in particolar modo Galen Rupp, giunto secondo e al personale con 13'06"86.
Aumentano anche le azioni in vista di Daegu per l'inglese David Greene, che ha battuto Bershawn Jackson di 2 centesimi. Prima gara (o seconda, non ricordo) di Jackson ad un certo livello, in una stagione dove ha sfiorato anche i 50". Evidentemente sta preparando solo un appuntamento, e certo non era quello di Birmingham. 48"20 a 48"22 il risultato. Felix Sanchez arriva al SB con 49"59, ma è troppo lontano dal resto del mondo che "conta" per vincere una medaglia in Corea. 
Nel triplo avviene l'imponderabile. Teddy Thamgo si prende una strigliata senza precedenti: solo 16,74, che per lui è come lo sprint per prendere il pullman la mattina. Motivi, francamente, non li conosco. Lontanissimo l'inglese Phillips Idowu, capace di vincere la gara ed arrivare a 17,54, davanti al cubano Alexis Copello, 17,12. Che la gara abbia avuto qualche cosa di "strano" lo dimostra il 16,40 di Fabrizio Schembri, molto al di sotto dei suoi standard delle ultime esibizioni. Ma ancor di più il 16,11 di Marian Oprea
Nel giavellotto miglior prestazione mondiale annuale per Andreas Thorkildsen: 88,30
Tra le donne, 200 metri ancora in cerca d'autore. Carmelita Jeter, dopo la sconfitta dei Trials Usa, si prende una scoppola anche a Birmingham. Terza con 22"62. Prima Bianca Knight che proprio ai Trials aveva dato la giornata libera alle proprie gambe, rimanendo fuori dal novero delle tre. Qui 22"59, come Marshevet Myers, che invece a Daegu ci andrà. La 35enne Debbie Ferguson McKenzie scende ancora sotto i 23": 22"93, mentre Ivet Lalova si arena a 23"00
Nei 400 la più in forma del momento, e lo dimostra, è Amantle Monthso. 50"20 per la millesima volta. Come detto, la mia connessione internet fa le bizze, ma la Monthso ha un PB attorno ai 49"8 e ha corso una quindicina di volte tra quel tempo e 50"30. Afflitta come da Vistalli dal morbo periodizzante. Sanya Richards (51"11) è l'ombra di sè stessa, ma a questo punto è quasi probabile che sia il suo annus sabbaticum, in vista di Londra 2012. In generale, sia tra gli uomini che tra le donne, il livello è molto calato. Ad esempio le russe sui 400 sono letteralmente sparite dalla circolazione, quando l'anno scorso erano in 6 sotto i 51", di cui un paio sotto i 50". Le americane, a partire da Allyson Felix, decisamente sottotono. Ok, i mondiali sono a fine agosto, ma lo stesso è il primo anno che in tutta la stagione si va così piano.
Tempo pazzesco di Sally Pearson sui 100hs: 12"48, miglior tempo mondiale dell'anno e record dell'Oceania. Ora l'australiana scatterà in pole a Daegu, ma mai come quest'anno i rapporti di forza son cambiati ad ogni gara. Sulla scia della Pearson, l'americana Danielle Carrutthers sigla il PB con 12"52. La numero uno al mondo per All-Athletics, Kellie Wells, arriva addirittura quarta con 12"80
Nell'alto Blanka Vlasic vince con 1,99, ma insomma, eravamo abituati a prestazioni con un due-virgola fino all'anno scorso. Vado a memoria: quest'anno la croata probabilmente non ha mai oltrepassato i 2 metri. Stessa misura per Anna Chicherova, tornata in auge proprio in questa stagione. Male Raffaella Lamera, ultima con 1,79. Probabilmente il sogno mondiale si interrompe qui.  

10/07/11

A Madrid Vizzoni giganteggia - Gatlin 10"10 - Benone Borsi, benino Vistalli e Cusma - Collio 10"40 controvento

