08/07/11

Sacramento, mondiali master: Morotti oro nella marcia -

Seconda giornata di gare a Sacramento, in California, e seconda medaglia d'oro per la spedizione italiana dopo quella della Manchia nel cross W35 di ieri. Totale che arriva a quattro medaglie, con un altro bronzo conquistato in giornata. L'Oro, quasi scontato, è una di quelle medaglie che metti prima che inizino i giochi con la dicitura "sicuro". E dopo il fuoco e le fiamme fatte vedere in questa prima parte di stagione da M60, con una successione martellante di titoli europei, record mondiali e altre quisquiglie del genere... non poteva non arrivare il massimo alloro per Graziano Morotti, primo nei 5 km di marcia in pista nella categoria M60 con 24'09"66,  una ventina di secondi in meno del messicano Jose Luis Lopez Camarena. Naturalmente record italiano di categoria, il 12° detenuto attualmente dal più forte marciatore italiano master del momento. Quarto caps di Morotti in una grande manifestazione internazionale master, e quarto oro, dopo la vittoria nella 20 km di Riccione '07 negli M55 ed il doppio oro di Gand di quest'inverno agli europei indoor. E' il primo oro conquistato nel binomio categoria/specialità da un italiano in un mondiale outdoor. L'unica medaglia con le stesse caratteristiche, fu il bronzo di Carlo Bomba conquistato al mondiali di Roma nel '85, 26 anni fa. 31 partecipazioni azzurre sui 5 km di marcia M60 ai mondiali e "solo" due medaglie. Davvero un'impresa, anche se "quasi" scontata, per Graziano Morotti.  
Altro giro, altra medaglia per Natalia Marcenco bronzo nei 5 km di marcia, ma nella categoria W55, e alla 34° maglia azzurra in una manifestazione internazionale tra i master. Con quella californiana, il conto personale delle medaglie sale così a 25, con 5 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Tempo finale: 28'43"98, a un minuto dalla seconda e 1'40" dall'oro, vinto dalla sudafricana Barbara Nell, in una gara affollatissima: 27 atlete al via. Prima medaglia conquistata nella marcia (su tutte le distanze) nella categoria W55 ad un mondiale. Il miglior piazzamento fino a ieri, era l'ottavo posto conquistato da Gabriella Piccone a Turku, in Finlandia, nel 1991.
Poi due quarti posti: nel cross M45 con Giacomo Collodoro (il massaggiatore della nazionale), ma la medaglia era una 30ina di secondi più veloce e nel decathlon M75, con Ernesto Minopoli. Per Collodoro, all'esordio tra i master, il suo quarto posto è la terza prestazione di sempre per un M45 italiano ai cross  mondiali su un totale di 67 partecipazioni azzurre. L'unico oro è stato vinto nel 2007 da Marco Cacciamani a Riccione '07, mentre bronzo per Albert Rungger nel 1999 a Gateshead. 
Sempre nella medesima giornata, terminate le gare di prove multiple (decathlon, eptathlon e pentathlon): ecco i responsi.
  • M35: 5° Stefano Sartori e 7° Alessio Fuganti con rispettivamente 5499 punti e 3120. Il 5° posto di Sartori, rappresenta il miglior piazzamento di un M35 italiano ad un mondiale nel decathlon. Ma non solo: è anche il miglior piazzamento considerando anche gli Europei outdoor, visto che ad oggi, il miglior rango era stato il 7° di Giancarlo Marotta a Poznam '06. Prima partecipazione in azzurro per Sartori e miglior punteggio mai ottenuto da un italiano M35 nel decathlon ad un mondiale. Fuganti si guadagna invece il secondo piazzamento italiano di sempre ad un mondiale, col suo settimo posto. Per lui terza manifestazione internazionale, dopo i mondiali di Riccione '07 e Lahti '09 (presente nei 5000 e nel cross). Nelle singole gare, Sartori primo nei 1500 (4'55"24) e secondo nel lungo (6,33 ventoso) e nell'asta (3,50). Fuganti terzo nei 1500 con 5'03"59.
  • M40: 9° Riccardo Vaira e 13° Giancarlo Marotta. 4882 punti per Riccardo Vaira, che è riuscito a giungere 3° nei 100 (12"40 con -0,9) e nell'alto con 1,63. Sesto nei 400 con 57"44 e nei 1500 con 5'18"29. Seconda partecipazione per Vaira alle prove multiple, dopo il 16° posto nel pentathlon di Gand, quest'anno. Miglior prestazione ad un mondiale per Marotta, che era arrivato al 28° posto e al 17° a Lahti, nel 2009 a Lahti. 13° anche l'anno scorso a Nyregyhaza. 
  • M45: 17° Stefano Catania con 1973 punti ma con tre prove con "0" punti. 
  • M50: 20° posto per Fabrizio Ricci in una gara dove si erano presentati in ben 29 atleti. 4873 punti il suo score, con i Race-High nei 400 (10° con 1'02"70), nell'alto (12° con 1,51) e nei 1500 con il 14° rango (5'51"07). Seconda partecipazione ad un mondiale per Ricci, che a Riccione '07 da M45, giunse 30°.  
  • M60: 15° Silvio Marcelli, con 4414 punti e uno dei multiplisti master più presenti alle grandi manifestazioni master. Agli europei di Nyiregyhaza l'anno scorso era giunto 10° con 4518 punti, mentre a San Sebastian nel 2005 era arrivato 20° negli M55. Il miglior risultato di un italiano in un decathlon mondiale M60 rimane così il 9° posto di Silvano Gottardo in Giappone, a Myhazaki, nel 1993. Migliori piazzamenti nel decathlon californiano, il 9° posto nei 1500 (6'47"89) e 10mi posti nel peso (9,78) e nel disco (32,10). 
  • M75: 4° sfortunatissimo rango per Ernesto Minopoli, dopo che al giro di boa aveva girato in terza posizione. 5209 punti contro i 5292 dell'americano William Jankovich, terzo. Migliorato il 10° posto (ma era M70) di Riccione '07, per un atleta che aveva vinto proprio quest'inverno, l'oro nel pentathlon indoor agli europei di Gand. Con quello di Minopoli, sono 8 le partecipazioni di un italiano M75 nel decathlon mondiale: 2 argenti e 2 bronzi il bottino di medaglie... quindi due quarti e due quinti posti. Equilibrio generale. 

07/07/11

Mondiali Allievi: Stefano Braga bronzo mondiale - Gill mondiale nel peso

Si stanno svolgendo a Lille, in Francia, i campionati mondiali Allievi. La notizia del giorno, nella seconda giornata della manifestazione, è la medaglia di bronzo di Stefano Braga nel salto in lungo con 7,42 (ventoso: 3,0), ma capace anche di saltare in maniera regolare 7,37: record personale (indoor aveva saltato quest'anno 7,45). Vittoria ad un incredibile cavalletta cinese, tale Qing Lin che con 1,7 di vento è arrivato a 7,83. Ma nel suo ruolino di marcia anche un 7,78 con 0,5. Gara comunque condizionata dal vento a favore (condizionata positivamente direi): tolto il fenomenale cinese, il miglior salto "regolare" è stato ottenuto proprio dal saltatore piacentino (il 7,37), mentre in gara è stato preceduto dallo svedese Johan Taleus con 7,44 (con 2,9 di vento, e 7,36 regolare). Gara tiratissima: in 12 centimetri i 6 atleti dal secondo al settimo rango. Peccato per l'altro azzurro Riccardo Pagan, infortunato, ma che aveva saltato un 7,39 (ventoso) in qualificazione dopo lo spauracchio di due nulli.
Il fenomeno dei fenomeni è però l'all-black Jacko Gill, nemmeno diciassettenne e quest'anno capace di sparare il peso da 7,260 oltre i 20 metri: il più precoce essere umano a oltrepassare questa soglia. "Purtroppo" gli allievi usano il peso da 5 kg che nelle mani di Jacko sembrano un frisbee che riesce a eiettare fino a 24,35, cioè il nuovo record del mondo Allievi. Ad esattamente 4 metri di distanza il secondo arrivato, l'americano Tyler Schultz (20,35). L'italiano presente nella specialità, Lorenzo Del Gatto, si è fermato in qualificazione con 17,81, cioè a 7 metri dalla vetta. 
Nei 100 metri maschili non poteva mancare la vittoria ad un giamaicano, O'Dail Todd con 10"51 (personale) con una lieve brezza contraria. Secondo il tenace giapponese (che è assiomatico... ce n'è qualcuno che non lo sia?) Kazuma Oseto con 10"52. Poi il classico francese di terza generazione, Michael Meba Zeze (10"57, sembrerebbe di origine più africana che della Martinica), che la dice lunga sui processi in atto nell'atletica francese, e che da noi sono visti ancora con qualche reticenza di troppo. Clamorosamente fuori dal podio gli americani: solo quarto Ronald Darby con 10"61 che è pur sempre il PB. Italiani purtroppo usciti già in batteria. 10"99 per Giovanni Cellario e 11"00 per Lorenzo Bilotti
Al femminile, gli USA si riprendono qualche medaglia: doppietta oro-argento con Jennifer Madu e Myasya Jacobs con 11"57 e 11"61. Nessuna italiana presentata a questo mondiale, come dire che la crisi in atto nella nostra atletica non ha nemmeno per gli anni a venire delle valide soluzioni, se non con le junior di origine sub-sahariana Gloria Hooper e Judit Ekeh
100hs femminili (altezza a 76 centimetri) che invece vengono colonizzati dalle americane: prima Trinity Wilson con un clamoroso 13"11, e terza Kendall Williams con 13"28. Ciò che sorprende è la sempre più cospicua crescita dell'atletica svizzera: seconda Noemi Zbaren con 13"17, personale. Si è fermato in semifinale il mondiale di Maria Paniz: 14"52 con 3 metri di vento contrario dopo il discreto 14"12 con vento nullo delle batterie.
Ieri nel lancio del peso 6° posto per Monia Cantarella con 14,01 metri e 8° per Martin Pilato nel lancio del disco con 57,95, che altro non è che il record personale. 
Considerazione: nei 3000 femminili nessuna italiana schierata; 800 femminili: nessuna italiana presente; 1500 femminili: nessuna azzurra al via. La crisi del mezzofondo femminile italiano sembra molto più profonda di quello che si pensi. Le più virtuose sono ancora nella categoria cadette: se tutto va bene, le vedremo per le Olimpiadi del 2020.  