Madrid val bene un viaggio, se poi torni con una vittoria del genere: Nicola Vizzoni, classe 1976, torna dalla Spagna con una prestigiosa vittoria in un meeting costellato, nel lancio del martello, da un parterre de roi degni di una finale mondiale (guarda caso): innanzi tutto il suo lancio a 78,82 che lo issa in cima al referto finale della gara. Trend stagionale che lo avvicina molto al periodo d'oro della sua carriera, risalente a 4/5 stagioni fa. Ma è alle sue spalle che si capisce lo spessore della sua gara: secondo il polacco Fajdek, terzo lo sloveno Primoz Kozmus e soprattutto quarto il numero tre mondiale della specialità, Aleksey Zagonrnyi. Solo sesto il tedesco Esser, che nel ranking sopravanza il toscano. Addirittura 7° il numero due mondiale del momento, lo slovacco Charfreitag con 76,01, in netta involuzione. Nono Kibwe Johnson, un altro che era davanti a Vizzoni nel ranking mondiale. Sarà interessante ora vedere come cambieranno quegli stessi ranking prima di Daegu: Vizzoni ora ottavo, arriverà nel novero dei 5 e potrà davvero, anche di fronte alle statistiche, giocarsi una medaglia mondiale.
Nella velocità, sonoramente sferzata dal vento contrario, si vedono grandi cose (in prospettiva) da parte di Justin Gatlin: 10"10 con -1,6, davanti ad un Dwain Chambers le cui azioni sono in ascesa: 10"13. Padgett 10"18, e quinto il clamoroso marocchino Aziz Ouhadi: 10"25 controvento e 10"09 quest'anno, che fa meglio dell'ex fenomeno europeo Ramil Guliyev 10"28 (passato alla nazionalità turca dopo il decesso del padre-allenatore) e di Simone Collio, quest'anno perseguitato dal demone del vento contrario: 10"40
Gran gara di Kevin Borlee sui 400: 44"74, record personale e uno dei migliori tempi mondiali dell'anno, vista la grave anemia che ha colpito la specialità con la squalifica di LeSahwn Merritt un annetto fa (squalifica incredibilmente retroattiva... quindi LeShawn potrebbe pure presentarsi a Daegu, e visto il livello mondiale, pure giocarsi qualche cosa di importante). Kevin Borlee, ovvero quello che ritenuto il fratello più debole (rispetto a Jonathan) ma che invece al momento più importante dello loro carriera (gli Europei di Barcellona) ha vinto l'oro. Solo due le volte di Kevin sotto i 45", contro le 5 del fratello. In prima serie altro sub 45" da parte del cubano William Collazo: 44"95. Nella seconda serie si rivede Marco Vistalli, che almeno per il 2011 non ha ancora trovato la quadratura del cerchio: ennesimo tempo a cavallo del 46": 46"01. Cosa gli servirà per abbattere quel mezzo secondo che può davvero proiettarlo in un altra dimensione? 
Negli 800 dell'americano Tyler Mulder (1'45"10) ennesimo sfoggio di superiorità continentale della Spagna: 4 atleti sotto l'1'47", quando in Italia non se ne è riuscito ad ottenere nemmeno uno in tutto il 2011. 
Negli 800 femminili altra gara, altra vittoria per la mancata-italiana Yuneysi Santiusti: 1'59"79, unica a scendere sotto la barriera dei 2'. Si migliora ancora, impercettibilmente, Elisa Cusma: 2'01"06, comunque terza in un meeting internazionale. 
Nei 100hs donne, stesso problema che nella velocità: un'incredibile bora contraria. Nella finale addirittura quantificata a 2,5 m/s. Precisato questo dato, sembra davvero notevole il 6° posto con 13"36 di Veronica Borsi, che proprio in corrispondenza degli italiani ha avuto la propria flessione di forma. Per Veronica 13"45 con 2,7 contro in batteria. Che dire quindi del 12"83 della vincitrice, l'americana Nia Ali?
Alto femminile ancora fluido nelle gerarchie, dopo la clamorosa caduta di prestazioni della Vlasic, l'infortunio della Di Martino, e le tare che si portano dietro tutte le altre. Alla profetessa in patria Ruth Beitia basta 1,92 per vincere una gara, in cui al secondo posto spunta una "master" come Venenina Veneeva, casse 1974, che ha chiuso con la stessa misura.

Sacramento, mondiali master: Graziano campione nei 100 M45 - Sansonetti solo terzo - Mazzenga fuori dal podio

La notizia di giornata è l'incredibile vittoria di Mauro Graziano nei 100 M45: vittoria nettissima (11"29 contro 11"38 con vento -0,9) sull'americano Aaron Thigpen, che già a Riccione 2007 era arrivato convinto di poter portarsi a casa l'iride tra gli M40. Questa volta, in casa, Aaron ha dovuto genuflettersi ad un altro italiano (allora fu Mario Longo), proprio quel Mauro Graziano che con questa vittoria raggiunge l'apice della propria carriera master. E' il secondo oro consecutivo che nella categoria M45 l'Italia conquista sui 100 metri ai mondiali master: nell'ultima edizione finlandese di Lahti, nel 2009, Enrico Saraceni si impose con 11"22 (0,0). Terza medaglia nel binomio M45/100 ai mondiali: ai due ori si assomma l'argento di Ferido Fornesi vinto proprio a Riccione nel 2007. 6 i finalisti azzurri nella storia dei mondiali: oltre ai 3 citati (Graziano, Saraceni e Fornesi) ricordo il 5° e il 7° posto di Giancarlo D'Oro e Massimo Clementoni a Riccione '07, e il 7° di Salvino Tortu a San Sebastian nel 2005. Prima vittoria internazionale per Mauro Graziano a livello internazionale: nel suo palmares il piemontese vantava l'argento sui 200 a Mondiali di Lahti del 2009 (da M40), due quarti posti (sui 200 ai Mondiali di Riccione nel 2007 e sempre sui 200 l'anno scorso agli Europei di Nyregyhaza), ed un quinto sui 200 a Lubiana '08. E ora tocca ai 200...
Sorpresa (in negativo) per Ugo Sansonetti (M90) che ci aveva ormai abituati troppo bene: un vero e proprio tesoretto di medaglie d'oro condite spesso con record mondiali, che questa volta si è dovuto accontentare di un bronzo nei 100: campione del mondo uscente a Lahti 2009, passando per il titolo europeo di Nyregyhaza, il fenomeno romano ha dovuto lasciar passare un altro fenomeno di longevità: il brasiliano Frederico Fischer, 94enne, quindi all'ultimo anno di categoria, che proprio a Riccione nel 2007 aveva già impressionato. Gara più unica che rara, con tre atleti ultranovantenni in due decimi: 19"19 per Fischer, 19"33 per l'americano Manno, e il 19"39 per Sansonetti. Ora ci sono 200 e 400 per Sansonetti per riprendersi l'oro perso.
Dalle finali dei 100 metri arrivano due quinti posti dalle categoria più "giovani" tra i master: gli M35 e gli M40. Leonardo Iorio dopo due turni (le batterie e le semifinali) in cui sembrava poter davvero portarsi a casa qualche cosa di importante (11"21 in batteria con 1,4 di vento contrario), in finale giunge appunto 5° con 11"20 con 1,1 di vento, nella gara vinta dal francese Niangane Samba con 10"98. Il 5° posto di Iorio rappresenta pur sempre la seconda miglior prestazione azzurra di un M35 su un 100 ai mondiali master (su 35 partecipazioni). Il miglior  ad oggi è Antonello Palla, quarto a  Riccione '07. Quinto come Iorio, Paolo Chiapperini proprio nella stessa edizione di mondiale master.
Quinto proprio Paolo Chiapperini, ma tra gli M40, nella gara cui risulta aver abdicato (non ne conosco i motivi) quello che sarebbe dovuto essere il re incontrastato della categoria, nel settore velocità: Darren Scott, 10"89 in semifinale. 11"19 per Chiapperini nella finalissima vinta ancora una volta dall'altro inglese Mark Dunwell, una sorta di cecchino che negli atti conclusivi. 11"03 come l'americano Reginald Pendland, ma vittoria al millesimo. Quinto posto per Paolo, che rappresenta il suo miglior piazzamento ad un mondiale master, così come gli toccò a Lahti nel 2009 (da M35). L'unica medaglia rimane il bronzo di Nyregyhaza dell'anno scorso: ma avendo in categoria dei mostri sacri come quelli, lo spazio per le medaglie è assai ristretto. 10^ finale di un M40 azzurro ad un mondiale su 65 atleti presentatisi ai blocchi nella storia. Solo due le medaglie: il citato oro di Mario Longo e il secondo posto, nella medesima edizione, di Enrico Saraceni
E che dirà adesso Emma Mazzenga? Altra storica salvatrice della Patria che nei 100 W75 è giunta "solo" quinta? Le fonti di reclutamento del metallo italiano si stanno spegnendo? Quinta con 17"92, ma il campanello d'allarme è che 3 delle quattro atlete che l'hanno preceduta erano dello stesso anno della Mazzenga, quindi in prospettiva un campanello d'allarme. Aspettiamo le altre specialità in cui è iscritta la Mazzenga sperando che soprattutto nei 400 e negli 800, riporti in alto il suo enorme blasone.
Passando ai 5000, detto della vittoria di ieri di Domenica Manchia, oggi arriva il 5° posto di Antonio Carboni, dalla categoria M65 (aveva vinto il bronzo nel cross nella giornata inaugurale). 
Nelle semifinali degli 800, passano in finale Gigliola Giorgi tra le F40 ed Emanuela Baggiolini tra le F35. In finale anche Giovanni Finielli, tra gli M60. Escono invece Alessandro Manfredi (negli M50) e Giuseppe Romeo, ancora debilitato dai problemi fisici. Fuori dalla finale anche Giusy Lacava tra le F40. 

09/07/11

Oliver battuto - Bolt non impressiona - La Mantia 14.33

(di Sasuke) Sembra che quest'anno non possano esserci dei chiari favoriti, degli atleti che quando lì vedi dici ''ah, c'è x, vincerà lui'' via per la condizione ancora inspiegabilmente scarsa di taluni (chi ha detto Jeremy Wariner? L'americano sembra essere solo il fantasma di quello degli anni passati) via per le condizioni climatiche mai troppo favorevoli ma anche per problemi durante le gare, che possono sempre accadere.
Personaggio copertina del meeting Areva di Parigi, ottava tappa del circuito della Diamond League (su cui mi piacerebbe spendere qualche parolina: perchè ridurre tutto in due ore di diretta facendo vedere praticamente solo la corsa/pista spostando i concorsi, personalmente la cosa più interessante con la velocità, prima della diretta internazionale per poi proporne un mero riassunto? perchè devo vedermi 15 minuti di fondo e accontentarmi di tre salti in differita in una gara come il lungo di ieri? Boh, fatto sta che io preferivo, e di gran lunga, la Golden League, anche per la formula, azzeccata, del Jackpot da un milione di dollari).