La classificazione dei mezzi d'allenamento - di Valerio Bonsignore

Nel programmare gli allenamenti bisogna tenere conto di alcuni fattori:
  • eta' cronologica e biologica dell'atleta;
  • esperienza d'allenamento generale e specifica;
  • capacita' di lavoro e prestativa;
  • stato di forma e di salute;
  • fattori ambientali e capacita' di recupero;
  • Somatotipo, psiche e sistema nervoso.
Per la scelta dei mezzi allenanti si dovrebbero analizzare:
  • l'atleta;
  • la specialità in particolare: Siff parla di quali siano le maggiori qualità (fitness qualities) richieste;
  • gli infortuni ricorrenti nella disciplina: bisogna conoscere le statistiche sui vari infortunti delle varie specialità (per esempio nello sprint lo stiramento ai femorali);
  • il movimento (analisi kinesiologica e biomeccanica): modelli di movimento, forze, velocità identificando i muscoli usati nelle varie articolazioni per produrre movimento (così per esempio alcuni muscoli potrebbero lavorare isometricamente ad esempio);
  • l'anatomia e la fisiologia (specifiche dello sport): ovvero bisogna determinare quali sistemi energetici sono impegnati nelle varie specialità ad esempio.
Poi entrando nello specifico si analizzeranno:
  • tipo di contrazione muscolare;
  • metabolismo;
  • adattamenti biochimici;
  • flessibilità;
  • reclutamento fibre muscolare;
  • forza di contrazione;
  • velocità di movimento;
  • regione di movimento;
  • modello di movimento.
L'idea di fondo è che bisogna conoscere la specialità che si allena (le sue carattestiche) e che si abbia un quadro di insieme della programmazione a lungo termine. Avere in mente un elenco degli esercizi fine a se stesso non ha senso in sé. Certo, questo elenco bisogna fornirlo e averlo. Bisogna conoscere i sollevamenti olimpici, quali qualità allenano, a cosa servono e via dicendo.
Ma avere un quadro d'insieme permette di dargli il giusto peso, periodo dopo periodo. Anno dopo anno, mese dopo mese (e settimana dopo settimana). Avendo in mente il quadro generale e gli obiettivi a lungo termine viene più facile focalizzarsi sugli obiettivi a più breve raggio.
In generale, per spiegare cosa curare e in che rapporti di importanza, si utilizzano dei poligoni ("fitness polygon"). Un esempio tratto da Siff (in "Supertraining"):

Figura – Fitness Polygon


Esempi banalissimi: la forza è importante per un velocista ma non importantisisma come per un lanciatore di peso. Così come la forza per un centista ha un peso maggiore rispetto ad un 400 metrista (dove invece la strength endurance invece riveste un ruolo più importante e così come gli aspetti generali come un maggiore volume di tempo run estensivo, qualche lavoro di corsa continua e così via).

Per quanto riguarda la scelta di ogni mezzo allenante le domande da porsi sono le seguenti (da Siff):
  • E' necessario?
  • E' sufficente?
  • E' appropriato?
  • E' efficace?
  • E' veramente allenante?
  • E' sicuro?
Inoltre si devono tener conto i seguenti fattori: 
  • scopo;
  • atleta;
  • allenatore;
  • principi di allenamento;
  • procedure;
  • periodo del ciclo annuale;
  • infrastrutture e locazione.
Queste semplici considerazioni sono facilmente comprensibili e non penso meritino un discorso particolareggiato.

Per quanto riguarda la classificazione (e transfer) dei vari mezzi di allenamento riporterò un mio pezzo sull'argomento, rivisto in alcuni particolari (figure aggiunte).

In atletica leggera, i mezzi di allenamento vengono classificati secondo le intuizioni dei vecchi coach e studiosi sovietici. Ad esempio in base alle idee di Bondarchuk si distinguono quattro tipologie di mezzi (vedi ad esempio UKA Exercise Classification Hierarchy):
  1. Competive Exercises (CE);
  2. Specific Development Exercise (SDE);
  3. Specific Preparatory Exercise (SPE);
  4. General Preparatory Exercise (GPE).
Diversamente una fase di allenamento generale o specifica sarà definita con l’acronimo in inglese di GPP o SPP.

Cerchiamo (anche in base ai lavori di Crick e alla metodologia di Charlie Francis) di rendere più chiara tale classificazione.
  • CE: sono esercizi (mezzi) identici o quasi identici alle condizioni di gara. Per quanto riguarda lo sprint quindi avremo esercitazioni di Acc, Max V e SE (resistenza alla velocità ovvero Speed Endurance);
  • SDE: sono esercizi che riproducono in parte pezzi di gara oppure le eseguono con "sovraccarichi" (resistenza o facilitazione) ovvero "sovraccaricano il sistema". Ad esempio esercitazioni con resistenza (traino o isorbic o salite ad esempio) o assistite (fly in favore di vento), tempo intensivo ed estensivo (per i 400). in questo caso le fly possono essere considerate anche come mezzo di CE o Indicatore Chiave (Key Indicator). Come al solito è il punto di vista del tecnico e il come si classifica e interpreta le esercitazioni a fare la differenza. Una fly sub max è pur sempre un'esercitazione tecnica e da CE. Ma una fly con run up pieno in favore di vento è una esercitazione che "sovraccarica" il sistema (si raggiungono velocità superiori) e quindi può essere vista come esercitazione non solo KI (indicatore chiave) ma anche di SDE (di sviluppo);
  • SPE: non si riproduce l'evento di gara ma si impiegano i gruppi e catene muscolari in modo similare, compresi i sistemi fisiologici. Gli esempi classici riguardano le esercitazioni per stimolare la Fmax (squat e panca, ad esempio), la Potenza (ols, panca e squat dinamico, ad esempio), la Fexpl (salti, balzi e lanci, ad esempio), la Forza Reattiva (balzi tra ostacoli ad esempio), la Strength Endurance (run a's a tempo o salite, ad esempio);
  • GPE: sono mezzi di allenamento che non riproducono né la gara né parti di essa né matchano i sistemi fisiologici utilizzati. Come da definizione, sono mezzi a carattere genrale utilizzati per migliroare i weak link, fornire un condizionamento generale e migliorare il recupero. Ad esempio avremo forza generale, core training, flessibilità, mobilità, coordinazione generale.

Figura – Classificazione Mezzi di allenamento per un velocista da Crick



E' evidente che in termini di specificità i CE sono da considerare al primo posto e a cascata gli altri.
Viceversa, in termini di volume e numero di mezzi i CE vanno eseguiti con basso volume e i mezzi utilizzabili (per numero) sono scarsi. Vedremo in seguito il perché.


I 100 metri


per i 100 metri si abbozzeranno questi esempi:

  1. KI: 60 e 150 metri (al 100%);
  2. CE: 30 dai blocchi, 20-30 metri volanti e ovviamente le distanze di KI;
  3. SDE: Accelerazione con Traino, fly con vento a favore, tempo intensivo (per i centisti i tempo run estensivi rappresentano un mezzo generale mentre i tempo run intensivi un lavoro in alcuni casi propedeutico alle prove di SpecEnd). Le prove di Special Endurance (SpecEnd) hanno in molti programmi e atleti una notevole valenza (creano volume ma con intensità non elevate seppure prolungate, possono rappresentare un trade union per le prove più probanti di SE);
  4. SPE: Squat e Panca (Forza Massima), Ols (Power Snatch, ad esempio, per la Potenza), Squat Jump (Forza Esplosiva) con sovraccarico e lanci, Hurdle Jumps e Sprint balzati (forza reattiva), Run A's a tempo (o distanza, strength endurance);
  5. GPE: mobilità su ostacoli, stretching, circuti di forza generale, core training.
Figura – Mezzi di allenamento nei 100 metri da Crick (adattato)

IN LINEA DI PRINCIPIO i running drills possono essere classificati sia come SDE, sia come SPE, sia come GPE. Ad esempio nelle esercitazioni di SE (dai 100isti ai 400isti) si può concludere l'allenamento con una batteria di esercitazioni per la strength endurance. In questo caso, l'esercitazione è da considerarsi specifica per lo sviluppo della resistenza specifica di gara (in quanto funge da complemento alle esercitazioni di sprint lungo o di tempo più o meno intenso). Se inserite in altri contesti può essere interpreta ad esempio come mera esercitazione per curare la strength endurance. Le andature non intense (come lo skip a's e b's) rivestono invece carattere meramente generale salvo utilizzi "estensivi" (ad esempio su lunghe distanze dopo prove di tempo run estensivo).