Uomo copertina della manifestazione era, ancora una volta, lui, Usain Bolt. Il lampo giamaicano che fece miracoli nel 2008 e nel 2009 che tenta, lentamente, di tornare se stesso dopo un periodo di mediocrità (secondo me, dopo la fama, si è montato troppo la testa e non è riuscito ad impegnarsi seriamente come prima, uscendone anche con dichiarazioni di voler giocare a calcio che personalmente ritengo inutili). Bolt, che qualche giorno fa dichiarava di stare tornando in forma, pare aver sofferto di una leggera forma di influenza. Il giamaicano ha comunque vinto (dopo aver dovuto attendere 10 minuti fermi intorno ai blocchi a causa di problemi tecnici) correndo fino ai 150 metri e rallentando vistosamente alla fine per non sforzarsi. Il cronometro si ferma a 20.03, tempo che Bolt non riusciva (in negativo) a correre dal 2007. Dietro di lui un Christophe Lemaitre meno ispirato del solito (comunque bravo, 20.21) e tutti gli altri naufragati su tempi pesanti. 20.59 per Darvis Patton, 20.61 per Mario Forshythe e gli altri peggio. Il vento, per la cronaca, era -0.6.
Altra gara molto aspettata era quella che vedeva il confronto tra il gigantesco americano David Oliver e il primatista del mondo Dayron Robles. Il verdetto finale segna 13.09 per entrambi con Robles che la spunta per qualche millesimo. L'impressione è comunque che sia stata una brutta gara per Oliver (alla seconda sconfitta dell'anno, dopo Shangai dove perse contro Liu Xiang che sconfisse poi ad Eugene con un gran 12.94) tutta in rimonta; se non avesse abbattuto uno degli ultimi ostacoli perdendo la ritmica forse sarebbe andata diversamente. Bravo anche Dwight Thomas, ancora a 13.18 mentre perde terreno il campione europeo Andrew Turner (13.43).
Arriva anche la prima sconfitta sull'anello di Saint Denis per Jeremy Wariner, che chiude quarto con un modesto 45.50. Meglio di lui il bahamense Chris Brown (unico sotto i 45, 44.94) , il belga Jonathan Borleè (45.05, l'europeo più in forma del momento) e il primatista giamaicano Jermaine Gonzales, un po' acciaccato, che chiude in 45.43. Quattrocento metri veramente in declino questa stagione; la miglior prestazione mondiale rimane quella di Rondell Bartholomew (44.65 corso ad Aprile!) con nessun atleta in grado di scendere di forza sotto i 45. Peccato che anche il nostro Marco Vistalli non sia ai suoi massimi livelli, perchè con 45.38 si potrebbe dire abbastanza.

Altra gara, altro shock. Veronica Campbell-Brown, data in gran condizione, perde contro Kelly-Ann Baptiste capace di imporsi in 10.91 contro il 10.95 della giamaicana. Vento anche qui a favore (+0.6) che non giustifica i tempi appesantiti tanto della Campbell quanto di Kerron Stewart (terza a 11.04, che fatica nel cercare di tornare quella di due stagioni fa) e della prima delle europee, la rediviva Ivet Lalova (11.18). Interessanti anche i 400 ostacoli al femminile, con Zuzana Heynova davanti a tutte. L'atleta della repubblica Ceca riesce sia a vincere, che a battere la miglior prestazione mondiale stagionale e a fare il record nazionale. Gran gara la sua, in rimonta su Kaliese Spencer (in gran forma ma stranamente sparita tanto dalla finale dei campionati giamaicani che dal meeting di Losanna dove era attesa al via) comunque ai suoi livelli stagionali. 53.29 contro 53.45. Terza la campionessa europea Natalya Antyuck (54.41) mentre naufragano sia la campionessa mondiale Melaine Walker (55.06) che Vania Stambolova (55.51). Negativa, infine, la prima uscita assoluta di Ristananna Tracey (56.32).
Era preannunciato anche un grande 800 metri femminile, che purtroppo alla fine si è rivelato molto modesto. La favorita, Kenia Sinclair, è penalizzata a metà del primo giro dalla caduta rovinosa di Yusneysi Santiusti (la cubana che corre per l'Assindustria Sport Padova) brava comunque a rialzarsi e a chiudere sul piede dei 2.02; vittoria a Caster Semenya, più pimpante che nelle ultime uscite (2.00.18) che batte la forte marocchina Halima Haschlaf (che aveva vinto a Oslo, qui 2.00.60) e Jennifer Meadows (2.00.74). Solo quarta la campionessa americana Alysia Johnson-Montano, 2.00.78, conosciuta per essere in grado di correre il primo giro in 56 netti, qui mai completamente in gara.
Concludono le gare di corsa del meeting delle buone prove nel mezzofondo. Nei 1500 metri Amine Laloou conferma la sua grande condizione vincendo in 3.32.15 battendo Asbel Kiprop (in rimonta, 3.33.04) e l'eterno Bernard Lagat (3.33.11) in una gara che ha visto tanti atleti (8!) scendere sotto i 3.34; nei 3000 siepe bella prova del francese naturalizzato Mahiedine Mekhissi-Benabbad capace di battere niente poco di meno che il campione mondiale Ezekiel Kemboi e Benjamin Kiplagat. I tempi dei tre sono rispettivamente 8.02.09, 8.07.14, 8.08.43. Assenti molti keniani perchè in preparazione per i vicini trials per i mondiali. La gara più lunga della giornata, i 5000 donne, è andata a Meseret Defar in 14.29.52 davanti a Sentayehu Ejigu (14.31.66) e Mercy Cherono (14.35.13).
Buoni anche i risultati dai vari concorsi. Il salto in alto si risolve alla quota di 2.32 senza ricorrere al cosiddetto Jump Off. Vittoria a pari merito per Jaroslav Baba (capace di saltare tante misure al terzo tentativo) e Alexsey Dmitrick. Fermo a 2.30 Ivan Uhkov che chiude davanti, per minor numero di errori, al nome nuovo Dmytro Dem'yanyuk.
Unico risultato degno di nota nell'asta è il 5.73 di Renaud Lavillenie, sempre il migliore anche se meno costante che gli anni precedenti. Fermo a 5.53 Malte Mohr mentre esce con tre errori alla stessa misura Brad Walker, il forte americano, che dimostra che la sconfitta ai trials non è stata una coincidenza. Grande gara di salto in lungo vinta da Irving Saladino (8.40 al terzo salto) che tiene a bada una doppietta esplosiva di britannici: Christopher Tomlison (capace di batter il record nazionale e arrivare a 8.35) e Greg Rutherford (8.27). Bene anche Godfrey Mokoena (8.25) mentre più indietro sia il campione europeo Christian Reiff (7.99) che l'australiano Fabrice Lapierre (7.97). In chiave italiana, in questa manifestazione avrebbe certamente fatto più fatica Andrew Howe (o Ove, come lo si voglia chiamare) che nei 200 metri dove sembra più facile trovarsi uno spiraglio.
Ultimo concorso al maschile il disco, con Robert Harting (67.32), il campione d'Europa Piotr Malachowski (67.26) e Gerd Kanter (67.24) nel giro di otto centimetri.

Grandi tutti e tre i concorsi al femminile. Nel giavellotto vince Christina Obergfoll (68.01) su una sempre più vicina alla condizione ideale Barbora Spotakova (67.57) e Maria Abakumova (65.12). Nel peso Valerie Adams tiene a bada e sconfigge Nadzeya Ostapchuck (20.78 contro 20.49) ma occhio anche all'america Jillian Camarena-Williams, capace di pareggiare il record nazionale e superare per la prima volta in carriera la soglia d'eccellenza dei 20 metri (20.18). Un atleta sicuramente in crescita. In ottima forma Yargelis Savigne, che va a vincere una gara di salto triplo che vede in pedana tutte le migliori. 14.99 per lei davanti a Olha Saladuha (14.81, in gran condizione anche lei) e Olga Rypakova, e l'anno scorso planò fino a 15.25 che migliora gradualmente fino a 14.48; dietro i tre fenomeni si piazza l'unica italiana in gara, la campionessa d'Europa al coperto Simona La Mantia con un miglior salto di 14.33; la siciliana è brava a confermarsi sulle sue misure, sembra però che manchi quel pizzico in più che le permetterebbe una medaglia a livello mondiale.

Sacramento, mondiali master: secondo oro per Maria Domenica Manchia

(foto di Ken Stone) - Continuano sulle piste e sulle pedane del centro universitario di Sacramento, i Campionati Mondiali Master. Si registra qualche defezione di troppo, anche da parte degli italiani, ma questo è assolutamente fisiologico. Molti si iscrivono a 5/6 mesi di distanza, poi molte situazioni inficiano l'effettiva partenza verso l'appuntamento internazionale. 
Nella terza giornata dei Campionati Mondiali arriva per la spedizione italiana il terzo oro, il secondo personale di Maria Domenica Manchia, sui 5000 metri dopo quello conquistato nel cross durante la prima giornata: 18'37"53 contro il 18'40"62 della finlandese Hanna Haavikko. E' il terzo oro di una W35 italiana ad un mondiale master, dopo quello conquistato da Cesarina Taroni nell'edizione romana del 1985, e quello di Elizabeth Moser a Gateshead nel 1999. Quinta medaglia su 18 partecipazioni, 3 ori, come detto, un argento e un bronzo. 
Per il resto, quasi disertati dagli italiani i concorsi. Registro solo il 12° posto nel martellone di Gianni Lolli con 11,48. Sfiorata di una posizione, il miglior piazzamento di un italiano nel martellone M55, l'11° di Vincenzo Ruisi a Lahti nel 2009. 
Nelle batterie dei 100 impressiona tra gli M35 Leonardo Iorio, secondo tempo con 11"21 con -1,4, dopo aver vinto agevolmente la batteria. 5° tempo totale, anche lui con vittoria facile in batteria, per Paolo Chiapperini: 11"49 con 0,9. Ma qui se la dovrà vedere con Darren Scott e contro l'americano Reginald Pendland. Senza dimenticare Mark Dunwell, rimasto coperto durante il primo turno. Fuori invece Riccardo Vaira: 12"55, dopo le fatiche del decathlon di ieri. Secondo tempo anche per Mauro Graziano tra gli M45: 11"68 con 0,3 di vento contrario. Fuori invece Giampietro Natalini: 12"87 nella batteria vinta da Aaron Thigpen. Ma attenzione che ai mondiali master, in questa categoria c'è anche Lonnie Hooker. Qualificato anche Piero Campenni tra gli M55: 12"89 e 13° tempo per le semifinali. Nella categoria M50 addirittura 4 turni: c'è Willie Gault!
Antonio Montaruli, sui 300hs, centra la finale: 49"22 e 5° tempo: il 4° è vicino, il terzo è a un secondino. Difficile ma non impossibile.
Nelle batterie degli 800, 11° tempo per Giovanni Finielli tra gli M60, entrato dalla porta principale in semifinale, con il terzo posto in batteria: 2'28"04. Alessandro Manfredi, M50, secondo in batteria e passaggio diretto senza passare dai ripescaggi: 2'26"16. Fatica invece per il campione del mondo indoor Giuseppe Romeo, ripescato come lucky looser: 2'12"78 e 20° tempo del seeding per le semifinali. 4° nella propria batteria. Ma lui viene da un lungo stop per qualche problema fisico. 