I 200 metri
  1. KI: 60, 150, 250.
  2. CE: 30 metri dai blocchi, 20-30 m fly, prove di KI, 300s;
  3. SDE: accelerazione con resistenza, salite, fly con vento a favore, tempo run intensivi, SpecEnd 2 (prove sopra i 300 metri), run a's per la strength endurance.
  4. SPE: Squat e Panca (Forza Massima), Ols (Power Snatch ad esempio per la Potenza), Squat Jump (Forza Esplosiva) con sovraccarico e lanci, Hurdle Jumps e Sprint balzati (forza reattiva), Run A's a tempo (o distanza, strength endurance) oppure skip su lunghissime distanze,
  5. GPE: Mobilità su ostacoli, stretching, circuti di forza generale, core training.
Figura – Mezzi di allenamento nei 200 metri da Crick (adattato)


Quando ci si allena conviene molto spesso abbinare le esercitazioni per affinità.
Quindi, se devo curare l'accelerazione, meglio fare balzi brevi dopo gli sprint. Diversamente, se curo la Vmax, curerò la rapidità e la reattività (quick leg drills e balzi su ostacoli). Diversamente, nel caso dovessi curare la resistenza alla velocità o prove di SpecEnd, potrei abbinare esercitazioni di strength endurance oppure balzi in estensione o plio in resistanza (scissor ad esempio).


Per i 400 metri il discorso è in generale più complicato per vari motivi:
  1. maggiore complessitià della gara in cui sono richiesti discreti valori di forza e velocità e un eccellente condizionamento generale;
  2. eterogeneità del talento;
  3. correnti di pensiero molto differenti tra di loro.
In linea di principio tutto ciò che interessa un 200 metrista in termini di velocità aiuta un 400 metrista. Ma ovviamente le prove di Special Endurance 2 (300/350-600 m) possono essere considerate in una differente ottica:
  1. le prove tirate sui 300-350 possono essere considerate come "event run";
  2. le prove sui 400-500 metri anche come resistenza specifica;
  3. le prove più lunghe ovviamente come resistenza speciale.

Inoltre se per i 200 metri il lavoro intensivo ha una valenza minore invece per i 400 metri è importante perché questi lavori (con recuperi incompleti) permettono di sviluppare i giusti adattamenti relativi alla tolleranza lattacida (importanti nell'ultimo quarto di gara e soprattutto nell'ultimo ottavo ovvero gli ultimi 50 metri) e alla fatica.
Questi lavori (intensivi ma non intensi e con pause brevi) si possono considerare specifici per la resistenza.
Per ultimo: il condizionamento generale è più importante per via della maggiore durata e peculiarità dell'evento. Quindi il volume dei tempo run estensivi e dei lavori di strength endurance sarà maggiore (e in questo caso possono anche essere visti come lavori speciali).


Dalla federazione britannica (UKA) per lanci, salti e specialità di velocità si propone la seguente (sintetica) classificazione che riporto perché interessante (utile):

Figura – Classifcazione mezzi di allenamento per specialità di
lanci, salti e velocità per la UKA

Sacramento: partiti i mondiali master. Zola Budd argento nel cross - Un oro e un bronzo per l'Italia -

Chiedo venia a tutti i master che seguono il nostro sito. Ultimamente, a causa di qualche polemicuccia derivante dal mondo "assoluti", ho dovuto soprassedere a qualche informazione. Comunque, ho tutto in testa e darò conto di tutti i record che si sono ottenuti dai master italiani nelle ultime tre settimane, grazie anche alla preziosa collaborazione di Giusy La Cava. 
Ma veniamo a noi, e questi campionati mondiali che si stanno tenendo a Sacramento, di cui parlo solo oggi proprio nel giorno dell'inaugurazione ufficiale. La prima notizia da dare è sicuramente il secondo posto della sudafricana Zola Budd, al secolo Zola Pieterse, nel cross country W45, battuta dalla spagnola Soledad Castro Solino. Chi se la ricorda? Talento precocissimo che era solita correre a piedi nudi, ma che assurse definitivamente agli onori delle cronache per il contatto avuto alle Olimpiadi di Los Angeles del '84 (a soli 18 anni) con la favorita americana Mary Decker. Zola finì la gara ma fu subissata da un coro unanime di "boo" dal pubblico inferocito. Nella sua carriera si contano anche un paio di titoli mondiali di cross. Quindi un'altra atleta dal passato glorioso che scende in pista tra i master, seguendo ormai quell'ondata che sta infoltendo sempre più un universo competitivo e meno da guinness dei record (d'età), se vogliamo dire così (l'idea imperante è infatti ancora che i master siano ultra novantenni).
  • Per la spedizione italiana arriva subito il primo oro. A conquistarlo Maria Domenica Manchia, nel cross W35, dove sugli 8 km ha dato oltre due minuti alla seconda arrivata, la francese Jeanine James. E' la 16ma volta che un italiano o italiana vince un oro nel cross ai mondiali master nella sessione estiva. E' invece la seconda volta che ciò avviene nella categoria più giovane, le W35: il primo titolo fu vinto a Riccione '07 da Annamaria Vanacore. E' invece la sesta medaglia sempre nella medesima categoria, tutte conquistate nelle ultime 4 edizioni consecutive dei mondiali: 2 ori, 1 argento e 4 bronzi. Per la Manchia terzo caps in maglia azzurra: i primi due erano stati due 4i posti a Nyiregyhaza l'anno scorso su 5000 e 2000 siepi. 
  • La seconda medaglia di giornata la conquista Antonio Carboni (M65) sempre nel cross, nella gara vinta dallo svizzero Albert Anderegg. E' un bronzo, che per Carboni si somma all'argento conquistato sempre nel cross ai mondiali di Riccione '07, ad un altro bronzo conquistato nella medesima edizione ma sui 5000 e l'oro nel concorso a squadre del cross dei mondiali romagnoli. Quarta medaglia italiana nella storia dei mondiali nel binomio specialità/categoria: qui si vantano anche un paio di ori con due leggende come Cesare Bini (sempre negli USA, a Buffalo nel 1995), e di Acquarone a Durban nel 1997. 
  • Nel Decathlon M35 due azzurri schierati, e al momento, dopo il giro di boa della prima giornata, sono rispettivamente al 5° e al 7° posto rispettivamente con 2863 e 1676 punti. Sono Stefano Sartori e Alessio Fuganti. Tra le loro prestazioni migliori, il 6,33 ventoso nel salto in lungo di Sartori. Tra gli M40, Riccardo Vaira si trova ora al 7° posto dopo i 400, con 2854 in una delle gare più affollate dell'intero panorama di prove multiple. 22 gli atleti partenti. 16° Giancarlo Marotta con 1767 punti. Nel decathlon M45 con Stefano Catania: 1422 punti ma senza il risultato dei 400 dove non ha terminato la gara. Tra gli M50 Fabrizio Ricci si colloca al 16° con 2718 punti. Sempre nel decathlon, ma M60, Silvio Marcelli gira a 18° rango con 2338 punti. 9.78 nel lancio del peso per un controvalore di 619 punti la sua miglior prestazione dopo la prima giornata. Ernesto Minopoli (M75) è invece attualmente al terzo posto con 2843 punti, ad un centinaio dal secondo e trecento dal primo, il giapponese Ishikawa. Ma dietro non sono molto distanti. Bisognerà infilare una grande seconda giornata per andare a medaglia. 

05/07/11

Le Chaux de Fonds: il ruggito di Cerutti, due volte 10"22 - Caravelli eguaglia il personale: 13"05