08/07/11

Mondiali Allievi, terza giornata: si rimane al bronzo di Braga - 7° Bortolato nel martello

Nella terza giornata dei Campionati Mondiali Allievi a Lille, polvere di stelle da piste e pedane. Peccato che non faccia parte di questa cascata di piccoli campioncini, una spruzzata di azzurra. L'Italia rimane ferma al bronzo di Stefano Braga, e mostra in prospettiva delle voragini che difficilmente verranno colmate nei prossimi anni. Incredibile la situazione del mezzofondo femminile: tra 800, 1500, 3000 e 2000 siepi nemmeno un'azzurra è stata convocata. 
Così guardiamo gli altri, come il sudafricano Andries Van Der Merwe nei 110hs (a 91 cm): 13"41 con vento nullo, davanti al neozelandese Joshua Hawkins 13"44. Tempi che in prospettiva sono clamorosi e che trascinano al personale (e al bronzo) anche il francese Wilhem Belocian: 13"51.
Nei 400 femminili la diciassettenne bahamense Shaunae Miller si permette di scendere sotto i 52": 51"84, cioè un risultato non riuscito a nessuno (considerate tutte le tesserate) in Italia nel corso del 2011. Ma vicinissime anche la canadese Christian Brennan (52"12) e la jamaicana Olivia James (52"14). 
Altra prestazione da "senior" nei 400 maschili: 46"01 per l'americano Arman Hall, miglior tempo mondiale dell'anno per un allievo. La curiosità è vedere un keniano al secondo posto (Alphas Leken Kishovian con 46"58) e l'unico europeo in finale, il polacco Patryk Dobek, 46"67. Nella velocità (100, 200, 400, maschili e femminili) purtroppo, l'Italia rimarrà ferma a Giovanni Galbieri e l'ultima edizione di Mondiali tenutasi a Bressanone.
Il martello (5 kg) finalmente un italiano: è il settimo posto di Marco Bortolato con 70,50. Le medaglie erano ancorate sopra i 74 metri. Impressiona l'82,60 dell'ungherese Bence Pasztor, uno di cui bisognerà imparare il nome fra 4/5 anni. 9 finalisti su 12 europei, a ribadire quello che è il canovaccio della spartizione delle specialità nel globo. 
Proprio per questo motivo nei 2000siepi i primi 4 sono africani: i soliti due keniani per la doppietta davanti (vittoria per l'ennesimo Kipruto della dinastia... Conseslus Kipruto 5'28"65), davanti all'altrettanto comune Kirui (5'30"49) e all'ennesimo Kiprotich (che è invero ugandese). 
Non è un caso che l'altra italiana in finale la si trova nel salto triplo: Francesca Lanciano, 11^ con 12,28 nell'unico salto riuscitole ma con ben 4,4 di vento a favore. E anche qui in prospettiva, emerge una cavalletta francese, che potrebbe essere una delle avversarie di Derkach nel prossimo futuro: si chiama Sokhna Galle, che arriva addirittura a 13,62 con 2,2 di vento. 13,39 con vento regolare. Altrettanta impressione per la seconda, la cinese Jingyu Li: 13,57 con 1,5 di vento. 
Per fortuna l'Italia pratica la marcia come specialità che ci tiene a galla: 8^ Anna Clemente nei 5 km con 22'47"32, con Alessia Constantino 19^ con 24'30"73. Fuori range la prima, l'irlandese Kate Veale: 21'45"59
Fuori in qualificazione Maria Antonietta Basile nel lancio del disco: 39,12, quando per entrare in finale bisognava lanciare 47,56.  

Bolt non impressiona sui 200 - Robles beffa Oliver - Wariner uomo qualunque?