A Le Chaux De Fonds (dopo aver sviscerato tutto quello che c'era da dire sulla 4x100 italiana naufragata) di sicuro il più brillante azzurro al maschile è stato Fabio Cerutti, che ha piazzato un uno-due abbacinante, facendo salire vorticosamente le proprie azioni nel ranking nazionale. Un duplice 10"22 condito dalla "A" di altura (i 1000 metri della località elvetica) che trova il suo senso soprattutto nelle gerarchie dello sprint italiano, che è quanto mai fluido. Nessuno ha il ruolino infatti immacolato da sconfitte con gli altri azzurri. Tutti hanno perso almeno un scontro, anche Galvan, il neo campione italiano (con Tumi). Nella prima volata con 0,8 di vento Cerutti precede il britannico James Desaolu (10"24), un tizio che quest'anno ha già corso in 10"11 a Ginevra e che vanta un 10"09 di PB (indovinate dove? A Ginevra!). Poi Emanuele Di Gregorio con 10"27 e Simone Collio 10"30, che comunque vada è il suo miglior tempo dell'anno. Peccato i contatti lane-to-lane della finale di Torino, chissà cosa sarebbe successo. Sliding doors non è un film che ho scritto io. Tutti e tre battono però Craig Pickering, che aveva fatto il suo miglior tempo dell'anno (10"23) proprio ad Hengelo, laddove Di Gregorio aveva corso il suo Sb di 10"22. Ronald Pognon non pervenuto. Nella seconda serie, Maurizio Checcucci riesce a correre in 10"40 con 1,4, suo miglior tempo dell'anno, dopo il funesto 10"80 di Firenze. Nella finalissima, come detto, nuovo 10"22 di Cerutti con 1,6 di vento, stavolta davanti a Di Gregorio, che ottiene il suo miglior tempo dell'anno con 10"26. Il ranking mondiale all-athletics non è ancora aggiornato (lo sarà giovedì), ma per quanto riguarda l'Italia, Di Gregorio precede ancora nettamente (1183 punti) Collio (1137), e Cerutti (1118) che però dopo questi due risultati si avvicinerà molto al lombardo. A sorpresa il quarto è Michael Tumi, a 7 punti da Cerutti. Poi Riparelli a 1101. E questi cinque sono in fuga. Seguono Tomasicchio (che gode ancora dei risultati del 2010) e quindi Francesco Basciani. Donati è attualmente al 9° posto grazie alle staffette 4x100 che gli attribuiscono punti, e 11° Checcucci, superato anche da Galbieri e La Mastra. Naturalmente sono punti "virtuali", ma disegnano bene la condizione degli atleti su spezzoni abbastanza ampi di stagione. 
Naturalmente sfavillante 13"05 con 0,5 di vento di Marzia Caravelli, che pareggia il suo precedente PB ottenuto agli assoluti di Torino in una finale dove la scatenata svizzera Lisa Urech, scesa anche lei al personale di 12"62. Stando al citato ranking Marzia è la 34^ al mondo come rendimento diacronico (la sua miglior posizione), senza questo 13"05, che le farà conquistare qualche posizione. In una sola settimana guadagnate 24 posizioni (era 58^). Impensabile non portarla a Daegu per due motivi: se l'è meritato sul campo quest'anno, ed in ottica di Londra 2012 per la Federazioni: certo, sarà difficile vincere, ma avere una grande manifestazione di "lancio" potrebbe portare aiutarla a fare quel salto di qualità che la porterebbe tra le prime 16 al mondo. Nel consesso internazionale questo significherebbe correre in un quarto di una grande manifestazione poco sotto i 13". Poi lì sarebbe lecito sognare. Instancabile, spazio anche ai 200, dove ha corso in 23"53 ventoso, probabilmente già provata dalle due volate sugli ostacoli. 
Brava anche Manuela Gentili che corre in 56"36, stagionale e limite "B" che però al momento non le può ancora dare il ticket per Daegu, per il semplice fatto che è stata inserita la regola dalla Fidal, che se non sei più giovani del 1988, devi essere tra i primi 24 atleti mondiali dell'anno (al netto dei tre atleti per nazione). La Gentili, mondate le liste mondiali, è... 25^. Servirà correre qualche centesimo sotto i 56". Terza Emanuela Baggiolini con 1'00"33 (che correrà poi il suo nuovo personale nei 200: 25"60).
Presente sui 200 anche Roberto Donati: 20"92 con 0,8 di vento. Delle polemiche ne abbiamo già ampiamente parlato negli scorsi giorni. Nella sua serie gran tempo dell'inglese Harry Aikines -Aryeetey: 20"46. Gli svizzeri addirittura debordanti in prima serie: 20"51 per Reto Shenkel e 20"52 per Marc Schneeberger. Come dire: perchè scornarsi tutti sui 100 metri, quando c'è tanto spazio sui 200? Proprio i due duecentisti comporranno poi la staffetta elvetica che chiuderà con 38"98 con Pascal Mancini in prima frazione. Curiosità: nei 200 di Le Chaux De Fonds, 20 partecipanti delle prime quattro serie hanno ottenuto i propri primati personali (9) e stagionali (11). Condizioni sicuramente favorevoli.
Nei 110hs il francese Dimitri Bascou arriva al PB con 13"37 con 1,5 di vento. Ma quello che ci deve far riflettere è la presenza di tre atleti svizzeri sotto i 14", cioè quello che non succede in Italia: Andreas Kundert 13"57, Michael Page 13"83, Tobias Furer 13"95
Nei 100 femminili si assiste in silenzio a quanto il gap tra l'Italia e il resto del mondo (atletico) che conta sia marcato: 4 francesi sotto i 11"51, 4 inglesi sotto gli 11"48. Marlene Ottey a 51 anni in pista e 11"91. La francese Soumarè si aggiudica i 200 con 23"00 ma non sembra quella del 2010. 

04/07/11

Stecca la 4x100 in altura: e adesso chi se ne va?

Lo sapete tutti, ormai, penso. Il progetto ben architettato e studiato nei minimi particolari per tre settimane è fallito. Naufragato. Kapputt. La 4x100 italiana pupilla del Mourinho dell'atletica italiana ha perso per la seconda volta consecutiva in 20 giorni il testimone a Le Chaux de Fonds, in Svizzera, e se tanto mi dà tanto, ora l'escluso di turno dovrebbe essere Simone Collio che portava il testimone a Emanuele Di Gregorio, per la nuova regola inaugurata a Stoccolma per la quale la colpa ricade sempre su chi porta e non su chi parte, rivoluzionando anni di credenze e detti popolari. 
La nostra staffetta, una delle poche "speranzucce" (quanto meno di finale) a Daegu, si sta squagliando inesorabilmente, dilaniata da contrasti interni, obnubilamento generalizzato, condizioni fisiche ondivaghe dei protagonisti, assoluta assenza di serenità ma quel che più conta, dalla gestione iniqua e priva di costrutto (contro chi quest'anno ha corso più forte e contro quindi il senso stesso dello Sport) di Filippo Di Mulo e di chi lo ha tutelato fino ad oggi. Perchè se Di Mulo ha dettato legge fino ad oggi, nonostante il ruolo secondario nella struttura federale, vuol dire che glielo si è lasciato fare. Di chi è colpa quindi?
Speriamo davvero che questa sia la pagina finale del mandato del catanese, che come vuole la Legge dello Sport, dovrebbe avere la decenza di dimettersi come qualsiasi allenatore dovrebbe fare di fronte ai continui disastri sportivi, per permettere a chi lo sostituirà di avere il tempo di creare un gruppo nuovo per le Olimpiadi di Londra l'anno prossimo, che sia convinto, basato su regole certe e trasparenti. Mi rendo conto che un pizzico di pressione gliela si sia messa addosso anche noi, squarciando il velo di silenzio che aleggiava da anni sulla gestione tecnica della velocità italiana. Ma era necessario che almeno chi casualmente accedesse a questo sito avesse consapevolezza di quello che stava succedendo sotto gli occhi di tutti.
Ma torniamo un attimo con la mente a Stoccolma per ricordare quel risibile attacco a Bragagna "reo" di aver detto che "Collio aveva sbagliato". Un'intera centuria con livrea Fidasics schierata a testuggine contro Don Chichotte e Sancho Panza, ovvero Bragagna e Monetti, rei di avere additato un intoccabile, o meglio, di aver messo il dito nei meccanismi delicatissimi creati ad hoc per un gruppo di persone che non si sarebbe dovuto sfaldare. Le ragioni non le conosco, ma loro evidentemente la pensavano e la pensano tuttora così. Un suicidio in diretta per chi si è esposto contro la Rai, che forse poteva/doveva semplicemente infischiarsi di un evento che sta nell'ordine delle cose (quante staffette si sbagliano?) ma che per salvaguardare il gruppo aveva dovuto sacrificare davanti al mondo un atleta forse troppo onesto. 
Siccome Franco Bragagna è solito dire ciò che gli passa per la mente e quindi fare anche un pò di salotto (altrimenti le cronache le farebbe il solo Monetti, a ricordarci i passaggi ai 400 col suo cronometro e ricordandoci che il risultato o l'atleta è "sicuramente importante") le sue affermazioni destabilizzarono l'establishment, che maldestramente corse ad accusare e... scagionare. Ma non vestivano tutti la maglia azzurra quei ragazzi? O qualcuno aveva la maglia più azzurra degli altri?
La prima vittima sacrificale è stato quindi Jacques Riparelli, espulso con ignominia dai quartetti veloci urbi et orbi. La cosa strana è che proprio questo sabato il padovano corre in 10"26 e non a Le Chaux De Fonds (ove era iscritto) o a Donnas, ma a Nembro, che è una pista normalissima, dove un 10"26 è tempo che probabilmente ad altre altitudini e latitudini avrebbe avuto altro spessore. 
Si è passati poi per lo sconcerto (mio soprattutto) per i campionati italiani assoluti, che dovrebbero essere condizione necessaria per partecipare alle grandi manifestazioni internazionali dei nostri atleti (a meno di infortuni, naturalmente). Alcune menti fini hanno congetturato che la contemporanea e sospetta assenza di Roberto Donati e Maurizio Checcucci fosse stata "studiata" a tavolino, per non permettere ai due di prendersi bastonate da chi poi avrebbe potuto pretendere (a ragione) un posto nella 4x100. Togliamo pure la formula dubitativa sull'eventualità che quei qualcuno (Riparelli, Cerutti e lo spauracchio Tumi) avrebbero potuto batterli. Li avrebbero battuti e non solo loro. 
I tempi ottenuti ieri nel meeting Svizzero in altura in condizioni super-favorevoli (10"40 per Checcucci e 20"93 per Donati) ci dicono due cose: la prima è che non erano infortunati una settimana fa a Torino; la seconda è che, sempre a Torino, non erano "fuori condizione" almeno per i loro standard e non si capisce quindi se persone stipendiate dallo Stato e pagate da noi contribuenti possano bellamente infischiarsene di "venire a lavorare", visto che correre è il loro lavoro e gli italiani assoluti sono il lavoro per eccellenza per uno sportivo militare; la terza è che, se le prime due condizioni sono soddisfatte (qualcuno le smentisca), i suddetti hanno davvero focalizzato la preparazione per Le Chaux de Fonds, che è risaputo essere pista veloce, col vento generalmente a favore, e posta a 1000 metri di altitudine. Ad ognuno le proprie valutazioni.
Tutto ciò non mi impedisce quindi di vedere in tutto quello che è successo nelle ultime tre settimane un gigantesco disegno ben studiato, figlio delle circostanze (ovvero la scarsa forma degli uni, e la ottima forma degli altri come Tumi, Riparelli a corrente alternata e ora... Cerutti) e che per essere portato a termine aveva bisogno di certe contromosse ed un percorso ben definito che si sarebbe concluso con un super-tempo nella 4x100 di ieri. Quello sarebbe stato il trampolino di lancio che avrebbe proiettato il gruppo a Daegu.
Disegno che ha un'impronta digitale ben evidente sulla scena del crimine, perchè è un modo di considerare l'atletica in maniera avulsa rispetto ai cronometri e alle leggi non scritte dell'atletica. L'amicizia che a noi ingenui ci insegnavano di rispettare fuori dalle piste, perchè sulle corsie rosse vige sempre e comunque la Legge della Giungla, mors tua vita mea, in Italia, per la 4x100 italiana è stata riabilitata: lì, come nella peggior politica odierna, vige il Currit Amicos, non hostes. Spazio agli amici. 
Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi e questo sarebbe dovuto essere noto come il fatto di non contrariare i giornalisti della Rai se non si vuole che questi ti sputtanino davanti al mondo intero. E quando non c'è serenità, trasparenza e i principi imprescindibili di questo sport vengono stuprati, il Dio Onnipotente dell'Atletica sacrifica in maniera plateale le proprie vittime. E mai come questa volta chi tutto questo ha architettato, tessendo la propria ragnatela giorno per giorno, ora si ritrova con un misero pugno di mosche tra le mani e un paio di atleti che adesso non potranno più essere presentati in una staffetta (a meno che si rimettano a fare gavetta come tutti gli altri ottenendo i propri tempi al cospetto degli altri) per ovvi motivi. Ma voi ditemi come sarà adesso possibile schierare un Checcucci di fronte ad un Cerutti (in qualsiasi posizione della staffetta), che a Le Chaux ha corso due volte in 10"22, (battendo due volte Di Gregorio e una Collio) tempo che il fiorentino non ha mai corso, avendo un unico 10"26 nella propria carriera corso poi nel 2009, due anni fa? Ma a chi potrebbe venire in mente questa perversa staffetta? Chi si vuole prendere in giro? 
Volete ridere? Andate allora a leggere la nota della Fidal sulla gara. Ora, per la prima volta Di Mulo commenta una gara catastrofica dicendo che fino a metà "erano davanti agli inglesi" che a loro volta sono stati squalificati. Si continua cioè la creazione e la legittimazione di un mondo atletico fatto di parole e non di fatti, dove contano i tempi in allenamento e non quelli in gara (come il 46"76 di Licciardello sbandierato sulla Gazzetta... e chi glielo avrà detto ai giornalisti? E a noi che ce ne importa se il siciliano corre in meno di 47" sui 400... in allenamento?), dove le sensazioni di Di Mulo contano più dei cronometri e degli errori; e ora assistiamo all'ultimo disperato tentativo di difendere il "gruppo" sostenendo l'insostenibile. Tradotto nel gergo Di Muliano significa che Donati e Collio sono andati fortissimi... quindi ripresentabili. Baggianate. 
In realtà è il momento che qualcuno alla Fidal prenda una decisione (quelle che mancano da 7 anni) in un panorama generale di abbandono, dove non c'è una sola idea che possa aiutare a risollevare le sorti di questo sport. Lo sprint non è ai livelli dell'anno scorso, e se anche si sono visti là in cima tempi sotto i 10"30 (Cerutti due volte 10"22 e il 10"26, 10"27 di Di Gregorio), in realtà non sembra che il gruppo sia molto performante, considerato proprio l'ambiente in cui quei tempi sono stati ottenuti. Le condizioni di Daegu sono più assimilabili a quelle di Torino, non certo di Le Chaux. 
Alla fine probabilmente si sta perdendo tempo su un'opportunità (la 4x100 azzurra) che non è nemmeno più tale, ma che proprio per questo dovrebbe essere rifondata su basi diverse già in ottica 2012, con persone diverse, giovani, e soprattutto con metodi più trasparenti.
Naturalmente per farlo mi sembra giunto il momento che il Signor Di Mulo se ne vada e che si torni a parlare di sport in maniera dignitosa e conveniente. Naturalmente sarebbe opportuno che se ne andassero altri con lui, ma sarebbe di sicuro un buon inizio. 

Ostapchuck ai massimi livelli - Grande 1.43.99 di Yuriy Borzakowskiy

(di Sasuke) Buon meeting con un discreto numero di atleti di primo piano a livello internazionale quello di ieri, tenutosi a Zhukovsky in Russia: lo Znamensky Memorial, tappa del circuito IAAF World Challenge, una sorta di serie b rispetto alla Golden League che non premia i vincitori totali e dove ogni meeting fa storia a se. Come capita ormai troppo spesso, sta diventando impossibile vedere atleti italiani comparire in meeting al di fuori del bel paese, mi vengono in mente Di Gregorio ad Hengelo, la Lamera in un meeting francese, (per'altro di secondo piano),Gibilisco a Losanna (dove usci con tre X alla quota d'apertura), Schembri a Daegu e la Di Martino a Gotemborg... troppo pochi se si riescono a contare con le dita di una mano.

Tornando al nostro resoconto, varie gare degne di nota a cominciare dai 100 metri maschili dove Michael Frater conferma il suo buon momento di condizione vincendo in un, all'apparenza modesto 10.11 battendo un buon Ramil Guliyev (10.18) e Kim Collins (10.22). Da tenere conto però il forte vento (-1.6) che ha infastidito la finale. Ultimo (10.49) il campione europeo indoor Francis Obikwelu, poco incisivo anche in batteria (10.44).  Grandissimo 800 maschile: Yuriy Borzakowskiy aveva dichiarato di essere vicino alla miglior condizione e vince con uno straordinario 1.43.99 (meglio di Rudisha a Losanna!) battendo anche un grande Boaz Lalang (1.44.20) e il giovane russo Ivan Tukhtachev (1.45.47). Per Yuriy (il cognome è troppo difficile da riscrivere) è la quarta prestazione stagionale al mondo dietro due del fenomeno Rudisha e una di Abubaker Kaki. Nel lancio (o tiro) del giavellotto si conferma ancora uno straordinario momento per il veterano (1973!) Sergey Makarov: 86.14 in una gara che ha portato altri 4 atleti oltre la soglia degli 80 metri.  Bella anche la gara del martello: vittoria del campione europeo in carica Krisztian Pars (79.70) ma degne di nota anche le prestazioni del secondo (78.36) e del terzo (78.15) rispettivamente Kirill Ikonnicov e Sergej Litvinov. Concludono il panorama delle gare maschili un salto triplo sotto i 17 metri, un 3000 siepi non indimenticabile e la vittoria di Andrey Silnov (2.32) su Alexandr Shustov (2.29 per il campione europeo) nel salto in alto.

Al femminile, modesti i risultati dei 200 metri (le condizioni per la velocità non dovevano essere certo ottimali) con la vittoria di Tiffany Townsend (22.84). Più indietro sia la Ryemyen (22.89) che la Povh (23.09) nell'ordine solito che si è capovolto dopo la stagione indoor. La Povh aveva dominato tutte le gare sui 60 metri battendo la Ryemyen ma all'aperto le cose si sono capovolto: del resto, Olesya Povh aveva ammesso per sua stessa ammissione di considerarsi una sessantista e non una centometrista.
Nei 400 Antonina Yefremova la spunta sulla omonima di nome Antonina Krivoshapka (51.07 e 51.43). Di modesto contenuto sia i 10000 metri femminili che i 1500 così come i 100 ostacoli (vittoria a Queen Harrison in 12.88 in una delle poche gare con vento favorevole) mentre Lyudmila Kolchakova vince una buona gara di lungo (6.84) contro Viktoriya Ribolka (6.78). Nella media l'affermazione di Betty Heidler nel martello (75.54) mentre grande risultato di Nadzeya Ostapchuck nel peso: 20.94, risultato di gran lunga miglior prestazione mondiale stagionale. Può fare poco la sua principale avversaria, Jillian Camerana-Williams, ferma a 19.15.

03/07/11

Torino, Assoluti... over-35: 9 medaglie, Fabrizio Donato ed Emanuela Baggiolini record a Torino