Non so voi, ma questo Usain Bolt non mi impressiona. Anche nell'ultimo impegno di questa sera, sui 200 del meeting Areva di Parigi, sotto egida Diamond League, Usain parte come un caimano per 40 metri, sembra davvero per qualche frazione di secondo "quel Bolt". Poi accompagna la curva armonicamente ed entra in rettilineo con il suo paio di metri di vantaggio. Adesso "esce"? Qui ci si aspetta l'essere così come ci siamo abituati a vederlo e rivederlo su video, per le tv, nelle foto da 3 anni a questa parte. Invece non è così: è il migliore, ma non quel migliore. E peccato che mai come adesso i 200 non presentino nessun avversario degno di tal nome. Forse Walter Dix potrebbe impensierire ai mondiali, se tornasse anche lui il Dix di tre anni fa. E' pure sparito l'interprete per antonomasia dei 200, ovvero quel Wallace Spearmon che è stato cancellato per quest'anno dai palcoscenici internazionali a causa di una tendinite. 20"03 per Bolt con 0,6 di vento contrario per contenere un Christophe Lemaitre che con 20"21 ottiene il proprio SB, a 5 centesimi dal record francese e dal personale. Per Lemaitre seconda prestazione di sempre, 90^ europea di sempre, anche se intimamente era forse la volta buona per scendere in un'unica battuta sotto i 20". Ma quest'anno è l'anno dei 100. Riuscirà nel 2011 Lemaitre ad essere il 7° europeo (su 9 prestazioni totali, 3 delle quali di Pietro Mennea) a scendere sotto i 20"? Altra considerazione: i 200 metri sembrano davvero terreno di conquista per chi ha talento e volesse impegnarsi in questa specialità. Il terzo di Parigi, Darvis Patton, solo 20"59. Un panorama generale di grande mistero. Messaggio inviato ad Howe (OVE per Arese).
Altra notizia che arriva dritta-dritta da Parigi: Jeremy Wariner è l'ombra di sè stesso. Ancora un paio di gare e Oscar Pistorius lo batte, un pò meriti del sudafricano, ma molto per i molti demeriti dell'americano. La discussione che si apre è la seguente: ma lo fa apposta o è proprio stato steso da un treno merci? E' l'anno di lancio per Londra o proprio scivolato nel baratro della mediocrità? E dire che i 400 quest'anno presentano un quadro d'insieme davvero desolante (dal punto di vista visivo, non certo agonistico), con pochissimi atleti capaci di scendere sotto i 45". Va a finire che gara che vai, bastonata che prendi... per Wariner. A Parigi Wariner arriva dietro a Christopher Brown (classe '78) con 44"94, che quest'anno aveva come miglior risultato un 45"16 al Golden Gala, e che non scendeva sotto i 45" dalle semifinali di Berlino '09. Sorprendente anche Jonathan Borlee, che probabilmente è il primo europeo dopo un miliardo di anni a battere Wariner. 45"05 per uno dei gemelli che ha un PB di 44"71. Ma vanta anche un 44"78 e in generale 5 volte sotto i 45". Solo quarto, come si diceva (ma l'ho detto?) Jeremy con un penoso (per lui) 45"50. Oscar Pistorius continua invece le sue gare sotto i 46", 45"84 e stavolta lo fa pure in prima corsia, che per lui deve essere come supplizio di Tantalo. 
La sfida forse più significativa in chiave mondiali di Daegu, è lo scontro tra Titani dei 110hs: Dayron Robles contro David Oliver, ovvero un pezzo di storia dell'ostacolismo mondiale degli ultimi anni. Alla partenza Dayron sembra più esplosivo a mettersi in moto, mentre forse un minimo ritardo di troppo per David lo mette dietro. Oliver sembra raggiungere Robles e i due proseguono appaiati (qualche centimetro davanti sempre per il cubano) dal 4° ostacolo fino alla fine. Sul tuffo finale, dopo 13"09 dallo sparo, un niente li separa a discapito dell'americano. Situazione per il sito All-Athletics: 5 a 1 per Robles sui 60hs e 16 a 4 nei 110hs sempre per Dayron. Totale impietoso per l'energumeno americano: 21-5, anche se nelle ultime sette sfida il conto è 4-3. Dopo i due demiurghi della specialità, terzo il giamaicano Dwight Thomas, l'ex-centista riconvertito all'ostacolismo, che arriva ormai ad un solo decimo (13"18) dalla vetta mondiale. 
Il salto in lungo presenta la gara nella specialità più bella degli ultimi due anni: stava diventando quasi impossibile vedere atleti anche navigati (ad esempio, che fine ha fatto Dwight Phillips?), oltrepassare gli otto metri. Ebbene, in una serata parigina, si rivede il panamene Irving Saladino a 8,40, misura che non superava dal luglio del 2009. Chris Tomlinson arriva al personale con 8,35 (0,9 il vento) e il connazionale Greg Rutherford 8,27: due inglesi vicini o sopra gli 8,30, cose da non credere. 8,25 per Mokoena, 8,10 per il marocchino Berabbah, 8,03 per il greco Tsatoumas: in sei oltre gli 8 metri, da quanto tempo non si vedeva una gara del genere? 
Nei 3000 siepi il francese Mahiedine Mekhissi Benabbad sembra quasi poter abbattere la barriera degli 8': sarebbe il primo europeo della storia, anche se il nome tradisce l'origine magrebina. Invece la sua rincorsa si ferma a 8'02"09, secondo uomo d'Europa di sempre dopo il connazionale Bouabdallh Tahir, che a Berlino nel 2009 corse in 8'01"18. Triturati i keniani e gli africani di turno: piange il cuore sapere che l'Italia, anche in questa specialità, è stata rasa al suolo e non conta più nulla a livello internazionale. Eppure... eppure si erano creati i talenti di Scartezzini, Fava, Gerbi, Panetta, Lambruschini, Carosi, Maffei... ad oggi azzerato il passato.
Francesi scatenati su tutti i fronti: vittoria (scontata) anche nell'asta con Ranaud Lavillenie con 5,73, ma che mette alle sue spalle un altro francese: Jerome Clavier, 5,63