30 gli atleti over-35 presenti a Torino, e molti erano assenti. Quattro sopra i 40 anni. Bottino finale di 9 medaglie, di cui 4 ori (Donato, Vizzoni, Dal Soglio e Artuso), 2 argenti (Giordano e Straneo) e 3 bronzi (Lah, Fontanesi, Dodoni). Due sono stati i record italiani over-35 battuti a Torino, in un contesto che, come sto scrivendo da ormai qualche giorno, è sempre più "maturo" e contemporaneamente più "povero" di atleti. Un brutto quadro per chi parla di cambiamento, non c'è che dire. Di sicuro non sfigurano, anzi, si stanno stagliando sempre più spazi gli atleti con più di 35 anni (bisognerebbe studiare anche quelli che ne hanno anche solo più di 30), che hanno conquistato titoli e... record. Naturalmente il campione di longevità fisica ad altissimi livelli è Fabrizio Donato, che nel salto triplo è salito fino a 17,17 (con 0,2 di vento a favore), migliorando per la 4^ volta quest'anno il limite nazionale di categoria. Giochino con l'AGC: 95,07%, ovvero prestazione commutata in un 17,39. Naturalmente la prestazione gli ha consentito di portarsi a casa il titolo italiano. Su Donato fatemi fare questa riflessione che non ho mai fatto: possibile che lui, a 35 anni, con tutto ciò che ha vinto e la storia di una specialità di cui è diventato la leggenda vivente, si presenti senza paura ad un campionato italiano (e si presenta sempre) ed altri molto, ma molto meno titolati, non fanno nemmeno questo piccolo sforzo? Professionalità estrema contro dabbenaggine e poco rispetto per i contribuenti. 
Altro record dal settore femminile, dove Emanuela Baggiolini a distanza di 5 anni dall'entrata nel mondo master, nel 2007 dove corse l'allora record F35 dei 400hs in 59"72, sta di fatto percorrendo la propria miglior stagione da master, condita da tutte le miglior prestazioni su quasi tutte le distanze in cui si è cimentata. A Torino 59"61, che le è valso il quarto posto nella finale (dopo essersi tolta la soddisfazione di aver vinto la batteria in 1'00"03), anche qui in un panorama non certo in evoluzione, visto che le prime due (Manuela Gentili e Aida Valente) sono della classe '78 (cioè... tra due anni saranno master anche loro). 93,12% l'AGC, ovvero un 56"21 se frullato negli algoritmi di Howard Grubb. Quattro i record detenuti attualmente dalla Baggiolini (6 con le staffette): 400hs, 200hs, 1000, e i 600, anche questi migliorati quest'anno sino a 1'31"82
Più che naturale il titolo di Nicola Vizzoni (1973), anche se sudato un pò oltre i limiti: 76,29, 92,03%, cioè un quasi-80 metri virtuale, che per altro quest'anno ha già superato nella realtà fattuale. 
Un M40 addirittura vince la gara di lancio del peso, una delle specialità più in crisi in Italia. Si parla molto dei ragazzi emergenti come Secci, ma sono ancora molto lontani da qualsiasi discorso internazionale, quando nel mondo esplodono fenomeni che a 16 anni riescono a sparare la palla da oltre 7 kg oltre i 20 metri. Paolo Dal Soglio (nella foto Fidal) certamente non sta lì ad aspettarli, e a 41 anni si vince l'ennesimo titolo italiano con 18,58 cioè 83,84% nell'Agc. Gara del peso che poi la dice lunga della situazione: 5 potenziali "master" tra i primi sette. Terzo Marco Dodoni (1972) con 17,41 (ma aveva ottenuto a Brazzaville oltre 19 metri); quarto Paolo Capponi (1976) con 17,38. Sesto Antonino La Placa (del '68, 43 anni), con 16,55, e settimo Roberto Carpene (1975) con 16,08. 
Elisabetta Artuso (1974) doppia il titolo conquistato indoor, con quello outdoor battendo Daniela Reina: 2'07"11, ovvero 89,15%... ma non era certo la gara da tempo. Nei 1500 metri si rivede la quanto meno discussa Maria Vittoria Fontanesi, (1974): terza con 4'17"20. Del resto non è stata trovata positiva, ma solo coinvolta in una perquisizione. A questo punto è lecito credere (visto che la Fidal non si è mossa) che la perquisizione sia finita senza sequestri e che la Fontanesi sia anche giudizialmente pulita. 
Clamoroso il 13,23 di Barbara Lah nel triplo, che l'ha portata sul podio, al terzo posto: 95,87% il controvalore AGC, cioè una ventenne per saltare la stessa misura dovrebbe saltare... 14,86. Miglior risultato degli over-35 presenti a Torino. 
Nell'alto, Nicola Ciotti (1976) giunge "solo" quinto con 2,18 dopo i fuochi artificiali fatti vedere nella stagione indoor. Controvalore AGC 93,84%, ovvero sempre un salto da 2,30... se avesse 20 anni. 
  1. 95,87% - 13,23 (3^) - triplo - Barbara Lah (1972)
  2. 95,07% - 17,17 (1°) - triplo - Fabrizio Donato (1976)
  3. 93,84% - 2,18 (5°) - alto - Nicola Ciotti (1976)
  4. 93,17% - 4'17"20 (3^) - 1500 - Maria Vittoria Fontanesi (1974)
  5. 93,12% - 59"61 (4^) - 400hs - Emanuela Baggiolini (1972)
  6. 93.05% - 32'35"11 (2^) - 10000 - Straneo Valeria (1976)
  7. 92,83% - 34'12"17 (8^) - Gloria Marconi (1968)
  8. 92,03% - 76,29 (1°) - martello - Nicola Vizzoni (1973)
  9. 90,91% - 4'20"34 (5^) - 1500 - Judit Varga (1976)
  10. 90,61% - 4'21"21 (7^) - 1500 - Eleonora Berlanda (1976)
  11. 90,16% - 16'31"21 (7^) - 5000 - Silvia Casella (1972)
  12. 90,06% - 30'03"17 (4°) - 10000 - Paolo Finesso (1975)
  13. 89,57% - 33'58"72 (6^) - 10000 - Marzena Michalska (1975)
  14. 89,15% - 2'07"15 (1^) - 800 - Elisabetta Artuso (1974)
  15. 88,49% - 47'43"51 (2^) - 10 km marcia - Rossella Giordano (1972)
  16. 87,24% - 14"93 (B) - 110hs - Stefano Longoni (1975)
  17. 87,13% - 12"04 (B) - 100 - Elena Sordelli (1976)
  18. 86,47% - 2'11"00 (8^) - 800 - Lucia Pollina (1975)
  19. 83,84% - 18,58 (1°) - peso - Paolo Dal Soglio (1970)
  20. 77,61% - 55,86 (7°) - disco - Diego Fortuna (1968)
  21. 77,09% - 16,55 (6°) - peso - Antonino La Placa (1968)
  22. 77,00% - 66,79 (5°) - martello - Pellegrino Delli Carri (1976)
  23. 76,93% - 17,41 (3°) - peso - Marco Dodoni (1972)
  24. 75,17% - 17,38 (4°) - peso - Paolo Capponi (1976)
  25. 69,92% - 16,08 (7°) - peso - Roberto Carpene (1975)
  26. 68,93% - 50,73 (5^) - disco - Giorgia Baratella (1975)
  27. 57,98% - 42,73 (11^) - giavellotto - Alessandra Melchionda (1975)
  28. rit - 3000 siepi - Angelo Iannelli (1976)
  29. rit - alto - Giulio Ciotti (1976)
  30. rit - 10000 - Iozzia Ivana (1973)

02/07/11

Nembro: l'epurato Riparelli 10"26 - Derkach imperiosa a 6,55 - Abate 13"69 sui 110hs

Su una pista che non brilla per velocità, in una giornata in cui mediamente gli sprinter sono andati molto più lenti rispetto alle ultime loro prestazioni, si erge come un monumento alla situazione italiana, il 10"26 di Jacques Riparelli (e un 10"33 in finale), che, stando ai nudi dati, è il secondo tempo italiano dell'anno, a soli 4 centesimi dal 10"22 di Emanuele Di Gregorio di Hengelo. Peccato la macchia della finale dei campionati italiani assoluti, perchè altrimenti non ci sarebbe assolutamente nulla da eccepire sulle vituperate frazioni della 4x100. Per dar spessore alla prestazione di Riparelli, citiamo qualche dato: Nicola Trimboli ha corso in 10"82 e 10"89, cioè rispettivamente la 11^ e la 12^ prestazione personale stagionale (culminata con un 10"68). Fabio Squillace (secondo in finale) ha corso invece 10"70 e 10"79 cioè la terza e la quarta prestazione dell'anno (su 5) con un SB a 10"64. Galbieri addirittura 10"89, cioè la peggior prestazione dell'anno. Andiamo avanti o vi fidate? Tutto questo per dire che in altre condizioni (magari quelle che troveranno nella Donnas di Svizzera, quella Le Chaux de Fonds dove si è rintanato un manipolo di fuggitivi) il tempo sarebbe stato assai inferiore: quasi sicuramente sotto i 10"20. Ma non lo sapremo mai, lasciandomi però questa certezza personale. 
Altro risultato-copertina, è il 6,55 (con 1,6) nel salto in lungo di Darya Derkach, che rappresenta (vox Fidalis) la seconda prestazione mondiale di categoria. Peccato che un gioco di veti incrociati non possa permettere alla ragazzina di esibirsi nel consesso internazionale, nella speranza che possa vestire un giorno la maglia azzurra. Da amanti puri dell'atletica, sarebbe da consentire alla ragazza di gareggiare e divertirsi e dimostrare già adesso, anche da ucraina, quanto è forte. 14 centimetri in più del 6,41 di Tania Vicenzino, neo campionessa italiana... voglio dire, meglio di così? Il 6,55 pareggia la misura del record italiano junior di Maria Chiara Baccini, che seppe saltare quella misura ad Annesy nel 1998. Una meteora. Cosa ci vuole ancora per veder Darya italiana? Qualcuno lo sa?
Terza prestazione degna di nota il 13"69 di Emanuele Abate con 0,5 di vento contrario e ad un solo centesimo dal SB di 13"68 di Ginevra. Tra l'altro prestazione anticipata da un 13"73 in batteria a conferma di una gran forma cui manca probabilmente l'acuto. Stefano Tedesco continua invece il suo momento grigio: 14"00 in finale.
Nei 100 femminili prima (almeno, a mia conoscenza) sfida tra Gloria Hooper e alcune velociste di primo piano dello sprint italiano: batterie in chiaro-scuro, con Aurora Salvagno a trovare la pole (per le italiane) con 11"78, seguita da Alloh (11"85), Arcioni (11"87), Hooper (11"99) e Strati (12"00). Nella finalissima, corsa con quasi due metri contrari e vinta da Agnes Osazuwa in 11"72, Salvagno seconda con 11"94, e Hooper (11"99) davanti ad Arcioni e Alloh. Gerarchie fluidificate.
E poi c'è il 78,10 di Leonardo Gottardo nel giavellotto, con gli altri abituali competitors in recessione. Sfondata per la prima volta la barriera dei 78 metri, dopo un PB fissato a 77,77 a metà maggio. 
Isalbet Juarez domina i 400 con 46"57, dimostrando di essere granitico su quei tempi: servirebbeora avvicinarsi ai 46" per dare un mano a Vistalli a sostenere in maniera decisiva le aspirazione della 4x400, che da un oro europeo indoor è letteralmente crollata nel ranking internazionale. Marco Lorenzi secondo in 47"24 e stranissimo trend di risultati: solo a Bressanone, per ora, l'unico e super sub-47" (46"39) e poi tutte prestazioni sopra i 47". Negli 800 Mario Scapini (secondo dietro Wagne) precede Lukas Rifesser (1'48"05 contro 1'48"20), ma siamo ancora lontani da prestazioni utili e convincenti per i mondiali. 
Nicola Ciotti rimette la testa sopra i 2,20 (2,20 preciso), e Andrea Lemmi si porta a 2,17
Laura Bordignon lancia nel disco ancora con un periodico 55 davanti alla virgola (55,04). 800 femminili invece che vedono la vittoria di Annet Lukhuyi (2'05"75) e dove Daniela Reina si prende una piccola rivincita su Elisabetta Artuso dopo la sconfitta patita agli italiani, anche se su livelli ancora non internazionali. 2'06"16 e 2'06"48.

01/07/11

Gazzetta, altro giorno, altra batosta per l'atletica: tocca a Fausto Narducci

Non passa ormai giorno che la nostra vituperata atletica si becchi un bel colpetto dalla Gazzetta dello Sport. Bè, diciamocelo sottovoce: è come sparare sulla Croce Rossa, non è che ci voglia così tanto. Dopo l'anatema di un paio di giorni fa da parte di Andrea Buongiovanni sui soli 8 atleti azzurri col minimo, col contemporaneo minimo storico di atleti "mondialabili" (22), quindi le incredibili notizie di ieri nel "taccuino" della rosea dove si dava atto di come   Filippo Di Mulo sia completamente fuori controllo (dopo una notte di riflessione sono giunto alla conclusione che il Prof Uguagliati non sia così incolpevole nel lasciarlo fare) ecco oggi che la Gazzetta mefistofelicamente pubblica nello spazio di Fausto Narducci qualche lettera di atletici appassionati letteralmente inviperiti (penso sia la punta dell'iceberg) per come si sia ridotta l'atletica de noiarti
Basta clikkare sull'immagine per leggersele. Mi scuso se pubblico un'altro spezzone della Gazzetta e se non avessi tale consenso (non ho letto la solita dicitura "riproduzione riservata" e mi sono preso questa libertà) mi si mandi serenamente una mail a gigaben@yahoo.it, che la si rimuove immediatamente. Naturalmente come sia l'andazzo lo dimostra senza dubbio alcuno il modo in cui Di Mulo abbia libertà di umiliare gli atleti che si conquistano le coccarde nelle trincee, imponendo un metodo "strano", dove vengono premiati quelli che si nascondono nelle retrovie e che quando c'è la "carica" stanno a guardare intimoriti ed infognati nelle buche quanti morti e feriti farà il nemico sul campo di battaglia per sbucare a battaglia finita. 
Il Metodo Di Mulo, appunto, che nel passato tante vittime (ragazzi) ha fatto nel settore velocità, tanto da portarmi a chiedere: possibile che questo personaggio ci debba traghettare fino alle Olimpiadi? 
Come dicevo qui sopra, scopriamo le carte, dai: secondo voi il CT della Nazionale di Calcio, Cesare Prandelli, lascerebbe che il portiere titolare in una ipotetica Finale di Coppa del Mondo venisse scelto dall'allenatore dei portieri?
No, perchè è proprio questo che sta succedendo nell'atletica italiana: il responsabile della velocità (ed incredibile ma vero, sembrerebbe pure degli ostacoli) impone le scelte al CT della Nazionale. Ma fossero scelte oculate, per carità, non ci pioverebbe: ma qui si parla di atleti fuori forma, che non si presentano ai campionati italiani (che dovrebbero invece essere obbligatori), che non sono nemmeno tra i primi 30 delle liste italiane dell'anno, che appartengono alle scuderia o entrano nella rete di influenze di qualcuno, che fanno i tempi in allenamento e per questi "valere".
Ragazzi: c'è una certa Tiziana Grasso (adesso basta difendere la sua ingenuità... l'ho fatto per troppo tempo) che fa parte della nazionale azzurra e ad oggi nessuno ha ancora capito con quali titoli sia stata selezionata, stante le continue prestazioni non certo inseribili tra le prime 4, o 5, o 10 dello sprint italiano. Si diceva perchè era una brava 200ista (che di solito indica una buona fase lanciata... caratteristica che in qualche modo ha, visto che il suo barcamenarsi tra 200 e 400) e invece la si è vista addirittura schiaffata in prima frazione della 4x100, sintomo di un delirio generale che invade ormai il settore tecnico, che è in mano sì ad una persona, ma che Bontà dei Santi, è sostenuto e perorato dal CT! 
Chi l'ha voluto il Mourinho di Catania? Non certo noi. 
Ma poi... Uguagliati cosa fa durante queste scelte? E' solo il notaio delle scelte di Di Mulo che mette la firma in calce alle sue "operazioni"? Ma noi ci possiamo permettere ancora un metodo Di Mulo l'anno prossimo, anno olimpico, quando proprio questo era l'anno in cui far crescere i talenti nella e per la 4x100? Chi portiamo a Londra? E non fatemi fare nomi perchè dovrei citare gente che è riuscita a correre in 10"80 a Firenze in Coppa Italia! Ma ci rendiamo conto che la Giamaica non porta a Daegu gente come Frater che corre in 9"88 (proprio ieri sera), e noi ci permettiamo di trasportarne uno che corre un secondo in più?
Possibile che una medaglia d'argento affogata nelle decine di catastrofi sparse in questi ultimi anni, valga più di un progetto in cui far crescere i giovani in vista delle olimpiadi? 
Comunque, tornando alle lettere: la base è inferocita. I tecnici sono inferociti (in quanti mi hanno contattato...) anche perchè non c'è più nulla di sicuro con questa gestione. Sono stati spazzati via i punti di riferimento di un'attività che in teoria dovrebbe basarsi sui cronometri e sui metri. Con l'attuale gestione non contano più: anzi, meglio non farli vedere o peggio ancora spacciare come significativi i tempi fatti in allenamento. Davvero a questo punto mi metto in competizione anche io per la staffetta olimpica: cosa bisogna fare? Che politico devo muovere per arrivarci? Sembra davvero che l'atletica italiana abbia fatto un bagno nella peggior politica che ha prodotto il Paese in questi anni 
Non c'è stato un solo provvedimento che sia andato a favore in questi anni della diffusione dell'atletica: solo provvedimenti a favore di qualche società (civile) che in questo periodo ci stanno marciando fin troppo alle spalle dello Stato (che gli presta i propri atleti, pagati dai contribuenti... dopo che lo Stato glieli ha rubati: ma di questo perverso meccanismo partorito dalla Fidasics ne ho già parlato diffusamente). 
I campionati italiani di Torino sono l'epitaffio ai tragici e fatali mandati di Arese, all'immobilismo di idee che ha portato a puntare tutto (disinvestendo sul resto) solo su 5/6 punte (Schwazer, Di Martino, l'eterno Howe, Gibilisco, Donato, Vizzoni) che se per una inopinata serie di sfortunati eventi avesse fallito (puntualmente accaduta) avrebbe gettato l'immagine dell'Italia nel fango mettendo a nudo il nulla di un movimento fatto per il 55% da Master, il 35% da esordienti tesserati come tutti sappiamo e il restante dalle categorie che dovrebbero "fare" l'atletica italiana.
Si passa infine all'immobilismo consapevole del CT Uguagliati che ha dato modo ad un soggetto ormai privo di ogni controllo di adottare i propri metodi utilizzando una maglia che ci rappresenta tutti, e che forse non ha ancora capito, non è sua. 
Quella azzurra. 