Tra le donne, grandissima gara di salto triplo dove la cubana Yargelis Savigne avvicina con vento nullo i 15 metri: 14,99. Seconda l'ucraina Olha Saladukha, con 14"81. Terza la kazaka Olga Rypakova 14,48 e quindi Simona La Mantia con 14,33. Considerazione: per Simona La Mantia vincere una medaglia sarà un'impresa davvero ardua. Come ho già avuto modo di scrivere serviranno misure superiori ai 14,60, cioè tornare ai livelli del 2005, o quelli dei campionati europei indoor di quest'anno. Oggettivamente la cubana e l'ucraina al momento sembrano davvero fuori portata. 
100 vinti a sorpresa da Kelly-Ann Baptiste con 10"91 con la super-favorita VCB (Veronica Campbell Brown) solo seconda con 10"95, dopo le prestazioni incredibili fatte vedere nelle scorse settimane. Kerron Stewart 11"04 quindi la bulgara Ivet Lalova con 11"18. Riuscirà la Lalova ad essere l'unica europea a raggiungere la finale dei mondiali di Daegu?
Prestazione mostruosa poi nei 400hs da parte di Zuzana Hejnova: 53"29, e grossa paura per il mondo dell'ostacolismo mondiale. 24^ posizione mondiale di sempre, e 7^ europa di sempre. Miglior tempo mondiale del 2011, naturalmente. Migliorato di mezzo secondo il personale, che era il 53"87 ottenuto in Coppa Europa a Stoccolma tre settimane fa. 53"45 per la giamaicana Kaliese Spencer, rea di aver sbagliato l'approccio all'ottavo ostacolo, con un proditorio taglio di passo a pochi metri dalla barriera: rallentamento visibile a colpo d'occhio e sorpasso in tromba della ceca.   
Valerie Adams nel peso regola la più accreditata bielorussa Nadezhda Ostapchuk: 20,78 a 20,49: se la daranno di santa ragione in Corea. 

Rovellasca: Denise Neumann ancora record dei 100 F40 a 12"73 - Del Rio sfiora quello sui 400 M65

Nella riunione di Rovellasca di mercoledì sera, ulteriore miglioramento di Denise Neumann (nella foto a sinistra di Luciano Alvazzi) nei 100 metri F40: 12"73, con 0,1 di vento contro, che migliora il 12"81 ottenuto dalla stessa atleta a Chiasso il 26 giugno. E' la quinta volta in questa stagione che Denise migliora un record italiano F40 nella velocità: i duecento indoor (27"01), due volte i 150 (19"63 e 19"49) e due volte i 100 (12"81 e appunto il 12"73 di Rovellasca). Nella stessa riunione, questi i migliori risultati in termini di AGC.
Scorrendo poi i risultati dei 400, si scopre il 1'01"70 di Aldo Del Rio, classe 1946, ergo M65. Ebbene, il record italiano è 1'01"61 di Giuseppe Grimaudo, stabilito a Siracusa l'anno scorso. Soli 9 centesimi da quel record. 
  • 91,16 - triplo: 12,58 (1,6) - Barbara Lah (1972)
  • 86,30 - 100: 12"73 (-0,1) - Denise Neumann (1971)
  • 79,65 - 100: 15"07 (-0,2) - Francesca Novati (1963)
  • 79,45 - 1500: 5'06"48 - Silvia Prina (1972)
  • 74,96 - 1500: 5'22"11 - Anna Grasso (1973)
  • 90,27 - 100: 11"28 (1,2) - Andrea Benatti (1972)
  • 88,41 - 400: 1'01"70 - Aldo Del Rio (1946)
  • 87,40 - 100: 13"22 (0,2) - Alberto Cerioli (1953)
  • 87,32 - 100: 11"66 (1,1) - Massimo Minorini (1972)
  • 86,54 - 400: 57"61 - Damiano Ricci (1960)
  • 85,23 - 400: 58"88 - Franco Valsecchi (1959)
  • 85,16 - 100: 12"21 (1,4) - Marco Giacomantonio (1969)
  • 84,77 - 400: 60"00 - Angelo Mauri (1957)
  • 84,36 - 1500: 4'40"44 - Mario Farina (1963)
  • 83,80 - 1500: 5'13"34 - Vito Pocorobba (1951)
  • 83,71 - 100: 13"20 (0,2) - Luca Gregotti (1960)
  • 83,70 - 1500: 4'29"77 - Alessandro Volontè (1968)
  • 83,28 - 100: 12"75 (0,4) - Francesco Nicotra (1966)
  • 82,34 - 1500: 4'55"25 - Giuseppe Denti (1960)
  • 81,27 - 3000siepi: 11'30"35 - Pietro Antonio Pastore (1962)
  • 81,21 - 1500: 4'19"49 - Giuseppe Affabile (1975)
  • 80,90 - 110hs: 16"10 - Stefano Longoni (1975)
  • 80,62 - 1500: 4'48"18 - Valerio Tarabini (1965)
  • 80,48 - 400: 59"04 - Silvio Grassi (1967)
  • 80,21 - 1500: 4'28"07 - Simone Busetto (1973)
  • 80,91 - 400: 59"55 - Corrado Redaelli (1965)
  • 79,39 - 400: 57"74 - Stefano Pozzi (1972)
  • 79,17 - 1500: 5'09"73 - Vitaliano Bosio (1959)
  • 78,17 - 400: 58"20 - Luciano Alvazzi (1973)