Padova: iniziano i campionati italiani paralimpici con Annalisa Minetti e Giusy Versace

Nelle scorse settimane avevo dato conto della frenetica attività del mondo paralimpico, che ha portato alla ribalta un movimento nuovo, vivo, in incredibile espansione di quantità ma soprattutto di qualità, costituito da numerosi atleti protagonisti dell'ottenimento di minimi per le grandi manifestazioni internazionali delle prossime stagioni e perchè no, di tanti record personali come mai in precedenza si era visto. Davvero intelligente l'opportunità di aprire i campionati italiani agli atleti provenienti dall'estero: c'era stata questa idea anche per i campionati Italiani Master all'Olimpico l'anno scorso, ma non se ne fece nulla, quando sembra auspicabile aumentare i livelli medi delle manifestazioni: poi i titoli si possono benissimo attribuire ai migliori italiani. Non importa. Dal sito della Fispes apprendo come vi saranno atleti da Spagna (che aveva opsitato i nostri atleti ai propri campionati nazionali tre settimane fa), Croazia, Giordania, Marocco, Montenegro, Slovenia, Serbia... Non ho ancora detto quale sarà il teatro di questa manifestazione: lo Stadio Colbacchini di Padova (dove mi sono allenato un paio di stagioni pure io). 
Naturalmente schierati tutti i nostri migliori atleti azzurri e.. gli aspiranti, che testeranno le proprie condizioni a partire da stamattina fino a domenica. Cito solo qualcuno, come Elisabetta Stafanini (T12), Martina Caironi (T42), Giusy Versace (T43), Francesca Porcellato (T53), Lorenzo Ricci (T11), Samuele Gobbi (T46), Annalisa Minetti (T11), Carmen Acunto (F55) e tanti altri.
Naturalmente nel dopo gare, spazio al report e ai migliori risultati che si potranno seguire in diretta sul link Sigma della Fidal che trovate qui: il link ai risultati

Il giovedì da leoni di Asafa e Teddy - Vlasic in crisi nera

E aggiorniamo ancora una volta il tabellino di Asafa Powell dopo il meeting di Losanna di ieri sera. Siamo ormai a 74 volte sotto i 10"00 secondo All-Athletics. Cioè il 14% di tutte le volte che l'uomo, nella storia, è sceso sotto questa barriera si chiamava, appunto, Asafa Powell. E la pista di Losanna deve portargli fortuna, visto che su quello stesso manto ottenne il proprio attuale PB di 9"72 nel 2008. Ieri sera si è invece "limitato" a 9"78 con 1,0 di vento a favore, 16^ prestazione mondiale di sempre e 8 ^volta per il Jam sotto i 9"80: Bolt in questa classifica degli uomini impossibili è a 6, mentre Tyson Gay gli era pari fino ad un centimetro dalla conclusione della gara: 7. Delle 23 volte che un uomo è sceso sotto i 9"80 nella storia dell'atletica, i big three ne hanno totalizzate 21: le bricioline se le sono prese Mo Greene (9"79) e Nesta Carter (9"78). L'aspetto di cronaca di riflesso alla prestazione-monstre (ma per lui è assoluta normalità) è ancora una volta uno: Asafa potrà contrastare Usain a Daegu, visto che Tyson si è tirato fuori? O anche nell'anno in cui l'ET è tornato sulla terra, sarà vittima di sè stesso e della patologia cronica del "gambino" che lo colpisce all'acme delle manifestazioni che contano? La storia dice che è l'uomo più veloce della terra di sempre... in media. Ma le medie non attribuiscono medaglie, al più oscar alla carriera.
Nelle sue scie succedono sempre cose interessanti, come il 9"88 dell'altro Jam Michael Frater, uccellato a Kingston ai trials dallo stesso Asafa, dal jam d'annata, Steve Mullings, e dal nuovo Yohan Blake. 9"88 è il nuovo personale, 6 centesimi in meno del 9"94 di Eugene. E dire che visivamente non sembrava il miglior Frater di carriera, che risaliva al 2008 e al sesto posto olimpico. Chi fa sempre più paura, è il francesino Christophe Lemaitre: 9"95 e 6^ volta sotto i 10", 3 nel 2011 e nel 2010 ma quando mancano ancora da correre le "cose che contano". A livello europeo il vero avversario non è più Dwain Chambers (che non è quello del pre-Barcellona), ma Jaysuma Saidy Ndure, naturalizzato norvegese e 9"99: nuovo personale anche per lui. Anche Nesta Carter, che con Frater ai trials si era dovuto accomodare in sala d'aspetto, corre a Losanna in 9"99. 10° tempo personale di sempre per lui e 10 volte sotto i 10".
L'altro mostro nella serata svizzera è stato Teddy Thamgo, che è entrato in quella sequenza di prestazioni che potrei definire "il valzer del record". Intanto ha iniziato con un flirt a 17,91, cioè la 13^ prestazione mondiale di sempre, a 7 centimetri dal personale, a 9 dalla barriera che separa l'umanità dall'ultraterreno, fin'ora superata solo dal divino Jonathan Edwards (3 volte) e dal funambolico Kenny Harrison (una). Dietro di lui Philipps Idowu, quello che dovrebbe essere il suo competitors principe per la Corea si spinge fino a 17,52, decima prestazione personale di sempre all'aperto. Troppo lontano per il momento, anche se nel salto triplo avvengono particolari giornate di grazia (la storia ne è piena) dove basta che un meccanismo fisico entri in armonia nel sistema complesso dei tre balzi, che si può assistere a veri e propri miracoli. Triplo che esibiscono non in maniera fulgida anche Marian Oprea (17,00 ventoso) e Alexis Copello (17,06 con 2,0); ma anche Olsson, l'altro cubano Girat: cioè il meglio del triplismo mondiale con esclusione di Donato. Il fatto che Oprea e Copello abbiano saltato così "poco" rispetto a Thamgo e Idowu ci dicono due cose: il francese e l'inglese sono davvero superiori; il cubano e il rumeno sono alla portata. Sms inviato. 
I 400 maschili si incanalano in tutto quello che si è visto quest'anno: il 45"27 di Jermaine Gonzales, che però ai trials giamaicani è arrivato solo 4°. Gianni Merlo sosteneva che forse per Howe i 400 erano la distanza adatta. Visto il panorama in grande recessione della specialità (ma LeShawn Merritt forse lo vediamo a Daegu, essendo finito il suo ban per la brutta storia di doping), gli spazi per tutti sono aumentati. Non è da escludere che si possa vincere una medaglia sopra i 45" quest'anno, dopo 4 turni di 400. Kevin Borlee 45"37, e il solito trend che lo fa uno dei più solidi 400isti europei.
Si rivede anche David Rudisha, ma è evidente come il motore sia un pò "grippato" benchè correre in 1'44"15 non è certo professione di "criticità". Ha ancora un paio di mesi per tornare ad essere il miglior atleta mondiale dell'anno, non solo per eredità del 2010, ma per successi sul campo. Prima posizione che mantiene da ben 42 settimane nei rankling All-Athletics. Sorprendente secondo posto per il polacco Marcin Lewandowski: 1'45"01, davanti ai più quotati Kiplagat, Yego, Laalou, Mulaudzi... 
Dayron Robles manda un messaggio a David Oliver: 13"12, che non impensierirà certo O'Animal, ma gli farà far di sicuro far di conto. Impressiona anche il jam Dwight Thomas, velocista riconvertito all'ostacolismo dopo l'avvento dei vari Asafa, Usain e compagnia cantante. Quest'anno sta tenendo un gran numero di risultati "significativi": 13"15 a Oslo, 13"16 ieri sera a Losanna ma anche un 13"18 a Hengelo. Dietro all'americano Jason Richardson (13"17 che a Eugene ha strappato un pass per Daegu) si piazza il britannico Andrew Turner: 13"22 e nuovo record personale. 
L'altro britannico David Greene si impone nei 400hs: 48"41. LJ Van Zyl si è probabilmente rintanato in Sud Africa per ricaricare le pile dopo le cannonate a 47" dei primi mesi e il crollo delle ultime gare. Del resto la sua stagione australe è iniziata a gennaio. Spazio agli altri. Strane le prestazioni di Kerron Clement, visto ai Trials in tutte le specialità che non fossero gli ostacoli (tanto il By per Daegu ce l'aveva già): 49"79 che non è certo all'altezza del suo blasone.
Renaud Lavillenie domina l'asta: 5,83. Normale amministrazione. Giuseppe Gibilisco, unico italiano presente, tre nulli alla misura di entrata. Normale amministrazione. Dicono che sia in cerca del minimo per Daegu: dicono. Ma le azioni sono decisamente in picchiata. Tre nulli nell'occasione della Coppa Europa, tre nulli ieri sera, nemmeno presentatosi agli italiani così come non si era presentato agli italiani indoor di Ancona quest'anno per gareggiare al contemporaneo meeting di Birmingham. Una mia opinione? Mah... 
Nel peso solito festival americano con Christian Cantwell a 21,83, Ryan Whiting 21,76, Reese Hoffa 21,19, e tra loro il polacco Majewski 21,55. L'Italia resta a guardare: del resto a queste latitudini non si vedono nemmeno più misure oltre i 19 metri.
Andreas Thorkildsen spara il dardo a 88,19, miglior prestazione mondiale dell'anno. Il russo Sergej Makarov 87,12. Il tedesco De Zordo, protagonista degli ultimi meeting, 83,65. Si avvicinano i mondiali, e i big iniziano a tirar fuori le unghie.
Tra le donne l'ucraina Maryia Ryemyen intasca i 200 con 22"85 (0,2), mettendosi alle spalle la "master" Debbie Ferguson Mcenzie (1976) capace di correre in 22"93. Continuano a crescere le azioni di Amantle Monthso: 50"23, mentre delle russe, ad oggi, non se ne sa ancora nulla. Usciranno al momento adatto?
Nei 100hs femminili continua la fluidità di risultati che non riescono ad individuare una dominatrice assoluta. Le dominatrici sono tante e nei confronti diretti nessuna è rimasta col ruolino di marcia intonso. A Losanna vince l'australiana Sally Pearson con 12"47 ma con 3,3 di vento. Dietro Danielle Carrutthers, Virginia Powell e soprattutto Kellie Wells, addirittura sesta con 12"76
Se passiamo al salto in alto femminile, mai come quest'anno la specialità è in pauroso regresso. E in questo regresso fa rumore la crisi nera di Blanka Vlasic: 1,90 e sesto posto. Riesumata Anna Chicherova, che vince la gara con 1,95. Tutte le altre a 1,90. Stai a vedere che anche quest'anno vince la Hellebeaut... Britney Reese a 6,85 nel salto in lungo dopo il 7,19 dei trials.